Consultazioni: Berlusconi fa il passo di lato, via libera a Salvini e Di Maio

Lo spauracchio del governo neutrale agitato da Mattarella ha spinto Salvini e Di Maio a riattivare i canali della diplomazia. E Berlusconi ha fatto cadere i suoi veti: dagli azzurri di Forza Italia via libera al governo verde e giallo

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    Sergio Mattarella: foto del Presidente della Repubblica

    Da ieri sera il nuovo governo è più vicino: Silvio Berlusconi ha fatto cadere i veti e ha dato la sua benedizione all’alleanza Lega-M5S. Berlusconi si accomoda in panchina, ma a patto che Salvini si faccia garante dei suoi interessi: disinnescare gli appetiti di Di Maio nei confronti di Mediaset e far cadere ogni possibile legge contro il conflitto di interessi. Berlusconi potrebbe reclamare anche qualche ministero, probabilmente le Comunicazioni e lo Sviluppo economico (dove c’è il Dipartimento alle telecomunicazioni) così da blindare Mediaset.

    Per Salvini l’appoggio di Berlusconi è fondamentale: con esso può trattare Di Maio da pari a pari, senza di esso invece Salvini non sarebbe più il portavoce del centrodestra unito, ma solo della Lega e il suo bottino elettorale varrebbe appena la metà di quello di Di Maio.

    Il capo di Forza Italia si scrolla così di dosso ogni accusa di essere la principale causa dello stallo politico di questi mesi e si scarica di ogni responsabilità per gli eventuali fallimenti che verranno: “Se questo governo non potesse nascere, nessuno potrà usarci come alibi di fronte all’incapacità – o all’impossibilità oggettiva – di trovare accordi fra forze politiche molto diverse”.

    Giorgia Meloni, salvo ripensamenti, dovrebbe accomodarsi in panchina con Berlusconi.

    Resta sul tavolo un’altra questione: chi sarà il nuovo premier? Sia Di Maio che Salvini fanno un passo indietro per non pestarsi i piedi a vicenda. In questa diarchia verde e gialla i due capi politici sembrano volersi fare garanti dell’esecutivo continuando a svolgere attività parlamentare. A palazzo Chigi potrebbe andare il leghista Giancarlo Giorgetti, gradito a entrambi. Oppure un altro esponente della Lega, l’avvocata Giulia Bongiorno. E’ vero che ha un passato forzista, è vero che ha difeso Andreotti in processi di mafia, ma si è messa di traverso contro alcune leggi berlusconiane e si è rifatta una verginità abbracciando un serio impegno in difesa dei diritti delle donne. Ma siamo ancora nell’ambito delle ipotesi.

    Prima Mattarella vuole sondare la solidità dell’alleanza e capire come verranno spartite le poltrone ministeriali. Posto che, data l’importanza del ruolo, Mattarella potrebbe dare l’Economia ad un tecnico di sua scelta. E c’è un’altra questione non da poco: Mattarella è un europeista, Salvini un euroscettico e Di Maio cambia opinione sull’Europa a seconda dei moti del suo elettorato. Mattarella vuole garanzie che nessuno minacci referendum contro l’Euro e che non si sparino cannonate contro Bruxelles. La Siria è un altro nodo da sciogliere: l’Italia è un paese atlantico, filo-americano per storia e tradizione, mentre Salvini è filo-Putin e Putin sta dalla parte del dittatore Assad. Come la mettiamo?

    L’ultimo nodo riguarda i programmi: il MoVimento 5 Stelle deve rendere conto al suo elettorato meridionale che si aspetta lavoro e sussidi, mentre la Lega deve ricordarsi che i suoi elettori del nord si aspettano meno tasse e la possibilità di andare in pensione qualche anno prima. Le parole chiave sono dunque tre: Fornero, reddito di cittadinanza, tasse. La coperta invece è corta: dove saranno trovati i soldi per realizzare i punti fondamentali dei programmi di Lega e M5S?

    Il nuovo governo potrebbe essere vicino, e potrebbe trattarsi di un governo politico: lo spauracchio del governo neutrale agitato da Mattarella ha spinto Salvini e Di Maio a riattivare i canali della diplomazia. I due leader hanno chiesto al presidente della Repubblica il permesso di aspettare ancora 24 ore prima di trarre le sue conclusioni, così da potersi incontrare e intavolare una nuova trattativa. Permesso accordato immediatamente.

    Tutto sta nelle mani di Silvio Berlusconi, il quale riceve da più fronti l’invito a fare un passo di lato per offrire appoggio esterno ad un governo a trazione Lega-M5S, o comunque per passare all’opposizione valutando di volta in volta se mettersi di traverso o appoggiare l’esecutivo. Il nome più probabile per la guida di un tale governo sarebbe quello del leghista Giancarlo Giorgetti.

    Berlusconi vuole che sia Salvini a chiedere apertamente lo strappo, così da far ricadere su di lui la responsabilità di aver violato il patto elettorale.

    I parlamentari di Forza Italia si rimettono alle decisioni del leader di partito, ma in molti caldeggiano un “atto di responsabilità” di Berlusconi.

    Berlusconi punta a due cose. Prima di tutto non vuole perdere la faccia: è abituato ad essere un protagonista e non tollera il ruolo da reietto nel quale l’ha relegato Di Maio. Secondo: Berlusconi vuole garanzie per Mediaset dal momento che Di Maio ha annunciato a gran voce che uno dei suoi primi provvedimenti da premier sarà “mettere mano su Mediaset e sulla Rai” e occuparsi del conflitto d’interessi. L’appoggio di Berlusconi tuttavia dovrebbe avere anche delle contropartite concrete in termini di poltrone, magari quella del Ministero delle Comunicazioni, così da suggellare la garanzia che Mediaset non sarà toccata.

    Di Maio ha bisogno di chiudere la partita e alla svelta: messi in naftalina i “vaffa”, il MoVimento 5 Stelle ha oggi indossato giacca e cravatta e si è fatto forza di palazzo. Se dovessimo tornare in campagna elettorale tornerebbero anche gli agitatori di folle Di Battista e Grillo, e Di Maio sarebbe relegato ad un ruolo di secondo piano.

