Il Giro d’Italia: un’occasione commerciale non sfruttata

Il Giro d'Italia è una continua occasione persa a livello commerciale da parte del nostro paese intero, un vero peccato che non sia come il Tour de France, una vera potenza espressa al 100 per cento

Diego Barbera Giornalista, videomaker e sportivo Lunedì 19 maggio 2014 Ciclismo, Giro d'Italia, Sport, Tour De France
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Il Giro d’Italia potrebbe essere una vetrina pazzesca un po’ come lo è il Tour de France oltre le Alpi, ma si sa che i francesi sanno vendere ciò che hanno molto meglio di noi. Abbiamo potenzialità cento, mille volte superiori ai nostri cugini, ma non siamo capaci di valorizzarle e così perdiamo occasioni a ciclo continuo. Mi torna sempre in mente un ricordo di quando ero bambino e mi trovavo in Provenza con i miei genitori in vacanza: incontravamo spesso cartelli che pubblicizzavano il fantasmagorico “Pont Julien”, un ponte di epoca romana che scavalca il Calavon sulla Via Domizia, perfettamente conservato, che si invitava a visitare. Così abbiamo ceduto alle lusinghe e siamo andati a rintracciarlo. Be’, è un qualcosa che da noi sarebbe già crollato oppure sarebbe stato dimenticato, mentre lì hanno creato un business.

Ci sono hotel, ristoranti, negozietti insomma tutto il classico tran-tran commerciale intorno a qualcosa che attira attenzione e che dunque ha potenzialità. Noi di ponti così, o di altro del genere, ne abbiamo a manciate eppure non abbiamo la furbizia dei francesi e non sfruttiamo ciò che ci siamo trovati tra le mani gratis. Per il Giro d’Italia è lo stesso: col passare degli anni l’abbiamo lasciato deperire e abbiamo fatto sì che si perdesse interesse, si è passati da un fenomeno di costume che attirava milioni di persone in strada e nelle piazze a qualcosa che stupisce e che sorprende, ma solo dopo il passaggio. C’è un classico fenomeno che ho riscontrato in questi otto giri.

E il fenomeno è quello dello stupore della gente a proposito del Giro: quando la manifestazione passa o meglio si ferma (partenza o arrivo) presso la città, le persone si meravigliano di quanto sia un qualcosa di originale e mai visto prima. Una grandissima festa organizzata con migliaia di professionisti (allestimento, animazione, stampa, fotografi e ovviamente gli atleti e staff) come un paese itinerante, un grande circo con biglietto gratuito che ti fa visita e ti prende nel suo vortice. È sintomatico del fatto che sia un’idea ancora vincente e con grande appeal, la gente compra in massa gli orrendi gadget a 10 euro, forse ipnotizzati dal mantra ossessivo dei furgoncini “10 euro? 10 euro, ma solo 10 euro? Ma si 10 euro, venite a comprare il kit del Giro a 10 euro. 10 euro.”

Giro occasione persa

E in generale in TV sarebbe una vetrina clamorosa, un po’ come lo è il Tour de France in Francia che viene mandato in onda in integrale per parlare del territorio e mostrarlo in diretta analizzando tutto ciò che offre a livello turistico, enogastronomico, di arte e di curiosità. Un inno alla nazione nel quale lo sport è quasi una scusa. Perché non ne prendiamo spunto? Forse allora c’è da sperare nelle voci che danno come l’organizzazione del Tour prossima a appiopparsi anche quella del Giro, sarebbe forse una manna dal cielo perché potrebbe risollevare un movimento assopito e dare nuova forza non solo al ciclismo.