Scuola: Salvini vuole concorsi su base regionale

Qual'è la proposta per la scuola di Matteo Salvini? Cerchiamo di fare chiarezza, fermo restando il fatto che nella campagna elettorale, la Lega, così come il suo leader, hanno detto cose molto diverse.

Pubblicato da Roberto Bosio Giovedì 8 marzo 2018

Scuola: Salvini vuole concorsi su base regionale

Ansa / Ansa
Matteo Salvini è uno dei vincitori delle elezioni politiche del 4 marzo 2018. La misura del suo successo elettorale può essere esemplificata dal fatto che il segretario della Lega sarà senatore per la Calabria. A Taormina il 23% ha scelto il simbolo con Alberto da Giussano, a Lampedusa il 15%. Risultati che sarebbero stati impensabili per la Lega fino a pochi anni fa.

Il successo ottenuto dalla Lega è figlio di una campagna elettorale fatta di tante promesse che non potranno mai essere rispettate. Un esempio di questa affermazione sono le proposte sulla scuola.

Cambiare la buona scuola

Matteo Salvini ha detto in diverse occasioni che la buona scuola sarà una delle prime leggi che il centrodestra cambierà una volta al governo. Con ogni probabilità la Lega ha preso diversi voti di insegnanti, soprattutto al sud, promettendo la cancellazione del sistema della chiamata diretta, e l’attivazione di tutti gli strumenti a loro disposizione per riavvicinare gli insegnanti al luogo di residenza. Ma hanno anche detto di voler superare l’attuale sistema di reclutamento.

Concorsi scuola su base regionale

Matteo Salvini e la Lega vogliono che in futuro il reclutamento per la scuola avvenga attraverso concorsi su base regionale. In passato tentativi simili sono stati bloccati perché andavano contro l’articolo 16 della Costituzione (“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale”). Per cercare di eludere questo ostacolo, la Lega vorrebbe introdurre il concetto di “domicilio professionale”.

Cos’è il domicilio professionale?

A ogni regione spetterà il compito di reclutare i docenti, e maestri e professori potranno scegliere liberamente in quale Regione eleggere il proprio domicilio professionale. Verrebbe abrogata la norma della buona scuola che stabilisce il principio che i contratti di lavoro a tempo determinato non possano superare i 36 mesi. E gli insegnanti di ruolo dovranno impegnarsi a risiedere nella regione in cui sono stati stabilizzati per almeno 10 anni.

Il rientro degli insegnanti al Sud

La genericità delle proposte fatte finora da Matteo Salvini e dalla Lega non permette di essere più precisi – non è stato detto nulla ad esempio del meccanismo con cui avverrebbe la mobilità tra una regione e l’altra: i tanti di ruolo al nord, dovrebbero vincere un concorso nella loro regione d’origine?
Le uniche cose che si possono dire è che il meccanismo proposto dalla Lega difficilmente potrebbe resistere all’ondata di ricorsi che sicuramente produrrebbe. E se non fosse così, costringerebbe, con ogni probabilità, decine di migliaia di insegnanti provenienti dalle regioni del Sud, a rinunciare per tempi medio-lunghi al ritorno a casa. Quanti di loro – e delle loro famiglie – tornerebbero a votare Lega e Matteo Salvini?