Elezioni politiche 2018, chiuse le urne: affluenza definitiva del 73%

Italiani al voto per il rinnovo del Parlamento. Affluenza oltre il 70%, in crescita rispetto al 2013. Ora gli occhi sono puntati sul dopo elezioni. M5S brinda al trionfo, Pd in coda. Polemiche sui social per i tagliandi antri frode, le lunghe code e i ritardi.

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    Elezioni politiche 2018, chiuse le urne: affluenza definitiva del 73%

    Oltre 46 milioni di italiani sono stati chiamati alle urne per le elezioni politiche e Regionali del 4 marzo 2018 dalle 7 alle 23 per il rinnovo del Parlamento e l’elezione dei nuovi 630 deputati e 315 senatori della XVIII legislatura; in Lombardia e Lazio si è votato anche per i nuovi consigli Regionali. Il dato che più preoccupava era quello dell’astensionismo, ma l’affluenza definitiva è oltre il 73%. Alle ultime politiche del 2013 andò a votare il 75,19 % degli aventi diritto, segnando per la prima volta nella storia della Repubblica un dato sotto la soglia dell’80% e con un calo di oltre 5 punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale. A differenza delle altre, per le elezioni 2018 si è votato solo in una giornata. Lo spoglio è iniziato dopo la chiusura dei seggi, alle 23, mentre quello delle Regionali partirà alle 14 di lunedì 5 marzo.

    Testi a cura di Kati Irrente e Lorena Cacace

    Secondo i dati ministeriali, gli elettori chiamati alle urne per l’elezione di 618 deputati e 309 senatori sono stati, per la Camera dei Deputati, 46.604.925, di cui 22.430.202 maschi e 24.174.723 femmine, per il Senato della Repubblica 42.871.428, di cui 20.509.631 maschi e 22.361.797 femmine. Le sezioni sono 61.552.

    Gli elettori della circoscrizione estero, sulla base dei dati dell’apposito elenco definitivo, sono, per la Camera dei Deputati 4.177.725, e per il Senato della Repubblica 3.791.774, ed eleggeranno, rispettivamente, 12 deputati e 6 senatori.

    Elezioni 2018

    AFFLUENZA ORE 23: Secondo i dati ufficiali del ministero, l’affluenza alle ore 23 per le elezioni politiche 2018 è del 73,18% alla Camera (7.478 Comuni su 7.958). Al Senato è 73,27 (7.470 Comuni su 7.958)

    AFFLUENZA ORE 19: l’affluenza alle ore 19 è stata del 58,41%. Alla stessa ora, nel 2013, l’affluenza era stata del 46,7%, ma in quella tornata elettorale si votava in due giorni.

    AFFLUENZA ORE 12: l’affluenza alle ore 12 è del 19,38%. Il dato è più alto rispetto alle politiche del 2013 quando si registrò un’affluenza del 14,9% e di poco meno di un punto più basso del referendum del 2016 al 20,1%.

    BUFALE E FINTI EXIT POLL SU WHATSAPP

    Nel pomeriggio di domenica su Facebook è diventata virale una bufala, una fake news che parlava di 500mila schede già votate per il PD, ritrovate in un’inesistente “liceo Parnaso” di Messina e in “via Europea” di Palermo. Altre false notizie sono state condivise via chat. Anche Enrico Mentana ha annunciato su Facebook una serie di falsi exit poll assegnati agli istituti di sondaggi più famosi in circolazione su Whatsapp e Telegram fin dal primo pomeriggio di domenica. Ricordiamo che gli exit poll si cominceranno a elaborare alla chiusura dei seggi, quindi dopo le 23, dato che in Italia è vietato dalla legge divulgare exit poll a urne aperte. I dati che sono stati messi in circolazione prima della chiusura delle urne non hanno alcuna attendibilità.