    Consultazioni: il resoconto dell’8 maggio 2018

    Le consultazioni del Quirinale sparigliano ancora di più un quadro politico ingarbugliato. Preso atto della mancanza di volontà e di capacità delle forze politiche di creare accordi di governo, Mattarella offre un “governo neutrale” destinato a traghettare il paese verso nuove elezioni, non prima però di aver licenziato una nuova legge elettorale e la legge di bilancio. Nelle intenzioni del presidente della Repubblica questo governo (“di garanzia”, “neutrale”, “di servizio”, “transitorio”) dovrebbe incassare la fiducia e restarein carica fino al termine del 2018, per poi permettere agli italiani di tornare al voto nei primi mesi del 2019. E, soprattutto, permettere ai partiti di trovare degli assetti politici destinati alla formazione di alleanze. Questo governo potrebbe anche dimettersi, qualora le forze politiche riuscissero finalmente ad accordarsi.

    E, in ultima ipotesi, se le forze politiche dovessero negare la fiducia, allora il governo rimarrebbe in servizio come dimissionario, per aprire la strada al voto a luglio.

    Le reazioni dei capibastione non si sono fatte attendere: Di Maio e Salvini non ci stanno e invocano il voto a luglio, mentre Renzi (che si era comodamente accomodato all’opposizione) sostiene Mattarella. Berlusconi opta per il voto, ma più in là: magari in autunno.

    Votare a luglio comporterebbe tre criticità:

    • la prima è di tipo pratico, dal momento che i weekend estivi sono poco attraenti per l’elettorato, più interessato alle gite fuori porta e al relax sotto l’ombrellone che alle urne;
    • la seconda riguarda i neodeputati che rischiano di dover dire addio alla poltrona qualora non dovessero essere rieletti. Problema non da poco se consideriamo che solo alla Camera i 2/3 degli eletti sono new entries. I nuovi deputati potrebbero fare pressione per tirare a campare fino a dicembre, così da non perdere la poltrona nell’immediato e accantonare ancora qualche ricca mensilità;
    • la terza criticità riguarda i vecchi deputati, tipicamente restii a lavorare in estate. Ricordiamo che il Parlamento in estate chiude da inizio agosto a metà settembre e se si andasse a votare a luglio ne seguirebbe una febbrile attività politica finalizzata alla nomina dei presidenti dei rami parlamentari, delle commissioni, ecc…

    Resta da capire chi sarà il nuovo presidente del Consiglio scelto da Mattarella.

    Comunque vada a finire, la coesione nel centrodestra è venuta meno. Salvini era pronto ad un accordo di governo con Di Maio, ma Berlusconi ha fatto saltare tutto. E il leader della Lega scarica sull’(ex?)alleato tutta la responsabilità della situazione: “Non ci ha consentito di fare un governo con i 5 Stelle e ora si becca le elezioni a luglio. Vediamo quanto prende Forza Italia”. Le motivazioni di Berlusconi sono chiare: difendere le proprie aziende e impedire che passino norme sul conflitto d’interessi. Di Maio ha infatti annunciato di voler “mettere mano su Mediaset e sulla Rai” e di voler legiferare in materia di conflitto d’interessi. Berlusconi dunque ha tutto l’interesse per ostacolare, o quantomeno per rallentare, la corsa di Di Maio verso Palazzo Chigi.

    Consultazioni: il resoconto del 7 maggio 2018

    Le consultazioni del Quirinale per la formazione del nuovo governo sono ad una svolta: Mattarella chiede alle forze politiche di appoggiare un governo “neutrale”, guidato da una personalità di garanzia che assicuri di non candidarsi alle prossime elezioni. Questo governo dovrebbe occuparsi di condurre gli affari correnti mentre il parlamento lavora ad una nuova legge elettorale e dovrebbe restare in carica fino a dicembre 2018, per poi permettere elezioni anticipate a inizio 2019. Qualora al governo neutrale dovesse essere negata la fiducia, si andrebbe a elezioni: o a luglio o, più verosimilmente, a dicembre.

    Dalle 10:00 di questa mattina Mattarella ha dato il via alla terza serie di incontri volti a sbloccare la situazione. Il presidente della Repubblica ha sentito le delegazioni dei vari partiti e infine ha comunicato la sua scelta. Data l’incapacità dei partiti di creare accordi politici volti alla creazione di un esecutivo, Mattarella ha optato per un cosiddetto “governo di tregua”, ovvero un governo del presidente finalizzato a traghettare il Paese verso nuove elezioni, non prima però di aver varato una nuova legge elettorale e la legge di bilancio.

    Ieri Di Maio ha fatto un passo indietro: ha annunciato di rinunciare alla poltrona di premier e ha invitato Salvini a creare un esecutivo a trazione Lega-M5S guidato da un soggetto terzo. A patto però di scaricare Berlusconi. FI, nelle intenzioni di Di Maio, potrebbe al massimo offrire appoggio esterno a tale governo. Si tratta di un’ipotesi poco plausibile per due motivi: prima di tutto Salvini e Berlusconi sono vincolati da un patto politico e, se la parola data ha ancora valore, il patto non può essere infranto. Secondo, Di Maio ha lanciato una dichiarazione di guerra contro Berlusconi annunciando provvedimenti contro il conflitto d’interessi. E’ impensabile dunque che Berlusconi mandi il M5S al governo, a meno che non cada l’intenzione grillina di legiferare sul conflitto d’interessi.

    Intanto infuria il toto-premier: uno dei nomi in pole position è quello del presidente del Senato Casellati. Sarebbe un nome di compromesso dal momento che piacerebbe alle destre (essendo la Casellati di FI), piacerebbe al M5S (dal momento che è stata eletta anche con i loro voti) e piacerebbe al PD (tradizionale alleato di FI). In alternativa, il presidente della Repubblica potrebbe optare per un rassicurante “usato garantito”, ovvero Paolo Gentiloni.

    Seguiremo gli sviluppi.

    Consultazioni: il resoconto del 4 maggio 2018

    Siamo in una fase di decantazione: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha annunciato una terza tornata di consultazioni, da svolgersi nella sola giornata di lunedì 7 maggio e i capi politici dei vari partiti prendono atto di ciò che è trapelato dalla stampa: la volontà del Quirinale di affidare il mandato ad una figura altra, che traghetti il Paese verso nuove elezioni, non prima però di aver licenziato una nuova legge elettorale e la legge di bilancio. Insomma stiamo andando verso quello che nel gergo si definisce un “governo di tregua”.

    Allo stato dei fatti non si sa se il nuovo presidente del Consiglio sarà un volto nuovo o un “usato garantito”, ovvero Paolo Gentiloni con l’incarico di reggere l’Esecutivo fino a nuove elezioni che potrebbero presumibilmente arrivare a fine 2018 o entro i primi mesi del 2019.

