Il Piano B di Paolo Savona per uscire dall’Euro

Il piano B per uscire dall'Euro nasce da un convegno del 2015 e viene consegnato alla storia dal sito 'Scenari economici'

Pubblicato da Redazione NanoPress Martedì 29 maggio 2018

Il Piano B di Paolo Savona per uscire dall’Euro
Ansa

Il governo Di Maio-Salvini è abortito sul nome di Paolo Savona. Mattarella sostiene di avere accolto quasi in toto l’elenco dei ministri proposto dai due leader, a patto di sostituire un unico nome: all’Economia via Savona, dentro Giorgetti. Di Maio intanto nega: Mattarella avrebbe ricevuto delle controproposte (Giorgetti, Siri, ecc…) ma le avrebbe rifiutate e avrebbe deliberatamente ignorato la volontà popolare. Al di là delle polemiche, perché il nome di Savona è impronunciabile nelle stanze del Colle? Scopriamolo.

Savona è un nemico giurato di questa Europa germano-centrica. Sostenere che l’Europa vada riformata in ottica di maggiore equità ed equilibrio non è una bestemmia, sia chiaro. Il problema è che Savona ha messo la faccia su un piano di uscita dall’Euro. Si tratta di fantapolitica, certo. Ma alcune alte sfere non perdonano. Andiamo a scoprire il piano di uscita dall’Euro vagheggiato da Paolo Savona.

Prima di tutto servono soldi, e tanti: per uscire dall’Euro e tornare alla cara vecchia Lira occorre stampare 8 miliardi nel giro di poche settimane. Ovviamente il tutto deve essere fatto nella massima segretezza. La scelta temporale è decisiva: il piano deve scattare il venerdì sera, a mercati chiusi. Quindi niente apericena, e giù di olio di gomito a stampare moneta. Non c’è molto tempo, le borse riaprono lunedì mattina e devono trovarsi di fronte al fatto compiuto. Come fare a rendere competitiva la Nuova Lira? Ma svalutandola del 15%-25%, è ovvio! Il Fondo Monetario Internazionale e le maggiori banche centrali sono da avvisare, certo, ma solo pochi minuti prima del fattaccio. Le prime transazioni saranno poi da fare con moneta elettronica o con assegni. Il debito andrà rinominato nella nuova valuta, enormemente svalutata. Per chiudere, il piano prevede un default controllato e una rinegoziazione con i creditori internazionali. Detta così sembra facile.

Il piano B, che non è tutto farina del sacco di Savona per onor del vero, nasce da un convegno del 2015 e viene consegnato alla storia dal sito “Scenari economici”.

Savona però non ci sta a venir cacciato in malo modo dal ministero dell’Economia e non ci sta nemmeno a passare per quello sul cui nome è abortito un governo: “Ho subito un grave torto, sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall’Euro e non a quelle che professo”.

Ed è lo stesso sito Scenari Politici a mettere i puntini sulle i, scrivendo che Paolo Savona in realtà non è un euroscettico duro e puro, ma al contrario un fautore di un’Europa più equa: “Il Professor Paolo Savona ci onorò con una sua introduzione in cui si concentrò sul “Piano A”, cioè sui passi necessari per rendere l’Euro una moneta veramente comune ed unitaria europea, perché, è evidente a tutti coloro dotati di occhi e di un minimo di autonomia intellettuale, che, così come è, l’Euro non funziona e non solo per l’Italia, ma per tutti. Basta leggere ciò che, con abbondanza di dati, scriviamo da anni nel nostro sito per capirlo”.