    BEPPE GRILLO VOTA CON IL BADGE ‘L’ELEVATO’

    Beppe Grillo ha votato nel primo pomeriggio nel seggio di Sant’Ilario a Genova. Il fondatore del Movimento 5 stelle ha mostrato ai fotografi e ai reporter il pass col simbolo del M5s e la scritta ‘L’Elevato’. Ad accompagnarlo in sottofondo il suono che usciva dall’autoradio, che trasmetteva a tutto volume la canzone ‘Walk on the wild side’ di Lou Reed.

    DI BATTISTA SBAGLIA SEGGIO, BERSANI IMBUCA LA SCHEDA CON IL TAGLIANDO

    Mattinata di votazioni ricca di errori e non solo per le schede stampate male. Dopo la contestazione a seno nudo contro Silvio Berlusconi, è stata la volta di Alessandro Di Battista che ha sbagliato seggio elettorale. Il deputato M5S si era presentato al seggio di via Taverna a Roma, ma non risultava nella lista a causa di un recente cambio di residenza. Dopo qualche minuto, la situazione è stata risolta e Di Battista è stato mandato al seggio giusto di via Vallombrosa: “È colpa di un cambio di residenza, ti devono mandare un tagliandino e a me non è arrivato”, ha detto l’esponente grillino in evidente imbarazzo. Battute anche da parte dei cronisti che lo aspettavano: “Colpa del comune? Colpa della Raggi?”.

    A sbagliare è stato anche Pierluigi Bersani che ha messo da solo la scheda nell’urna, dimenticando di consegnarla al presidente di seggio per rimuovere il tagliando anti frode. “Vabbè, è lo stesso, mi scusi. Poi lo togliamo dopo”, ha commentato la presidente di seggio.

    POLEMICHE SUL TAGLIANDO ANTI FRODE E IL VOTO SEGRETO

    Intanto sui social scoppiano le prime polemiche sul tagliando anti frode ideato per evitare brogli elettorali. Qualche utente ha scritto che i tagliandi non vengono distrutti ma conservati in una busta, rendendo a loro dire riconoscibile il voto che quindi non sarebbe più segreto: ciò ovviamente non è possibile perché la scheda, una volta tolto il tagliando e infilata nell’urna, rimane completamente anonima.

    polemiche tagliandi anti frode elezioni

    Il tagliando anti frode è la novità delle elezioni politiche italiane 2018 ed è stato ideato per evitare brogli, come l’inserire nell’urna una scheda già compilata e non quella ricevuta dal presidente di seggio.

    Come funziona il tagliando anti frode? Una volta arrivati al seggio, il presidente consegna le schede e detta agli scrutatori il codice della scheda che sta dando all’elettore. Dopo il voto, è lo stesso presidente a prendere le schede e strappare il tagliando prima di inserirle nell’urna.

    I tagliando vengono consegnati al Comune per un doppio controllo, cioè per assicurare che siano state utilizzate solo le schede date al seggio e non altre. Inoltre, non è possibile distruggere i tagliandi in quanto la distruzione di materiale elettorale è illegale.

    SEGGI APERTI IN RITARDO A PALERMO

    Elezioni 2018, Sergio Mattarella alle urne
    Il Capo dello Stato Sergio Mattarella vota a Palermo / Ansa

    A Palermo si sono registrati ritardi di due ore nell’apertura dei seggi a causa di un errore nella stampa delle schede elettorali dopo che il Comune aveva sbagliato a delimitare i confini delle sezioni, mettendone parte del collegio Palermo 1nel collegio di Palermo 2, che comprende anche Bagheria, con il conseguente errore di riferimento dei candidati. Da qui la necessità di ristampare nella notte oltre 200mila schede e di riconsegnarle alle 200 sezioni del capoluogo siciliano : alle 10 tutti i seggi di Palermo sono stati aperti e le operazioni procedono con regolarità. Tra i primi a recarsi al seggio di Palermo per votare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

    Ritardi anche a Roma dove un presidente di seggio ha svuotato l’urna per la presenza di schede sbagliate. Errori nelle schede anche per le elezioni regionali a Mantova dove la lista del PD non ha il riferimento al candidato Giorgio Gori. In questo caso si è deciso di non ristamparle e i dem hanno annunciato possibili ricorsi.