    Sicuramente si tratta di una doccia fredda per i parlamentari neoeletti che vedono traballare la poltrona faticosamente conquistata. Solo a Montecitorio le new entries sono i 2/3 degli eletti, per via degli exploit di Lega e MoVimento 5 Stelle. Volti noti che invece sono rimasti fuori dal Parlamento dopo le elezioni del 4 marzo, come D’Alema, si leccano i baffi per l’occasione di poter eventualmente rientrare presto dalla finestra.

    Detto questo, vediamo le posizioni dei vari capi bastione:

    DI MAIO invoca elezioni subito, anche il 24 giugno. Di Maio sa perfettamente che è impossibile andare ad elezioni in data così ravvicinata e con la medesima legge elettorale che produrrebbe un nuovo stallo politico. Ma ostenta sicumera.

    SALVINI si accoda a Di Maio e invoca elezioni, ma a dicembre. E nei mesi che restano propone un governo fondato su un asse Lega-M5S.

    RENZI in direzione la spunta su Martina e ottiene la chiusura agli inviti dei 5 Stelle, disposti ad accettare un governo in tandem col PD (ma senza Renzi al comando, naturalmente).

    Lunedì Mattarella comunicherà ufficialmente le sue decisioni.

    Consultazioni: il resoconto del 3 maggio 2018

    Mattarella ha deciso di prendere ancora tempo, almeno fino a lunedì prossimo, giorno in cui darà il via ad un terzo turno di consultazioni. Preso atto dell’incapacità dei partiti di esprimere un accordo di governo, oggi il Quirinale ha diffuso una nota: “A distanza di due mesi le posizioni di partenza dei partiti sono rimaste immutate. Non è emersa alcuna prospettiva di maggioranza di governo. Nei giorni scorsi è tramontata anche la possibilità di una intesa tra il M5S e il PD. Il presidente Mattarella svolgerà nuove consultazioni, in un’unica giornata, quella di lunedì, per verificare se i partiti propongano altre prospettive di maggioranza di governo”.

    Mattarella intende temporeggiare per vedere se nella direzione del PD di oggi pomeriggio vincerà la linea Renzi che intende chiudere all’accordo di governo con i 5 Stelle o se sarà maggioritaria la linea aperturista di Martina, Franceschini ed Emiliano.

    Lunedì prossimo saranno passati 64 giorni dalle elezioni del 4 marzo.

    Se poi anche le consultazioni di lunedì prossimo dovessero essere un flop, Mattarella avrebbe due opzioni sul tavolo, e a quel punto gli eventi potrebbero accelerare improvvisamente:

    • lasciare gli affari correnti nelle mani di Gentiloni fino ad un nuovo voto che dovrebbe arrivare presumibilmente ad ottobre o nei primi mesi del 2019;
    • scegliere una personalità di spicco che guidi un governo del presidente o un governo di scopo con il fine di licenziare una nuova legge elettorale e solo successivamente indire nuove elezioni.

    SALVINI continua a reclamare il preincarico in quanto leader della coalizione che ha ottenuto più voti alle elezioni del 4 marzo, ma Mattarella allo stato dei fatti esclude ogni possibilità di affidare un governo al leader della Lega: Salvini si è abbandonato ai tira e molla con Di Maio e non si è mostrato coeso con il suo alleato di coalizione Silvio Berlusconi. Inoltre ha chiuso la porta al Partito Democratico che, seppure sia uscito con le ossa rotte dal voto di marzo, ha pur sempre ottenuto il voto di 1 elettore su 5. Inoltre la situazione internazionale è grave: la crisi siriana infuria e Salvini è tradizionalmente vicino a Putin, che nel conflitto è alleato del dittatore Assad. Un premier filo-Assad, pur se per interposta persona, sarebbe difficilmente accettato dall’Europa.

    RENZI è impegnato nel regolamento dei conti interno al Partito Democratico: questo pomeriggio è attesa la direzione durante la quale sarà votata la possibilità di aprire ad un tavolo di trattativa con il MoVimento 5 Stelle. Renzi, ancora fortissimo, intende chiudere al M5S e accomodarsi all’opposizione. Martina, segretario reggente, è per governare insieme ai grillini.

    DI MAIO vede sbiadire giorno dopo giorno il suo sogno di diventare premier: la chiusura totale a Berlusconi di Di Maio mette Salvini nella difficile situazione di dover accettare un asse Lega-M5S a costo di scaricare l’alleato di coalizione. I continui balletti Di Maio-Martina-Salvini hanno convinto Mattarella dell’impossibilità di affidare un preincarico al capo politico del MoVimento 5 Stelle. Di Maio invoca elezioni a giugno, ben sapendo che è impossibile andare al voto in una data tanto ravvicinata.

    Seguiremo gli sviluppi.

    Consultazioni: il resoconto del 2 maggio 2018

    Favorevoli

    Le consultazioni volte alla formazione del un nuovo governo passano da una situazione di cauto ottimismo alla paralisi totale: i presidenti dei due rami del parlamento, Casellati e Fico, hanno fallito i loro mandati esplorativi.

    PARTITO DEMOCRATICO

    Matteo Renzi ospite da Fabio Fazio chiude a qualsiasi possibile alleanza con i 5 Stelle e imbarazza il segretario reggente Maurizio Martina che invece intendeva aprire un tavolo di trattativa con gli ex nemici giurati. Martina annuncia dunque l’impossibilità di continuare a guidare il partito in queste condizioni. Si attendono chiarimenti nel corso della direzione del Partito Democratico del 3 maggio. Nel partito si respira aria da regolamento dei conti: nonostante gli alti gerarchi (Martina, Franceschini, Orlando, Emiliano, ecc…) facciano parte della fronda degli “aperturisti”, dopo la scissione con LeU e dopo le epurazioni il 95% del PD è renziano. E se Martina dovesse rimettere il suo mandato, Renzi avrebbe via libera per tornare saldamente al comando.

    Un militante Pd ha pubblicato sul sito senzadime.it la lista dei parlamentari dem favorevoli e contrari a un’intesa con i 5 Stelle. Questo ha causato numerosi mal di pancia nel partito. Dopo alcuni minuti la lista è stata rimossa.

    Fra i contrari all’apertura ai 5 Stelle si leggevano i nomi di Simona Bonafè, Monica Cirinnà, Emanuele Fiano, Alessandra Moretti, Debora Serracchiani, Andrea Orfini ed Ettore Rosato.

    Fra i favorevoli si leggevano i nomi di Gianni Cuperlo, Michele Emiliano, Piero Fassino, Dario Franceschini e Andrea Orlando.

