Elogio degli hater, veri paladini della moralità

Mauro Di Gregorio Giornalista Venerdì 11 gennaio 2019 Il nano che ti sveglia, Social Network, Tecnologia
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Elogio degli hater, veri paladini della moralità
Foto di wavebreakmedi/Shutterstock.com

Gli hater sono una categoria ingiustamente bistrattata: la società li liquida come odiatori seriali o come superflui imbecilli, senza apprezzare il fondamentale ruolo che ricoprono e che scopriremo fra poco. Gli hater sono in realtà uno strepitoso collante sociale.

Gli hater sono stati ridicolizzati in prima serata da Maurizio Crozza nella parodia dell’odiatore Napalm 51.
Gli hater rientrano in quella “legione di imbecilli” individuata da Umberto Eco anni fa: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.
Il giornalista cult Enrico Mentana ha incluso gli odiatori nel sottogenere umano dei “webeti”.

Ogni giorno il circuito dell’informazione digitale sforna almeno un articolo contenente un’antologia dei messaggi d’odio pubblicati dalla gente più furiosa di Facebook e Twitter.

Il circolo dell’informazione funziona così:

  1. un giornale riporta un evento di qualsiasi natura;
  2. la stragrande maggioranza degli utenti pubblica un’opinione che rientra nei parametri dell’accettabilità;
  3. una sparuta minoranza si dimostra rabbiosa e insultante;
  4. i giornali puntano i fari su quei quattro gatti rabbiosi e raccolgono un’antologia di rigurgiti d’odio digitale, pubblicando un articolo sdegnato e ingigantendo il peso di opinioni minoritarie come se rappresentassero uno tsunami di bile che travolge ogni cosa;
  5. l’articolo riceve sui social centinaia di commenti sdegnati e le opinioni d’odio vengono così circoscritte e disinnescate, come bacilli sconfitti da un antibiotico.

Gli hater contribuiscono così, seppur involontariamente, a ridisegnare e rafforzare i confini di ciò che è socialmente accettabile pensare, dire e scrivere in un contesto pubblico. Lunga vita agli hater, veri paladini della moralità.