Salvini contro Saviano, ma non contro le mafie

Le minacce contro Saviano sono solo la punta dell’iceberg di un’azione politica che non intende fare nulla contro le mafie.

Fabrizio Capecelatro Giornalista, scrittore e conduttore radiofonico 25 Giugno 2018 alle 10:04 in Il nano che ti sveglia, Matteo Salvini, Politica, Roberto Saviano
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    Salvini contro Saviano, ma non contro le mafie
    “Saranno le istituzioni competenti a valutare se [Roberto Saviano] corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani. Gli mando un bacione” è questa la punta dell’iceberg di una classe dirigente che nulla intende fare contro la criminalità organizzata di tipo mafioso.

    Ora che si sono, almeno per il momento, abbassati i riflettori mediatici sull’aspra discussione fra il Ministro dell’Interno e lo scrittore divenuto simbolo dell’antimafia sociale, quello che resta è semplicemente il vuoto cosmico di una lotta alla mafie che questa nuova maggioranza politica non intende combattere.

    Un vuoto cosmico dimostrato soprattutto dall’assenza, dopo quasi quattro mesi dalle elezioni, di una Commissione Parlamentare Antimafia, quella commissione bicamerale che dovrebbe avere il compito politico di contrastare le organizzazioni criminali, vigilando sull’operato delle altre istituzioni, compresa la Procura Nazionale Antimafia, dedite al contrasto delle mafie.

    Se, da un lato, è vero che questo ritardo è conseguenza delle difficile situazione politica venutasi a creare dopo le elezioni dello scorso 4 marzo, è anche vero che questa Commissione, come le altre, in cui sono rappresentati tutti i partiti politici, avrebbe potuto essere istituita alla stregua di come sono stati nominati i Presidenti e i Vicepresidenti delle due Camere. Non si tratta, infatti, di un organo di Governo, e pertanto necessariamente espressione della sola Maggioranza (che, in questa legislatura ,era necessario creare), bensì dell’intera compagine politica.

    Tuttavia la voglia di suddividersi le poltrone, compresa quella di Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, che – è bene ricordarlo – ha anche il compito di vigilare sull’eventuale presenza di “collusi” nelle liste elettorali di qualsiasi elezione si svolga in Italia, ha lasciato un Paese come l’Italia, il cui tessuto sociale, politico ed economico è impregnato di mafiosità, sprovvisto di tale organo.

    E anche ora, che altre commissioni (non bicamerali) sono state finalmente costituite, quella Antimafia resta ostaggio di un gioco di potere fra le varie fazioni che si stanno contendendo le ben più ambite, da un punto di vista politico, Commissione di Vigilanza Rai, che permette di controllare gli spazi televisivi e quindi la propaganda, e il Copasir, ovvero la Commissione che controlla i servizi segreti e pertanto permette di avere e gestire informazioni utili. La lotta alla mafia, invece, serve a ben poco.

    Non è servita, ad esempio, in campagna elettorale a conquistare voti, tanto è vero che nessuno – ben che meno quelli che poi hanno vinto – l’ha utilizzata come argomento di discussione. Ed è già da lì che avremmo dovuto capire che la lotta alle mafie non sarebbe stata una priorità di questa legislatura.

    Ma la verità è che la mafia è diventata una non priorità dei politici perché è un problema marginale per i cittadini, che si vedono ben più minacciati dagli sbarchi dei clandestini che dalla pervasività delle organizzazioni criminali. Poco importa che i clan tengano in ostaggio un’intera parte del Paese, affinché non si sviluppi ed emancipi, in modo da ricevere sempre da quelle zone consenso sociale e manovalanza a basso prezzo, tale per cui a poco o nulla servirà un Ministero per il Sud se fra i suoi compiti non avrà quello di liberare il Mezzogiorno da questi carcerieri. Poco importa se le mafie, controllando gli appalti, alterano il mercato stabilendo di fatto i prezzi delle opere pubbliche e distruggendo la libera concorrenza, mettendo quindi in difficoltà altre imprese che altrimenti potrebbero offrire posti di lavoro. Poco importa se riciclando i soldi proventi dello spaccio di droga e di attività altre criminali in attività commerciali lecite, possono permettersi di sostenere costi ben più elevati di altre imprese a cui vanno a fare concorrenza (è ovvio che se nel fatturato di una pizzeria o di qualsiasi altra attività commerciale rientrano ben più guadagni di quelli garantiti dai reali clienti, quella pizzeria potrà pagare un affitto più caro, investire in arredi alla moda, in pubblicità etc etc).

    Poco importa di tutto questo ai cittadini che non lo vedono e pertanto non lo percepiscono come un loro problema. Poco importa a quei politici che vedono nella loro azione la sola possibilità di conquistare ancora più voti alle prossime elezioni.