    MOVIMENTO 5 STELLE

    Dopo l’intervista di Renzi, che ha tutta l’aria di una dichiarazione di guerra, Di Maio ritrae la mano che aveva teso al PD e invoca elezioni a giugno, ben sapendo che sarà impossibile andare a nuove elezioni in una data tanto ravvicinata. Se tuttavia Di Maio intendeva sparigliare il tavolo politico, la sua missione è ampiamente compiuta: a sinistra il PD è spaccato fra Renzi che vuole accomodarsi all’opposizione e gli aperturisti che chiedono il dialogo con i 5 Stelle. A destra Salvini e Berlusconi ostentano vicinanza, ma sono ai ferri corti da quando il M5S ha offerto alla Lega la possibilità di governare insieme a patto di voltare le spalle a Forza Italia.

    Oggi Di Maio ha twittato un messaggio in cui evidenzia come Salvini abbia cambiato idea nei confronti di Berlusconi: un’attività spericolata perché lo stesso Di Maio ha cambiato idea diverse volte su diversi argomenti.

    di maio salvini

    LEGA

    Forte dell’ottimo risultato alle elezioni del Fiuli, Salvini torna saldo sulle sue posizioni e si mette a disposizione per un preincarico in un governo che abbia il suo fulcro sull’asse Lega-M5S. In alternativa invoca il ritorno alle urne. Anche Salvini sa che tornare ad elezioni a breve senza una nuova legge elettorale potrebbe produrre un nuovo stallo politico.

    IL QUIRINALE

    Mattarella osserva con attenzione lo sviluppo degli eventi, ma considerato lo stallo prolungato della situazione il presidente della Repubblica potrebbe optare per un governo istituzionale di scopo volto alla realizzazione di una nuova legge elettorale che traghetti il paese verso nuove elezioni in estate o in autunno. Questo metterebbe in pericolo la poltrona faticosamente conquistata dai neodeputati, per cui è lecito aspettarsi alcune resistenze trasversali alle varie forze politiche.

    Seguiremo gli sviluppi.

    Consultazioni: il resoconto del 27 aprile 2018

    Le consultazioni vivono un ennesimo momento di stallo: tutto è rimandato alla settimana prossima, in attesa che due importanti eventi aggiungano nuove tessere al già intricatissimo mosaico politico.

    Il primo evento atteso è la direzione del Partito Democratico di giovedì 3 maggio, durante la quale bisognerà fare una scelta: o al governo con il MoVimento 5 Stelle o all’opposizione. Matteo Renzi, l’ancora potentissimo rais del PD, spinge per la chiusura a oltranza e minaccia gli “aperturisti” (Martina, Emiliano, Orlando, Franceschini, ecc…) che invece vorrebbero accogliere la mano tesa da Luigi Di Maio per un accordo PD-M5S.

    Il secondo nodo da sciogliere è quello delle elezioni in Friuli di domenica 29 aprile: Salvini si aspetta un risultato stellare, e in forza di quel risultato farà valere i propri numeri per scaricare Berlusconi e tentare di riaprire il dialogo con Di Maio. Salvini deve fronteggiare due situazioni problematiche: la coalizione di centrodestra è quella che ha ottenuto più voti alle elezioni del 4 marzo e Salvini ne è il leader, in quanto la Lega ha ottenuto più voti di Forza Italia. Ma se Salvini scarica Berlusconi, perdendo quindi quasi 2/5 dei voti ottenuti in coalizione, il suo eventuale incontro con Di Maio non sarà più quello fra due pari, sarà l’incontro fra un principe e un vassallo. Salvini deve inoltre convincere Di Maio a scaricare il PD per entrare in accordo con la Lega. Per questo il leader del Carroccio si è già detto aperto a rinunciare alla poltrona di premier.

    Intanto sono già passati 54 giorni dalle elezioni del 4 marzo. Il record è rappresentato dall’esecutivo di Giuliano Amato nato nell’estate del 1992 al termine di 83 giorni di consultazioni.

    Consultazioni: il resoconto del 26 aprile 2018

    Mattarella Consultazioni

    Le consultazioni del Quirinale si complicano: l’asse Lega-M5S sembra irrimediabilmente compromesso da quando Mattarella ha affidato a Roberto Fico il mandato esplorativo. A dichiarare la fine di ogni possibile trattativa con la Lega è stato lo stesso Luigi Di Maio.

    Fico, esponente dell’ala di centrosinistra del MoVimento 5 Stelle, sta cercando una sponda nel PD. Contemporaneamente il capo politico 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha pronunciato parole d’apertura verso il PD. Oggi si è concluso il secondo turno di consultazioni guidate dal presidente della Camera: Fico ha incontrato le delegazioni PD e M5S e poi ha riferito al Capo dello Stato. L’esito, dichiara Fico, è stato “positivo”: la via del dialogo M5S-PD è avviata. L’attuale segretario reggente del Partito Democratico, Maurizio Martina, sembra intenzionato ad accogliere la mano tesa di Fico. E qui scoppia la polemica interna ai Dem: Renzi, ancora fortissimo, minaccia di sfiduciare Martina in caso egli dovesse stringere un accordo politico senza prima ottenere l’ok del partito. Questo di fatto metterebbe Martina nella condizione di doversi dimettere e in mancanza di un nome forte le redini del PD tornerebbero saldamente nelle mani di Renzi. La conta nel PD è attesa nella direzione del 3 maggio.

    I tempi degli insulti sono lontani: per Grillo Renzi era un “ebetino”, “minorato morale”, “il nulla che parla”, “pollo che si crede un’aquila”, “scrofa ferita”; per Di Maio Renzi era uno “schizofrenico” e il PD un “partito di miserabili” che ha “un’idea perversa del concetto di democrazia”. Oggi però scopriamo che il M5S ha sempre guardato a sinistra per la formazione di un governo: “Di Maio? Dopo le elezioni, dato che non aveva la maggioranza assoluta, ha sostenuto proprio in questa trasmissione che l’opzione prioritaria del M5S era il dialogo col Pd. Ma quelli del Pd neppure gli rispondevano, mentre Salvini lo stalkerava al telefono. E quindi ha cominciato a parlare coi leghisti”. Sono le parole di Marco Travaglio. Il direttore del Fatto Quotidiano è sempre stato estremamente morbido nei confronti del M5S e sempre estremamente duro nei confronti del PD. Questa nuova apertura del direttore potrebbe essere funzionale a preparare l’elettorato grillino, da sempre fedele lettore del Fatto Quotidiano, ad un possibile accordo fra le due forze politiche.

