Fact checking Salvini: gli immigrati, la sicurezza, la flat tax, quota 100 e l’Euro

Abbiamo verificato se alcune dichiarazioni di Matteo Salvini, leader della Lega Nord, e uomo forte del governo Conte, sono confermate dai fatti. Questo è quello che abbiamo trovato su temi come l'immigrazione, la sicurezza, la flat tax, l'uso dei contanti e l'euro.

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    Fact checking, Salvini gli immigrati, la sicurezza e l'Euro
    Ansa

    Nei primi giorni dell’esecutivo Conte, Matteo Salvini sta imponendo la sua egemonia sui suoi alleati di governo del Movimento 5 Stelle. E così noi di Nanopress abbiamo deciso di fare un po’ di fact-checking sulle dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio e ministro dell’interno del Governo Lega-M5S.

    Nave Aquarius

    “Il primo intervento che ho chiesto, infatti, da padre di famiglia, è stato di comunicare con la nave Aquarius, per mettere subito in sicurezza le donne e i bambini” (…). “Non abbiamo avuto risposta: evidentemente, l’emergenza non era così emergenziale. Sottolineo, come ho già detto, che è stata offerta al comandante della nave Aquarius per ben due volte, alle ore 12.11 e alle ore 14 dell’11 giugno, la disponibilità delle autorità italiane, su mia indicazione, a far sbarcare sul territorio nazionale le persone eventualmente bisognevoli di assistenza sanitaria, quali ad esempio le donne incinte e i bambini; disponibilità che non è stata accolta dal comandante dell’unità”.

    (Matteo Salvini riferisce in Senato sul caso Aquarius il 13 giugno 2018)

    Medici Senza Frontiere – l’organizzazione che gestisce la nave Aquarius insieme all’Ong SOS Mediterranee – fornisce una versione diversa da quella di Matteo Salvini: la nave non ha acconsentito perché non si voleva separare le famiglie – la versione completa la trovate nel tweet sottostante.

    Flat tax

    “Avvieremo già nel 2018 la rivoluzione fiscale impostata sulla flat tax”.

    (Matteo Salvini all’assemblea di Confesercenti a Roma il 13 giugno 2018)

    “La progressività è garantita. L’importante è che risparmino tutti. Chi è più ricco in percentuale risparmia perché deve poter investire più soldi, altrimenti scappa all’estero”.

    (Matteo Salvini in una dichiarazione alla stampa il 6 giugno 2018)

    Sulle tempistiche della flat tax e dell’abolizione della legge Fornero, Matteo Salvini ha detto anche che “non le faremo in un quarto d’ora, datemi qualche mese e vedremo di farlo”. Queste dichiarazioni potrebbero indurre qualcuno in errore e far pensare che si possa arrivare ad un’applicazione della flat tax per tutti dal prossimo anno. In realtà componenti del governo e del ministero dell’economia stanno lavorando per arrivare ad un’applicazione della flat tax in tre fasi. Nel 2019 dovrebbe riguardare le imprese – una flat tax in realtà era stata già introdotta dal governo Renzi e si chiama Ires, Lega-M5S vorrebbero solo abbassare l’aliquota già vigente e allargare il numero delle imprese che potranno godere di questo regime – già, per passare alle famiglie numerose e meno ricche nel 2020 e concludere con i contribuenti dal reddito più elevato nel 2021.

    Non è ancora chiaro da dove arriveranno le coperture. Secondo la Lega Nord, la pace fiscale dovrebbe portare un grosso contributo – 35 miliardi di euro – una tantum. Una previsione che molti commentatori ritengono improbabile – negli ultimi anni da un singolo episodio di condono fiscale è stato ricavato al massimo 4 miliardi di euro.

    Quota 100 e Legge Fornero

    “Abolire l’infame legge Fornero sarà la nostra priorità”.

    (Matteo Salvini su Twitter il 29 aprile)

    “Come da programma il nostro obiettivo è smontare pezzo per pezzo la legge Fornero, introducendo subito la quota 100. 41 anni di anzianità contributiva penso siano sufficienti”.

    (Matteo Salvini all’assemblea di Confesercenti a Roma il 13 giugno 2018)

    Tra le riforme previste dal programma di governo gialloverde – reddito di cittadinanza, flat tax e riforma pensioni -, è quella che costa meno, ma garantisce un maggiore ritorno in termini di voti. Secondo un sondaggio di Swg per Confesercenti, quasi un italiano su due vorrebbero superare la legge Fornero – esattamente il 44%. Convincono molto di meno il reddito di cittadinanza e la flat tax – vengono visti positivamente rispettivamente dal 21 e dal 20% degli intervistati.

