Evangelion su Netflix: il doppiaggio di Gualtiero Cannarsi innesca le polemiche

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Evangelion su Netflix: il doppiaggio di Gualtiero Cannarsi innesca le polemiche
Junko Kimura/ Getty Images Entertainment/Getty Images

Evangelion è uno degli anime cult degli Anni ’90. In Italia fu trasmesso da MTV dal 2000 al 2002 e segnò un punto di svolta nella cultura pop dell’epoca per gli innumerevoli spunti di riflessione estetici, scientifici e filosofici, nonché per i continui rimandi religiosi all’ebraismo e al cristianesimo. Oggi quell’anime monumentale è stato riproposto da Netflix, ma buona parte dei fan è scontenta. Scopriamo perché.

Dopo un certo periodo di tempo i diritti per il doppiaggio di un anime scadono. A questo punto chi voglia riproporre l’opera al pubblico ha due strade: riacquistare i diritti o procedere al ridoppiaggio. Per Netflix sarebbe stato difficile e oneroso ricontrattare i diritti di doppiaggio per più di 190 paesi, per cui ha deciso di offrire l’opera con nuovi dialoghi. E qui nascono i problemi.

I nuovi dialoghi di Evangelion sono stati affidati al direttore di doppiaggio Gualtiero Cannarsi, già noto agli appassionati di animazione per i doppiaggi dei capolavori dello Studio Ghibli. Se una parte dei fan dello Studio Ghibli apprezza i lavori di Cannarsi, un’altra parte protesta ad ogni nuova uscita. Il motivo è da ricercarsi nello stile scelto da Cannarsi, giudicato da molti vetusto, arzigogolato, innaturale, pomposo e artificioso (chi volesse farsi un’idea può guardare questo video).

Oggi lo stile “Cannarsi” è stato applicato alla nuova edizione di Evangelion. Il risultato è un fiume di indignazione social che tracima da Facebook, Twitter e YouTube.

Nell’opera la storia ruota attorno ad alcune creature gigantesche e mostruose che, scendendo dal cielo, spargono morte e devastazione. Nella vecchia edizione di Evangelion queste creature erano definite “Angeli”. Cannarsi le ha rinominate “Apostoli”, traduzione letterale del termine originale “shito”.
E qui c’è il primo problema: dopo un’abitudine ventennale consolidatasi un una solida prassi, molti utenti non sono disposti a cambiare terminologia. Inoltre l’anime stesso mostra la parola “Angel” nelle grafiche e nei titoli, scelta precisa della produzione. Anche il merchandising ufficiale uscito in Giappone negli Anni ’90 riportava la dicitura “Angel”. Alla maggior parte delle creature è poi associato il nome di un angelo secondo la tradizione giudaico-cristiana, cosa che stride con la scelta del termine “apostolo”.

Per quanto riguarda invece i dialoghi, nuovamente accusati di essere arzigogolati e grotteschi, Cannarsi si giustifica sostenendo di avere operato le traduzioni più fedeli per immergere lo spettatore nella reale cultura nipponica. Questa alle orecchie di molti suona come una vera e propria ammissione di colpa: come è possibile, ci si domanda, immergere uno spettatore italiano moderno nelle atmosfere del Giappone di fine Anni ’90? Come è possibile tradurre letteralmente locuzioni giapponesi e renderle digeribili alle orecchie italiane?
Qui è possibile vedere un confronto fra i vecchi e i nuovi dialoghi di Evangelion.

Ecco qualche esempio per capire di cosa si stia parlando: “Be’ Shinji, io non posso che starmene qui ad annaffiare. Però quanto a te, quanto a quello che non puoi fare che tu, per te, qualcosa da poter fare potrebbe esserci […] Decidi da te stesso che cosa adesso tu stesso debba fare!” Suona effettivamente come uno scioglilingua…
In un’altra scena un generale ordina un attacco con… “nessuna recalcitranza”.

L’accusa mossa a Cannarsi è quella di essersi comportato come un traduttore e non come un adattatore. Avrebbe cioè tradito l’obiettivo di armonizzare e rendere comprensibili per gli italiani i dialoghi giapponesi di Evangelion.

Secondo questa logica “ciucciati il calzino”, il tormentone di Bart Simpson, dovrebbe essere tradotto come “mangia i miei pantaloncini” dal momento che l’insulto in lingua originale è “eat my shorts”.

Restiamo in ambito angloamericano: generalmente l’esclamazione “enough bullshit!” viene tradotta in “basta cazzate!” o “basta con le stronzate!”
Probabilmente Cannarsi la tradurrebbe così: “C’è abbastanza merda di toro!

Siamo scesi troppo in basso, quindi alziamo il livello col greco antico: il leggendario “molon labe” (μολὼν λαβέ), che secondo la tradizione sarebbe stato urlato alla battaglia delle Termopili da re Leonida I di Sparta in direzione dei persiani che gli intimavano di consegnare le armi, dovrebbe essere tradotto non come “venite a prenderle”, ma con uno sgrammaticato “prendi venendo”.

La questione resta aperta. Da una parte c’è un Cannarsi inamovibile e impermeabile alle critiche, dall’altra migliaia di fan delusi e irritati che sperano che Netflix rimuova il nuovo doppiaggio e ripristini quello di 20 anni fa, cosa alquanto improbabile. Netflix nel frattempo si è chiusa in un assordante riserbo.

Per i critici anti-cannarsiani una soluzione di compromesso, al momento, potrebbe essere quella di gustare l’opera in giapponese con sottotitoli in italiano. Sottotitoli, non si sa per quale motivo, rimasti quasi immuni alle traduzioni letterali cannarsiane.

Ma le domande che tutti si pongono adesso sono: Cannarsi finirà col cedere alle critiche e modificherà il suo modus operandi oppure continuerà tetragono con le sue traduzioni letterali che frastornano gran parte degli spettatori?
E i committenti di Cannarsi, le varie società di produzione e distribuzione, continueranno ad affidarsi a lui pur sapendo che gran parte degli utenti sono insoddisfatti del suo lavoro?
Chi vivrà vedrà, noi non possiamo che starcene qui ad attendere gli sviluppi. Però quanto a Cannarsi, quanto a quello che non può fare che Cannarsi, per Cannarsi, qualcosa da poter fare potrebbe esserci […] Decida Cannarsi stesso che cosa adesso Cannarsi stesso debba fare!