Voto disgiunto: cos’è e come funziona

In Italia il voto disgiunto è ammesso per le elezioni regionali e, nell'ambito delle elezioni amministrative, per quelle comunali nei Comuni superiori ai 15.000 abitanti. Ma vediamo nel dettaglio cos'è il voto disgiunto, come funziona e cosa significa

Pubblicato da Redazione NanoPress Martedì 20 febbraio 2018

Voto disgiunto: cos’è e come funziona

Elezioni: cos'è il voto disgiunto e come funziona / ansa

Quando siamo nel periodo delle Elezioni il voto disgiunto torna a interessare gli italiani, perché in tanti si chiedono ancora ‘ma cos’è il voto disgiunto e come funziona’? Quando è possibile effettuare il voto disgiunto? E soprattutto quando, invece, è vietato? Vediamo di capire, grazie a questa piccola guida, come funziona il voto disgiunto in Italia e come non rischiare di annullare il proprio voto.

In Italia il voto disgiunto con la legge elettorale Rosatellum non è possibile per le elezioni politiche. Ma è invece permesso per le elezioni Regionali e Comunali (con determinate eccezioni), quindi per le elezioni amministrative.

Voto disgiunto, cos’è e come funziona

Con il voto disgiunto si può votare, quindi mettere la croce sulla scheda elettorale, contemporaneamente sul nome di un candidato di un determinato partito o di una coalizione e su una lista o sul nome di un consigliere diversi da quelli che lo sostengono ufficialmente. Spieghiamo ulteriormente.

Il voto disgiunto alle elezioni Comunali

Il voto disgiunto è possibile in occasione delle Elezioni Regionali e Comunali, ma in questo caso solo nei Comuni con più di 15mila abitanti. In questi Comuni è dunque possibile votare in diversi modi: solo per il candidato sindaco, barrandone il nome; solo per la lista, barrandone il simbolo (in questo caso il voto si estende automaticamente al candidato sindaco della lista scelta); barrando il nome del sindaco e una lista non ad esso collegata: ed è questo il voto disgiunto.

Il voto disgiunto alle Elezioni Regionali

In occasione delle elezioni Regionali, ciascuna lista elettorale presenta un proprio candidato per il posto di presidente della Regione. E’ pacifico che più liste possono condividere lo stesso candidato. Il cittadino elettore può dunque esprimere due voti sulla stessa scheda: uno per una lista – al quale, tra l’altro, può aggiungere un voto di preferenza – e uno per un candidato presidente che può anche far capo a una lista diversa.

Che senso ha il voto disgiunto? Si tratta di una scelta che, almeno a primo impatto, indica incoerenza. Può essere utilizzata per sostenere la presenza in Consiglio Comunale di una lista il cui candidato ha poche speranze di vittoria; per scegliere una lista diversa da quella del candidato sindaco votato, se la sua non convince. Si può inoltre scegliere di votare un candidato consigliere solo per amicizia o convenienza, spostando la preferenza su un altro sindaco. Insomma, ecco perché i voti totali di un candidato sindaco e quello delle liste collegate non coincidono praticamente mai.

Il voto disgiunto può avere un forte peso politico, ad esempio a favore di un candidato sindaco forte ma con alle spalle una lista debole.

La curiosità: secondo YouTrend, con le nuove schede elettorali in vigore dal 2014 il voto disgiunto è in calo. Prima, infatti, il riquadro con il nome del candidato sindaco (o presidente della Regione) era più grande ed era praticamente impossibile “dimenticarsi” di barrarlo. Oggi il nome si trova in un riquadro più piccolo, e non per tutti è così automatico metterci la croce. Barrando solo la lista, il voto si estende in automatico al candidato collegato e in questo caso non viene espresso alcun voto disgiunto.

(Testi a cura di Francesco Minardi e Kati Irrente)