Giuseppe Conte, il curriculum gonfiato e quei misteri che gettano ombra sul premier nominato da M5S e Lega

Oltre alle diverse incongruenze trovate nel curriculum di Giuseppe Conte, emergono altri misteri - veri e propri gialli - non ancora chiariti sulla figura dell'avvocato presentato come possibile premier dell'esecutivo Lega-M5S

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    Giuseppe Conte
    Giuseppe Conte / Ansa

    La formazione del governo in Italia è una notizia che sta interessando mezzo mondo, e dopo la diffusione dell’ultima indicazione circa il nome del futuro premier, la stampa estera è andata alla ricerca di tutte le curiosità possibili sulla carriera e la biografia di Giuseppe Conte. Trovando diverse ombre. Prima è stata la volta dell’Università di New York, che ha svelato che non c’è il nome di Giuseppe Conte ne suoi archivi, poi è spuntato un fascicolo a proposito di un’ipoteca legale da parte di Equitalia per un importo di oltre 52 mila euro e uno studio legale ha precisato di non essersi mai associato all’avvocato, nonostante fosse citato nel curriculum pubblicato sul sito della Camera e fornito in occasione della candidatura a membro del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. Ma c’è dell’altro, quindi andiamo per ordine e vediamo di seguito tutte le incongruenze che riguardano la carriera del nominato premier Giuseppe Conte.

    ‘Non c’è il nome di Giuseppe Conte negli archivi dell’Università di New York’

    Il New York Times ha interpellato un portavoce dell’Università di New York per verificare che davvero il giurista abbia frequentato il prestigioso ateneo a stelle e strisce, così come riportato nei suoi curriculum. Ma il nome di Conte non è in alcun elenco presente negli archivi universitari statunitensi.

    “Una persona con questo nome non risulta nei nostri archivi, né come studente né come membro di facoltà” assicura il portavoce dell’Università di New York a proposito di Giuseppe Conte, che però ammette che il docente italiano indicato a Mattarella da Di Maio e Salvini come futuro premier, potrebbe aver frequentato un programma breve di pochi giorni, e in quel caso i nomi non sono registrati in alcun elenco.

    Nel curriculum ufficiale di Giuseppe Conte, inviato alla Camera dei Deputati quando ci furono le elezioni per i componenti del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, il giurista dichiarava di aver trascorso, ogni estate, dal 2008 al 2012, almeno un mese nell’Università americana, per perfezionare gli studi.

    Conte e il curriculum: a Vienna non esiste l’International Kulturinstitute

    Come ormai è noto, il portavoce della New York University, la signora Michelle Tsai, ha smentito tale notizia. Ma non è la sola incongruenza che emerge nella parte della biografia di Conte che riguarda gli studi.

    Infatti, come si può leggere in un tweet della giornalista Jeanne Perego ci sarebbe anche un’altra inesattezza riportata nel curriculum del premier indicato: “Il prof. #GiuseppeConte ha perfezionato gli studi giuridici a Vienna, all’International Kulturinstitute. Che non esiste. Esiste, invece l’Internationales Kulturinstitute, che è una scuola di lingue”.

    Giuseppe Conte e la casa ipotecata da Equitalia

    Il 22 maggio 2018 sull’Espresso esce un articolo a firma Emiliano Fittipaldi e Nello Trocchia in cui si parla di un giallo riguardante una casa di proprietà di Giuseppe Conte a Roma, per la quale Equitalia ha aperto un fascicolo chiedendo 52 mila euro al giurista come sanzione esattoriale, un’ipoteca legale per un ”importo capitale” di 26 mila euro, poi cancellata nel 2011 dopo il versamento totale dell’importo. I giornalisti hanno chiesto direttamente al commercialista di Conte il perché di quella cartella, e la risposta è stata che la documentazione inerente le sue dichiarazioni dei redditi nel 2009 è stata smarrita e quindi l’iscrizione ipotecaria riguardava tutto l’Irpef sulla dichiarazione non presentata, un atto burocratico, dunque, ma il fatto è che nemmeno la cartella è stata recepita e Conte ha dunque subìto l’ipoteca. Non ci sarebbero quindi in atto procedure penali, perché si è trattato solo di una questione fiscale. Anche se per molti pare strano che una persona in regola paghi 52mila euro quando potrebbe fare ricorso (i tempi c’erano) e pagarne 26mila. Il commercialista ai giornalisti del L’espresso ha concluso la storia affermando: “Diciamo che ha voluto subito levarsi il dente, e ha pagato tutto quello che c’era da pagare”.