    Il ritorno elettorale dipenderà anche da come verrà superata effettivamente la legge Fornero. Uno degli scenari più probabili prevede la possibilità di andare in pensione a quota 100 con un minimo di 64 anni e la contemporanea abolizione dell’Ape social. Significherebbe che tutti quelli che hanno un lavoro usurante andrebbero in pensione un anno dopo rispetto alle regole previste dalla riforma Fornero e parzialmente riformate dai governi Renzi e Gentiloni.

    Limiti all’uso del contante

    “Fosse per me non ci sarebbe alcun limite al pagamento in contanti. Ognuno dovrebbe essere libero di pagare come vuole e quanto vuole”.

    (Matteo Salvini all’assemblea di Confesercenti a Roma il 13 giugno 2018)

    Come ha spiegato il giorno successivo Luigi Di Maio “Nel contratto questo punto non c’è, lavoriamo su altri fronti: per esempio quello che vivono tanti commercianti in Italia, nel pagamento elettronico, dobbiamo eliminargli i costi” – al massimo si può riuscire a ridurli, non a cancellarli.

    Togliere i limiti sulla gestione dei contanti impatterebbe sulla gestione ed il trasporto del contante – ci costa ogni anno 9,5 miliardi di euro -, ed il gettito fiscale – c’è chi stima che rinunciare all’uso del contante porterebbe ad aumentare le entrate tributarie di 24 miliardi l’anno. E comunque tutte le economie più avanzate stanno procedendo verso l’abolizione completa del contante – così come tutte le big company (da Google a Facebook a Apple) stanno investendo fortemente nel settore dei pagamenti digitali. Non è un caso.

    L’Italia spende più degli altri paesi europei per i migranti?

    “Stiamo lavorando sulla cifra 35 euro: voglio che rientri nella media europea, perché tutti i Paesi europei spendono di meno, e anche noi vogliamo spendere di meno”.

    (Matteo Salvini durante una conferenza stampa l’11 giugno 2018)

    La cifra indicata da Matteo Salvini – 35 euro – si riferisce ad una stima fatta dalla Corte dei Conti nel 2015 e nasconde situazioni a livello regionale piuttosto varie: come spiega la stessa Corte, “nel 2013″ si va “da un minimo di 4,97 euro per la Sicilia e di 11,63 euro per la Puglia, fino ad un massimo di 56,16 euro per l’Emilia-Romagna”. Di questa somma, solo 2,5 euro di “pocket money” finiscono nelle tasche dei migranti.

    Si può fare un confronto con gli altri paesi europei utilizzando i dati contenuti in un documento dell’European Migration Network (EMN). Secondo questi dati il l’Olanda spende 63 euro al giorno per migrante, il Belgio 51,14, la Finlandia 49 €, la Svezia e la Slovacchia 40 e la Germania circa 35.

    Quanti immigrati manteniamo in albergo?

    “Quella dei 170 mila presunti profughi che in questo momento stanno guardando la televisione in albergo pagati dagli italiani è una pacchia che non ci possiamo più permettere”.

    (Matteo Salvini su Sky Tg 24 il 5 giugno 2018)

    I migranti presenti nel sistema di accoglienza italiano erano 173.604 – il dato risale al 3 aprile 2018. Gli hotel a cui fa riferimento Matteo Salvini rientrano tra le “strutture temporanee” insieme a vecchi alberghi riaperti per l’occasione, locali delle parrocchie, appartamenti, case ed abitazioni di altro tipo. Secondo i dati ufficiali, in queste strutture temporanee erano presenti 138.503 migranti al 3 aprile. Non è possibile sapere quanti tra loro si trovino in strutture alberghiere e quali sono in altro tipo di alloggio.

    Bisogna poi rilevare che tra i migranti ospitati nelle strutture temporanee non ci sono solo “presunti profughi” come afferma da Salvini.

    Quanti migranti fuggono da guerre?

    “In questi primi mesi del 2018 sono state esaminate 40.000 domande di asilo politico. Di queste 40.000 domande, coloro che sono stati riconosciuti in fuga dalla guerra sono stati sei su cento”.

    (Matteo Salvini durante un comizio a Brindisi il 6 giugno 2018)

    Secondo i dati ufficiali del ministero dell’Interno, sono state esaminate 31.124 domande di asilo nei primi quattro mesi del 2018. Di queste, il 40% circa è stato accolto – e questa percentuale è in linea con quanto è avvenuto nell’anno passato. Non sappiamo i motivi per cui le domande sono state accolte, ma si può supporre che le affermazioni del ministro dell’interno non siano giustificate dai dati in nostro possesso.