    Il PD è spaccato fra gli “aperturisti” (come Maurizio Martina, Michele Emiliano, Francesco Boccia, Dario Ginefra, Beppe Lumia, Dario Franceschini, Piero Fassino, Andrea Orlando, Graziano Delrio e Anna Finocchiaro) e chi come Renzi è pronto a tornare alle elezioni pur di non cedere al nemico naturale: “Hanno impostato una trattativa violenta, con minacce e ultimatum. Vogliono mettermi con le spalle al muro: o dico sì al governo con i grillini o c’è il muro, cioè le elezioni. Ma io scelgo il muro, cioè le elezioni. Tanto io in Parlamento torno, Franceschini non so. Questi non hanno capito che non mi faccio intimidire. Sono pronto a trattare pure con Belzebù, ma certo non ho paura di chi nelle trattative politiche si comporta come sul web, con i metodi delle baby gang“. Sono questi i commenti attribuiti a Matteo Renzi dal Giornale.

    Consultazioni: il resoconto del 24 aprile 2018

    Roberto Fico

    Fallito il mandato esplorativo affidato alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, Mattarella passa ora la palla al presidente della Camera Roberto Fico. A lui, esponente dell’ala di centrosinistra del MoVimento 5 Stelle, la responsabilità di sondare il terreno in vista di un accordo di governo che abbia come asse portante un’intesa M5S-PD, e che sia aperto alle altre forze politiche che vorranno aderire. Fico ha due giorni per sentire i leader dei vari partiti per poi riferire al Quirinale. Gli incontri programmati in giornata sono due: Fico vedrà il PD alle 14:30 e il M5S alle 18:00. I nodi da sciogliere sono:

    • il veto di Luigi Di Maio che tende la mano al PD solo a patto che Renzi faccia un passo indietro (il possibile interlocutore potrebbe essere Luca Lotti);
    • la chiusura totale della Lega ad un accordo col PD.

    Le difficoltà sono dettate anche dal fatto che i programmi di M5S e PD hanno pochi punti in comune.

    Al 50° giorno dopo le elezioni del 4 marzo anche il presidente della Repubblica inizia a perdere la pazienza: Mattarella opta per quello che gli appassionati di gergo politico definiscono “mandato stretto”, ovvero una consultazione lampo con la quale Fico dovrebbe sondare il terreno e riferire entro due giorni.

    Intanto la sentenza con la quale viene sancito il ruolo di Marcello Dell’Utri nella trattativa Stato-mafia pone una pietra tombale sulle velleità politiche di Berlusconi: Di Maio, che già prima teneva la porta socchiusa nei confronti di Forza Italia, adesso l’ha chiusa a chiave.

    L’eventuale, e probabile, fallimento di Fico in questo nuovo giro di consultazioni potrebbe rafforzare l’asse FI-Lega, reso oggi più solido dalla vittoria alle elezioni regionali in Molise. Tuttavia, se anche Fico dovesse fallire in questo giro di consultazioni, l’avere comunque gettato le basi per una trattativa col PD potrebbe portare i 5 Stelle a spostare il perno a sinistra nel prossimo futuro. Questo innervosisce Salvini, che si dichiara pronto ad un accordo immediato: “Va bene anche un nome terzo o quarto. Basta che sia indicato dai vincitori”.

    Intanto si registra un’apertura di Marco Travaglio ad un possibile governo M5S allargato anche ad elementi del PD, con Gentiloni al ministero degli Esteri e Minniti agli Interni. Lo riportiamo perché il Fatto Quotidiano è sempre stato estremamente critico nei confronti degli esponenti del PD, ma sempre molto morbido nei confronti del M5S. Questa improvvisa apertura a Minniti e Gentiloni potrebbe essere la benedizione di Travaglio su un possibile governo M5S-PD.

    Consultazioni: il resoconto del 20 aprile 2018

    Matteo Salvini

    Il mandato esplorativo della Casellati si è concluso con un nulla di fatto e la presidente del Senato riferirà oggi a Mattarella. Lo stallo dunque continua.

    Nella serata di ieri il leader della Lega Matteo Salvini ha fatto un passo avanti dichiarandosi pronto a ricevere il preincarico. Per la verità Salvini ha ripetuto per mesi di essere pronto a governare in qualità di presidente del Consiglio, ma le dichiarazioni di ieri sono bastate a scatenare un vespaio politico e uno Speciale (piuttosto poco speciale per la verità) del direttore del TG La7 Enrico Mentana.

    Queste le dichiarazioni di Salvini: “Io ci proverò fino alla fine. Non mi interessano le logiche politiche, non mi interessa chi mi dice ‘non farti bruciare, non farti avanti’ [...] L’Italia non ha tempo da perdere, mi metto in campo io [...] O la va o la spacca”.

    Salvini gioca su due fronti: da una parte provoca Di Maio dichiarando di essere pronto all’accordo e facendo ricadere sui 5 Stelle la responsabilità dello stallo; dall’altra parte cerca di ridimensionare e tenere nell’angolo Berlusconi per rassicurare e invogliare i grillini.

    Ieri Salvini ha rassicurato l’ex Cav sul fatto che i veti 5Stelle contro di lui sarebbero venuti meno: “Penso che i veti possano cadere, ho parlato con loro e ho capito che è possibile”. Nulla di vero: Di Maio accetterebbe al limite un appoggio esterno. Forza Italia dovrebbe cioè sostenere un eventuale governo Lega-M5S senza farne parte. Proposta offensiva per chi, come Berlusconi, è abituato a fare il protagonista. “O siamo nel governo, o siamo all’opposizione. Non esistono altre ipotesi. La ‘proposta’ del M5S è per noi irricevibile”, sbotta Fabio Rampelli, il Capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.

    Consultazioni: il resoconto del 19 aprile 2018

    Roberto Fico

    Il mandato esplorativo affidato dal Quirinale alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati sembra essere già finito su un binario morto. La presidente Casellati è stata incaricata di svolgere le consultazioni al posto di Mattarella per vagliare la possibilità di formare un governo che abbia centrodestra e MoVimento 5 Stelle come asse portante ma, a quanto sembra, i nodi che hanno ingolfato la situazione politica delle ultime settimane sono ancora irrisolti: i grillini non intendono accogliere l’offerta di un accordo inclusivo anche con Forza Italia a meno che Silvio Berlusconi non accetti di fare un passo indietro.

    L’esito era prevedibile: la Casellati è una berlusconiana doc e come tutti si aspettavano la sua opzione era quella di stemperare e risolvere le tensioni fra Di Maio e il presidente di Forza Italia.

