Decreto Dignità approvato: come cambia il lavoro

I 12 articoli del decreto fortemente voluto dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio puntano a smontare il Jobs Act del governo Renzi

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    Ansa

    Approvato in Consiglio dei Ministri il Decreto Dignità, il testo fortemente voluto dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio e che punta a smontare il Jobs act del governo Renzi. Il testo è composto da 12 articoli. Fra le novità, sanzioni per chi delocalizza dopo avere incassato bonus pubblici, stretta sui contratti a tempo determinato e aumento dell’indennità per chi viene licenziato senza giusta causa. Vediamo le principali novità introdotte. Qui il testo del Decreto Dignità in PDF.

    Cambiano i contratti a termine

    Cambia la disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato: la durata massima scende dagli attuali 36 mesi a 24 mesi.

    I rinnovi possibili per i contratti a termine scendono dagli attuali 5 a 4.

    Per ogni rinnovo a partire dal secondo l’azienda avrà un costo contributivo del +0,5%.

    Licenziamento senza giusta causa

    Aumenta del 50% l’indennizzo sui licenziamenti senza giusta causa. Attualmente è pari a 2 mesi di stipendio per anno di servizio, con un minimo di 4 mesi e un massimo di 24 mesi. Ora si aumenta ad un importo pari a minimo 6 mesi e massimo 36 mesi di retribuzione.

    Una misura per gli insegnanti

    Nel Decreto c’è una misura che riguarda gli insegnanti diplomati magistrali, ovvero privi di laurea. Sarà una proroga – come spiega Di Maio – “di 120 giorni su quello che doveva essere il licenziamento causato dalla sentenza del Consiglio di Stato, così che abbiamo il tempo di risolvere il problema per quegli insegnanti che sono decine di migliaia”.

    Sanzioni per chi delocalizza

    Il Decreto punta a disincentivare gli imprenditori che intendano sposare le produzioni in paesi dove la manodopera costa meno. Se un’azienda, negli ultimi 5 anni, ha incassato sovvenzioni pubbliche per poi delocalizzare la produzione all’estero sarà colpita da sanzioni fino al 400% dei contributi ricevuti.

    La sanzione è finalizzata a recuperare i contributi statali maggiorati di interessi e sanzioni, oltre che naturalmente disincentivare un comportamento giudicato eticamente e professionalmente scorretto.

    Nella bozza finale, rispetto a quella iniziale, l’arco temporale durante il quale è applicabile la sanzione viene dimezzato, passando da 10 a 5 anni.

    Divieto di pubblicità per le scommesse

    Divieto assoluto di pubblicizzare, in maniera diretta o indiretta, qualsiasi forma di gioco o di scommessa in cui il giocatore possa vincere premi in denaro. Previste pesanti sanzioni per chi viola il divieto.

    Ammesse due sole eccezioni: una per i contratti “in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del presente decreto”, e un’altra per la Lotteria Italia.

    La norma introdotta mira a contrastare la ludopatia, uno dei cavalli di battaglia del MoVimento 5 Stelle.

    Fisco

    Il piano per abolire lo spesometro è rinviato: il decreto punta a semplificare il Fisco, soprattutto per le partite IVA, ma allo stato attuale si limita a rinviare alcune scadenze e ad escludere i professionisti dallo split payment. Nel mirino del MoVimento 5 Stelle c’erano studi di settore, redditometro, spesometro e split payment. Ma spesometro e studi di settore sono già superati con la fatturazione elettronica e gli indici di normalità economica. E abolire altri strumenti al momento costerebbe troppo.

    Le critiche al Decreto Dignità

    Caustico Matteo Renzi: “Più il governo smantella il jobs act, più avrà occasioni per sperimentare la geniale intuizione del reddito di cittadinanza”.

    Per Giorgia Meloni il Decreto Dignità è “un impianto marxista del provvedimento che confonde la lotta al precariato con lotta al lavoro e alle imprese”.

    Forza Italia boccia il testo tramite il portavoce dei gruppi di Camera e Senato Giorgio Mulè: “Il primo passo del governo sul fronte del lavoro è un passo falso o addirittura un passo indietro. Non i padroni ma tutte le categorie che creano lavoro e cioè imprenditori, commercianti, artigiani dicono all’unisono e con grande chiarezza che le misure annunciate dal decreto dignità sono esattamente l’opposto di quello che serve per favorire l’occupazione. L’incompetenza e la superficialità del ministro Di Maio che Forza Italia denuncia sin dalla nascita del governo adesso iniziano a venire drammaticamente fuori”.

    Assolavoro esprime preoccupazione e chiede un incontro con il ministro Di Maio: “Si determinerebbe una forte riduzione occupazionale per i lavoratori in somministrazione unitamente ad una riduzione della durata dei rapporti di lavoro con il nuovo regime delle proroghe, e con riflessi per i 10mila dipendenti diretti delle Agenzie occupate stabilmente nei 2.500 sportelli diffusi sull’intero territorio”.

    Per il giuslavorista Fabrizio Daverio (Studio legale Daverio & Florio) il Decreto dignità è un passo indietro: “Non si può ingabbiare il lavoro a termine, essenziale per un’economia contemporanea. Le aziende ricorrono ai contratti a termine per evidenti ragioni di flessibilità, quando ritengono che determinate posizioni lavorative non siano (ancora) stabili. Imporre una motivazione specifica risulta, nei fatti, artificioso e irrealistico. Inoltre l’inserimento delle motivazioni apre la via a contenziosi successivi davanti alla Magistratura del lavoro, e il timore è che ancora una volta “sorgeranno liti sulle parole più che sui fatti”.