    Quante rapine ci sono in Italia?

    “Perché ci sono un milione e mezzo di rapine? E solo il 6% (dei responsabili) vengono rintracciati? Perché 94 su 100 la fanno franca e i 6 su 100 che vengono beccati dopo 2, 3 massimo 4 anni sono fuori”

    (Matteo Salvini a “Matrix” su Canale 5 il 10 aprile 2017)

    All’epoca della trasmissione, gli unici dati disponibili riguardavano il 2015. In quell’anno erano state denunciate 35.068 rapine – ovvero furti aggravati dalla violenza o dalla minaccia – contro i 43.754 del 2013 (cito i dati Istat). Probabilmente Matteo Salvini si è confuso con il numero dei furti avvenuti in Italia.

    Non esistono statistiche ufficiali sul numero dei rapinatori catturati. L’unica cosa che si può dire sul 6% di rapinatori arrestati, è che, secondo l’Istat, nel 2015 c’erano 16.408 detenuti per rapina. Visto che si tratta di poco meno del 50% delle rapine denunciate annualmente, e che un rapinatore può essere responsabile di più reati, è lecito supporre che il dato riportato da Matteo Salvini sia errato.

    L’unica affermazione verosimile è che i rapinatori trascorrano in prigione solo pochi anni una volta presi con le mani nel sacco.

    L’aumento del Pil e l’Euro

    “I Paesi che in Europa crescono di più non hanno l’Euro: Ungheria, Polonia, Gran Bretagna”

    (Matteo Salvini sulla sua pagina Facebook il 19 febbraio 2017)

    Nessuno dei tre paesi citati da Matteo Salvini è stato sul podio degli stati europei per la maggiore crescita del Pil nel 2015, e secondo le stime della Commissione europea non saranno nemmeno tra i paesi che cresceranno di più nel periodo 2015-2017.

    Bisogna però aggiungere che i paesi dell’area euro spesso hanno registrato performance peggiori dei paesi europei con monete diverse – come rileva anche l’Eurostat, “i tassi di crescita medi dell’UE-28 e dell’area dell’euro (AE-19) tra il 2006 e il 2015 sono stati rispettivamente pari allo 0,7% all’anno e allo 0,5% all’anno”.

    Questo però non significa che le migliori prestazioni in termini di Pil dipendano dal fatto di avere o non avere l’Euro ma piuttosto dai problemi dei paesi euro – come l’alto debito pubblico dell’Italia e della Grecia legato alla crisi finanziaria-economica iniziata nel 2008.

    Il tasso di disoccupazione giovanile

    “In Italia quasi quattro giovani su dieci sotto i 24 anni non hanno un lavoro”.

    (Matteo Salvini all’incontro dei partiti della destra nazionalista europea a Coblenza il 22 gennaio 2017)

    I dati Istat più recenti all’epoca della dichiarazione riguardavano il mese di novembre dell’anno precedente ed erano ancora provvisori. Per l’Istat, la disoccupazione giovanile italiana era al 39,4%. Questo però non significa che quattro giovani su dieci non hanno lavoro, perché la statistica riguarda solo chi ha un’età compresa tra i 15 ed i 24 anni che stanno lavorando o stanno cercando un lavoro. Non vengono considerati gli inattivi impegnati negli studi, ovvero la stragrande maggioranza dei giovani.

    L’euro e i tassi di disoccupazione in Italia e Germania

    “Il giorno in cui è entrato in vigore l’euro, Italia e Germania avevano lo stesso tasso di disoccupazione sotto il 9 per cento. A quindici anni di distanza la Germania è scesa al 6, l’Italia si è riavvicinata al 12″.

    (Matteo Salvini a “Otto e Mezzo” su La7 il 20 dicembre 2016)

    Nel gennaio 1999, il tasso di disoccupazione dell’Italia era dell’11,1%, mentre in Germania era pari all’8,9%. Nell’ottobre del 2016 la Germania aveva una tasso di disoccupazione al 4,1% – meno quindi del 6% narrato da Matteo Salvini -, mentre il dato italiano si attestava all’11,6%. Bisogna poi aggiungere che i movimenti del tasso di disoccupazione tra il 1999 ed il 2016, dipendono soprattutto dalle debolezze strutturali italiane e dalla peggiore crisi dai tempi della grande depressione che ha colpito l’economia mondiale. D’altra parte la Germania ha goduto (tra le altre cose) del vantaggio che i suoi titoli di stato vengono considerate dei beni rifugio.