    Domani la presidente dovrà riportare la situazione a Mattarella e, come è prevedibile, a meno che non avvenga un colpo di scena il mandato esplorativo passerà lunedì mattina nelle mani del presidente della Camera Roberto Fico. Essendo Fico un esponente dell’area di centrosinistra del MoVimento 5 Stelle l’ipotesi degli analisti è che egli provi a tendere la mano al PD. Ma anche in quel caso c’è uno scoglio da superare: Di Maio ha dichiarato di accettare un’alleanza M5S-PD solo se Renzi si fa da parte. Anche per Fico si prospettano gatte da pelare.

    Se il PD entra dalla porta, la Lega potrebbe uscire dalla finestra: un possibile accordo M5S-PD potrebbe causare qualche mal di pancia a Salvini, il quale continua a ripetere “mai col PD”.

    Tuttavia il M5S oggi prova a sondare le intenzioni del PD per bocca del capogruppo del M5S al Senato Danilo Toninelli, che ai microfoni di Rtl 102.5 ha detto così: “Non faremo mai alleanze con Berlusconi, che ha fatto fallire il Paese. Al PD invece proponiamo di sederci al tavolo per scrivere un contratto di governo. Spero che i dem facciano un passo avanti, credo che i veti diventeranno qualcosa di diverso”.

    E il PD come replica? Fino a ieri il segretario reggente Maurizio Martina ribadiva l’intenzione di accomodarsi all’opposizione, oggi invece parla in modo differente aprendo alla “responsabilità”: “Anche in queste ore, in questi giorni, abbiamo sempre fatto passaggi di responsabilità. Faccio notare che siamo gli unici a essere saliti al Quirinale con delle proposte concrete [...] Ancora ieri abbiamo proposto tre precisi punti programmatici, concreti che faremo vivere nell’attività parlamentare a partire dalle prossime ore: lavoro, lotta alla povertà, assegno universale per le famiglie con figli. Così il PD può fare bene il suo mestiere per l’Italia”.

    Cosa significa tutto questo? Che il PD accetta la proposta del M5S di scaricare Renzi per creare un asse di governo con i grillini? Staremo a vedere.

    Consultazioni: il resoconto del 18 aprile 2018

    Maria Elisabetta Alberti Casellati

    Le consultazioni del Quirinale fanno un passo avanti. La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha ricevuto il mandato esplorativo per verificare quali condizioni esistano per un accordo di governo fra centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) e Movimento 5 Stelle. Casellati dovrà riferire al presidente della Repubblica entro venerdì.

    Il mandato esplorativo, in sintesi, consiste nell’affidare ad una figura istituzionale il compito di effettuare le consultazioni al posto del presidente della Repubblica. Questo dovrebbe garantire maggiore celerità e più informalità agli incontri. I nodi da sciogliere sono i ruoli di Forza Italia e del PD.

    Lega e MoVimento 5 Stelle sarebbero già pronti a fare un accordo, anche aperto ad altre forze politiche. Ma le condizioni poste dai grillini sono difficilmente praticabili al momento:

    • o un asse Lega-M5S-FI senza Berlusconi
    • oppure un asse Lega-M5S-PD senza Renzi

    Maria Elisabetta Alberti Casellati è un berlusconiana della prima ora e con molta probabilità cercherà di portare gli interlocutori verso un governo di larghe intese onnicomprensivo di tutte le forze politiche, quindi anche di Forza Italia.

    Seguiremo gli sviluppi.

    Consultazioni: il resoconto del 17 aprile 2018

    salvini orto

    Le consultazioni del Quirinale vanno verso la fase decisiva: sono passati oltre quaranta giorni dalle elezioni politiche e i partiti, lasciati liberi di organizzarsi, non hanno raggiunto alcun accordo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella punta adesso ad intervenire per sbloccare l’impasse. La scelta del presidente ricadrà verosimilmente fra una di queste due opzioni:

    un mandato esplorativo al presidente di uno dei due rami del parlamento o un preincarico a Matteo Salvini o a Luigi Di Maio.

    Nel primo caso la scelta dovrebbe ricadere sulla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, entrata in parlamento nel 1994 e quindi più esperta di Roberto Fico. La Casellati è una berlusconiana convinta e, verosimilmente, proverà a sondare la possibilità di un governo favorevole a Forza Italia: o large intese inclusive del proprio partito o un asse Forza Italia – Partito Democratico aperto anche ad altri soggetti politici.

    In caso il presidente dovesse optare invece per la seconda ipotesi, rimangono alcuni nodi da sciogliere:

    • Salvini accetta un governo FI-Lega-M5S, ma chiude le porte al PD.
    • Berlusconi, compagno di coalizione di Salvini, accetta un governo FI-Lega-PD, ma chiude le porte al M5S.
    • Di Maio accetta un governo FI-Lega-M5S, ma Berlusconi deve farsi da parte. In alternativa va bene un governo FI-Lega-PD, ma Renzi deve farsi da parte. Di Maio vedrebbe bene anche un governo allargato a tutte le forze politiche, ma Berlusconi e Renzi devono comunque farsi da parte.

    Fra Salvini e Di Maio intanto continuano gli schizzi di veleno: oggi Salvini ha postato un frecciatina social al capo de 5Stelle: “Se ci fosse qualcuno in gamba che sottoscrive un programma che condivido perché no. Io a differenza di Di Maio non sono qua a dire o governo io o non si fa niente”. E poi ancora una foto bucolica con una didascalia che è tutta un programma: “C’è chi chiude il forno, c’è chi cura l’orto!”

    Si tratta di una risposta ad un’accusa rivoltagli in precedenza da Di Maio: “Salvini si assume la responsabilità storica di continuarsi a legare a Berlusconi invece che sedersi al tavolo e iniziare a fare i fatti. Io aspetto qualche altro giorno ma poi uno di questi due forni si chiude”.

    Come andrà a finire?

    Consultazioni: il resoconto del 16 aprile 2018

    Il secondo giro di consultazioni al Quirinale si è concluso con un nulla di fatto. Le ipotesi più plausibili per sciogliere il nodo che porterà alla formazione del nuovo governo sono tre:

    • un governo istituzionale nelle mani del presidente di uno dei due rami del parlamento, Fico o Alberti Casellati;
    • un governo politico affidato alla Lega e allargato ai partiti che il Carroccio sceglierà come interlocutori (presumibilmente il M5S);
    • un governo del presidente affidato ad una personalità super partes che traghetti il Paese verso nuove elezioni.

