Insulti a Mattarella: 39 indagati rischiano fino a 15 anni di carcere

L’inchiesta è partita dopo gli insulti e le minacce sui social verso il capo dello Stato impegnato nelle consultazioni per la formazione del nuovo governo.

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    Qualcuno ricorderà la vicenda esplosa sui social network all’epoca della formazione del governo in seguito alle elezioni del 4 marzo, quando il Capo dello Stato Sergio Mattarella fu attaccato, insultato e minacciato da diversi utenti su Facebook e Twitter. Si era perfino parlato di un’inchiesta sul padre del grillino Di Battista, che non aveva lesinato commenti all’operato del presidente della Repubblica.

    Ora siamo giunti a un nuovo capitolo della vicenda, con la procura di Palermo che sta indagando su un totale di 39 profili di utenti di social network che potrebbero essere giudicati colpevoli non solo di aver offeso l’onore e il prestigio della prima carica istituzionale della Repubblica Italiana, ma di avere anche attentato alla libertà del presidente della Repubblica. E ci sarebbero gli estremi anche per l’ipotesi di istigazione a delinquere. Insomma gli indagati rischiano, come minimo, la pena della reclusione per 15 anni.

    I primi a entrare nel registro degli indagati sono stati Manlio Cassarà, che aveva scritto “hanno ucciso il fratello sbagliato” riferendosi all’omicidio di Piersanti Mattarella, assassinato dalla mafia; Michele Calabrese ed Eloisa Zanrosso che scrisse “ti hanno ammazzato il fratello, non ti basta?”.

    Oltre ad alcuni titolari di account social già identificati, la Digos sta ancora lavorando per capire se ci sono profili fake e a chi appartengono.