    Giuseppe Conte e l’apertura dello studio legale con Guido Alpa

    Le incongruenze nel curriculum di Giuseppe Conte proseguono, e secondo quanto riportato sul Foglio, la sua affermazione: “Dal 2002 ha aperto con il prof. avv. Guido Alpa un nuovo studio legale dedicandosi al diritto civile, al diritto societario e fallimentare” non sarebbe supportata da alcuna prova, o meglio Giuseppe Conte era un “of counsel”, un semplice collaboratore dello studio Alpa e non certo un associato del famoso civilista italiano, prof ordinario di diritto civile alla Sapienza e presidente del Consiglio nazionale forense. Ad ogni modo, come si legge nell’articolo di Luciano Capone, il nome di Giuseppe Conte compariva fino a qualche giorno fa sul sito dello studio Alpa tra gli avvocati, ma è poi scomparso improvvisamente cedendo il posto a un ‘not found’. Il mistero si infittisce.

    Giuseppe Conte e il caso stamina

    Giuseppe Conte è stato criticato anche per la vicenda Stamina. Fu lui, infatti, in qualità di avvocato, a sostenere la libertà di cura e a difendere il diritto della piccola Sofia De Barros, la bambina ‘farfalla’ affetta da leucodistrofia metacromatica e purtroppo morta alcuni mesi fa, a curarsi con il metodo Stamina di Davide Vannoni che fu poi riconosciuto come truffa e vietato dai tribunali, dopo essere stato bocciato dalla comunità scientifica.

    In suo favore sono giunte anche le dichiarazioni Caterina Ceccuti, madre della piccola Sofia: “Il professor Giuseppe Conte ha seguito il caso di Sofia da un punto di vista tecnico-professionale: resosi contro che c’erano tutte le caratteristiche per cui un professionista si prendesse cura del caso, accettò. Arrivare a dire che lui sostiene Stamina non è corretto, è una cosa che non rispecchia nemmeno lontanamente la realtà”. E ancora: “Il professor Conte dimostrò una grande sensibilità alla causa di Sofia perché non volle nulla in cambio, lo fece pro bono, perché penso si sentisse toccato dalla vicenda avendo anche lui un figlio più o meno della stessa età. Nel 2013 è stato il legale di Sofia per alcuni mesi. Prese in mano il caso quando avevamo già perso la causa a Firenze e cercavamo di nuovo l’accesso alle cure compassionevoli dell’istituto di Brescia attraverso il tribunale di Livorno. Noi siamo arrivati a lui tramite una comune conoscenza, un collega che ci consigliò il professor Conte per prendere le difese di nostra figlia. Conte accettò per il fatto che la cura era regolarmente somministrata da un ospedale pubblico, e che c’erano le basi per la continuità terapeutica: la bambina aveva già iniziato la terapia”.

    Ore dopo è intervenuto persino Davide Vannoni, padre del controverso metodo Stamina ai microfoni di ‘Un Giorno da Pecora’ smentendo qualsiasi tipo di contatto con il premier indicato da M5S e Lega Giuseppe Conte: “Non c’è nulla di vero, non ho mai conosciuto Giuseppe Conte e non ci ho nemmeno mai parlato direttamente. Conte è uno dei mille avvocati che hanno sostenuto altrettante richieste di pazienti che cercavano di ottenere le cure Stamina presso l’Ospedale di Brescia”.

    Giuseppe Conte e l’amicizia con Maria Elena Boschi

    Non appena il nome di Giuseppe Conte è uscito come papabile alla presidenza del Consiglio, sono cominciate a circolare le voci dell’amicizia tra il giurista e Maria Elena Boschi (anche lei avvocato), che hanno fatto storcere il naso a tanti, sia del Carroccio che del Movimento, che non hanno mai digerito l’ex ministra braccio destro di Renzi. Un particolare che ha portato Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia ad affermare: “Fratelli d’Italia conferma che non farà parte, né sosterrà un governo, se fosse confermata la guida del governo per il professor Giuseppe Conte, lo facciamo per rispetto alla volontà popolare e ai nostri sostenitori. Non penso che la maggioranza dei cittadini, che ha votato centrodestra per avere un governo espressione del popolo, sia contenta di ritrovarsi a Palazzo Chigi un altro tecnico, espressione del M5s, di sinistra, amico della Boschi e Napolitano”.