    La situazione è complicata dalle tensioni interne alla coalizione di centrodestra e dentro al MoVimento 5 Stelle:

    • Berlusconi vuole evitare ad ogni costo un asse Lega-M5S e punta invece ad un governo allargato a tutte le forze politiche o ad un asse FI-PD. I grillini, che hanno fatto dell’onestà la loro bandiera, non hanno dimenticato le leggi ad personam e i processi che hanno visto coinvolto il leader di Forza Italia e non sono disposti ad accordi con Berlusconi. Per l’ex Cav restare fuori dai giochi sarebbe una rovina: non potrebbe più controllare eventuali provvedimenti su conflitto di interessi, riforma della giustizia e falso in bilancio. Tutti temi per lui delicatissimi.
    • Nel MoVimento 5 Stelle invece c’è qualche tensione fra Di Maio e Fico: il leader Di Maio pensava di stroncare le velleità politiche dell’antico rivale Roberto Fico, facendogli ottenere il prestigioso incarico di presidente della Camera. Ma se Mattarella dovesse affidare proprio a Fico la responsabilità del mandato esplorativo, Di Maio vedrebbe ridimensionato il proprio ruolo e perderebbe l’occasione di salire a Palazzo Chigi.

    La pubblicistica favoleggia di un dossier segreto in mano a Berlusconi con una lista di 50 parlamentari grillini pronti a cedere a compromessi con Forza Italia, pur di non tornare al voto dopo l’estate e, quindi, sicuri di non perdere la poltrona duramente conquistata e rimanendo privi dell’obbligo di restituire metà dello stipendio. Sarà vero? Berlusconi prova a spaccare i 5 Stelle anche tirando Di Battista per la giacchetta: qualche giorno fa Alessandro Di Battista ha dichiarato che durante la conferenza stampa congiunta Berlusconi ha trattato Salvini come tratta il suo cagnolino Dudù. Tanto basta a Berlusconi per dichiarare “Di Battista è dalla nostra parte!”

    Intanto Berlusconi ha dato all’amico-avversario Matteo Salvini un ammonimento tangibile, rimuovendo tre conduttori Mediaset che a suo giudizio sarebbero stati troppo amichevoli con la Lega durante la campagna elettorale: Paolo Del Debbio, Mario Giordano e Maurizio Belpietro.

    Consultazioni: il resoconto del 13 aprile 2018

    Le consultazioni del Quirinale potrebbero subire un’accelerazione improvvisa: il secondo giro di consultazioni si chiude oggi con l’audizione dei presidenti di Camera e Senato e con l’incontro con il presidente emerito Giorgio Napolitano, poi Mattarella dovrà trarre le sue conclusioni per l’affido del preincarico. Tre le opzioni sul tavolo.

    PREINCARICO ALLA LEGA: in quanto partito leader della coalizione che ha raccolto più voti (il 37%) l’incarico esplorativo finalizzato a vagliare la possibilità di formare un nuovo governo potrebbe essere affidato al leghista Giancarlo Giorgetti, che vanta doti di mediatore.

    MANDATO ESPLORATIVO ALLA PRESIDENTE DEL SENATO: Maria Elisabetta Alberti Casellati potrebbe ricevere l’indicazione di mediare fra Salvini e Berlusconi affinché appianino le loro divergenze e trovino una nuova intesa finalizzata alla formazione di un governo. La presidente del Senato è una berlusconiana di ferro e cercherebbe con ogni probabilità di puntare ad un governo di larghe intese che non penalizzasse FI, quindi no all’asse Lega-M5S e sì invece a larghe intese inclusive di tutte le forze politiche.

    GOVERNO DI SCOPO O DEL PRESIDENTE: Mattarella potrebbe in ultima soluzione affidare l’incarico ad un soggetto esterno alla politica, una persona super partes che formi un governo del presidente o di scopo che si occupi di dare stabilità al paese in attesa che il parlamento licenzi una nuova legge elettorale.

    I NODI DA SCIOGLIERE:

    • Il MoVimento 5 Stelle è disponibile a governare con la Lega e Forza Italia, ma Berlusconi deve fare un passo indietro.
    • I grillini sono disponibili anche ad un governo con la Lega e il PD, ma Renzi deve fare un passo indietro. La Lega è disponibile ad un governo con Forza Italia e il MoVimento 5 Stelle.
    • Forza Italia tende la mano alla Lega e al PD.
    • Il PD si tira fuori dai giochi e si accomoda all’opposizione.

    Consultazioni: il resoconto del 12 aprile 2018

    Il Quirinale ha dato il via alla seconda tornata di consultazioni. Il primo turno svoltosi la settimana scorsa si è concluso con un nulla di fatto. La sensazione è che le prove di dialogo fra Di Maio e Salvini potrebbero concretizzarsi in un asse capace di dar vita ad un nuovo governo.

    Restano da capire i ruoli di Forza Italia e del Partito Democratico: Di Maio chiede esplicitamente a Berlusconi di farsi da parte per far “partire un governo delle nuove generazioni”.

    L’ex Cav da parte sua teme che un governo senza la sua presenza potrebbe lasciare campo libero ad iniziative sul conflitto d’interessi e su altri temi per lui delicatissimi come prescrizione, corruzione e falso in bilancio. Berlusconi chiude totalmente ai 5 Stelle, sul finire di una conferenza stampa congiunta con gli alleati Salvini e Meloni l’ex Cav invita i giornalisti a fare i “bravi” e distinguere “i veri democratici da chi non conosce l’abc della democrazia”. Traduzione: non voglio accordi con i 5 Stelle, preferisco il PD.

    Ma il vero show si era visto pochi minuti prima: fingendo di lasciare la scena a Salvini, Berlusconi gesticola dietro le sue spalle come se il programma letto dall’alleato l’avesse in realtà scritto lui.

    Il PD, per bocca del segretario reggente Maurizio Martina, ha già accettato il ruolo di partito di opposizione, nonostante abbia conseguito il secondo miglior risultato elettorale come partito. Di Maio accetta il dialogo col PD, ma con un nuovo segretario che prenda il posto di Matteo Renzi.

    Al termine di questo secondo giro di consultazioni Mattarella trarrà le sue conclusioni per affidare un preincarico, presumibilmente a Di Maio o a Salvini.

    Consultazioni: il resoconto del 6 aprile 2018

    Ieri si è concluso, con un nulla di fatto, il primo turno di consultazioni e queste sono le intenzioni degli attori in gioco.

    MATTARELLA: il presidente della Repubblica prende tempo e non intende orientare lo scacchiere politico. Rispetto a Napolitano ha un altro stile: preferisce che i partiti regolino i loro conti da soli. Il presidente si riserva alcuni giorni di riflessione e dalla prossima settimana tornerà a incontrare i contendenti.

    DI MAIO: il leader dei 5 Stelle si gioca la partita della vita. Nello statuto del MoVimento è scritto chiaramente che qualunque esponente non può espletare più di due mandati, quindi se Di Maio mira a Palazzo Chigi deve fare la sua mossa adesso. Doccia fredda per l’elettorato grillino, che scopre con sconforto che il presidente del Consiglio non lo scelgono le urne, ma le consultazioni presidenziali. Ottima mossa quella di dichiararsi disponibile ad un accordo con il centrodestra senza Berlusconi e con il Pd senza Renzi: costringe gli altri partiti a regolare i propri conti in una lotta fratricida.

    MARTINA (ALIAS RENZI): il Pd si accomoda volontariamente all’opposizione e si tira fuori dagli accordi per un governo allargato. Si tratta di una scelta sorprendente, dal momento che stiamo parlando del secondo partito italiano.

    BERLUSCONI: l’ex Cavaliere è in una posizione scomodissima. Di Maio gli chiude le porte: in un governo di “onesti” a trazione grillina un personaggio come Berlusconi non avrebbe diritto di cittadinanza. Allora che fare? Berlusconi romperà con Salvini e tenterà l’accordo col Pd? In ballo c’è molto più di una manciata di poltrone: Berlusconi teme che il MoVimento 5 Stelle legiferi in materia di corruzione, prescrizione e conflitto d’interessi.

    SALVINI: il segretario della Lega vive un momento d’oro. Salvini riceve ammiccamenti da parte del M5S ed ha una sponda in Berlusconi, suo compagno di coalizione, anche se il loro è un matrimonio movimentato e pieno di scricchiolii. Chi sceglierà? La risposta sembra scontata.

    Consultazioni: il resoconto del 5 aprile 2018

    Siamo al secondo giorno di consultazioni e la situazione di stallo non sembra volersi sbloccare. Il presidente della Repubblica Mattarella si limita a fare da arbitro e non intende scendere in campo con scelte politiche come fece a suo tempo Napolitano. Oggi nell’agenda di Mattarella ci sono stati gli incontri con le delegazioni dei principali partiti: alle 10:00 il Pd, alle 11:00 Forza Italia, alle 12:00 la Lega e infine alle 16:30 il Movimento 5 Stelle dal momento che secondo prassi il partito più votato incontra il presidente a fine giornata. Mattarella ha concluso questa prima tornata di consultazioni annunciando che si prenderà alcuni giorni di riflessione, per poi procedere a nuovi incontri con le parti politiche nel corso della prossima settimana.

    Il mattatore di queste consultazioni è il leader dei 5 Stelle: Luigi Di Maio, forte del fatto di essere alla guida del partito che da solo ha ottenuto 1/3 dei voti, tende una mano a destra per un accordo senza Berlusconi e ne tende un’altra a sinistra per un accordo con il PD senza Renzi. Una mossa subdola e geniale che costringe i suoi interlocutori a prendere una posizione: Salvini deve scegliere se scaricare l’alleato Berlusconi per andare con i grillini e i piddini sono costretti ad un regolamento di conti interno dall’esito non scontato. Gli ammiccamenti Salvini-Di Maio ormai sono un fatto. Al momento il reggente del Pd è il renzianissimo ministro dell’Agricoltura, nonché vicesegretario del partito, Maurizio Martina che gestisce per conto di Renzi.

    Che il nuovo Governo avrà i 5 Stelle come perno è una certezza, ma occorre capire se si tratterà di un esecutivo allargato a sinistra col Pd oppure allargato a destra con Lega e Forza Italia. Oppure ancora se si tratterà di un governo di larghe intese con dentro tutto l’arco politico.

    Le cose potrebbero andare ancora per le lunghe: Di Maio sa che alle elezioni regionali del Friuli del 29 aprile il Movimento 5 Stelle rischia di fare un altro boom e vuole temporeggiare per far pesare sul tavolo delle trattative quel nuovo successo elettorale.

    Detto questo, andiamo a raccogliere gli esiti delle consultazioni.

    PARTITO DEMOCRATICO

    Per bocca del segretario reggente Maurizio Martina il Pd si tira fuori da ogni responsabilità e si accomoda all’opposizione: “L’esito elettorale per noi negativo non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino”. Quindi il Pd “con coerenza, responsabilità e serietà eserciterà l’attività istituzionale di minoranza parlamentare”.

    FORZA ITALIA

    Silvio Berlusconi sale al Colle accompagnato dalle capogruppo Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini. E’ la prima volta che donne di Forza Italia partecipano alle consultazioni. Berlusconi chiede un governo che si occupi delle “emergenze del paese”, che riparta dal centrodestra con la Lega come guida, in cui non prevalgono “invidia e odio sociale” così come atteggiamenti populisti e giustizialisti. Traduzione: l’ex Cav è disponibile a prendere parte ad un governo di scopo per risolvere determinate questioni, ma a patto che non si tocchino temi come tassa patrimoniale e conflitto d’interessi. Berlusconi, infine, chiude all’ipotesi di Luigi Di Maio premier: “Nessun populista a palazzo Chigi”.

    LEGA

    Salvini è aperto alle alleanze e assicura di essere pronto ad ascoltare “tutti partendo dal centrodestra”. Quindi anche il Pd, sua eterna nemesi. Salvini vuole dialogare con i 5Stelle per creare un governo “che duri almeno cinque anni”, ma non esclude un ritorno alle urne, improbabile e non desiderabile, ma non impossibile in caso di mancata intesa. Il segretario della Lega stigmatizza poi i personalismi che, dice, bloccano la nascita di un nuovo esecutivo. Si tratta di una frecciata a Di Maio che rivendica il ruolo di presidente del Consiglio.

    MOVIMENTO 5 STELLE

    Luigi Di Maio dice no alla grande coalizione ed apre ad un’intesa con Lega o Partito Democratico, basata su punti programmatici condivisi. E ribadisce anche come il nuovo esecutivo debba essere guidato dal partito che ha avuto la maggioranza dei voti, ovvero il Movimento 5 Stelle rappresentato dalla sua persona. Di Maio sgancia anche un siluro ai danni di Berlusconi, per il M5S la coalizione di centrodestra non esiste, esiste solo la Lega: “Non vogliamo spaccare la coalizione di centrodestra, ma il tema è che io non riconosco una coalizione di centrodestra. Perché non solo si sono presentati alle elezioni con tre candidati premier e tre programmi differenti, ma perché si sono preparati anche alle consultazioni divisi. E come abbiamo sentito anche oggi, hanno idee totalmente opposte sul M5S” e “una di queste forze non riconosce il M5S, perciò ci rivolgiamo alla Lega”. Silvio è avvisato.