Armi di distrazione di massa: quando non puoi risolvere un problema, creane un altro

Dopo Conan il distruttore, ecco Matteo il distrattore: perché Matteo Salvini entra di diritto nell'Olimpo dei distrattori di massa

Mauro Di Gregorio Giornalista Venerdì 10 maggio 2019 Il nano che ti sveglia, Matteo Salvini, Politica
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Armi di distrazione di massa: quando non puoi risolvere un problema, creane un altro
ANSA/ANGELO CARCONI

Distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali e di difficile soluzione per orientarla sulle inezie è la base della strategia politica occidentale. E in quest’arte noi italiani, trattandosi di inezie, siamo maestri indiscussi.

Noam Chomsky è un linguista, filosofo e attivista americano. La prima regola del decalogo della manipolazione di Chomsky è la “strategia della distrazione”. Attenzione: il decalogo che rimbalza su web e social network in realtà non è mai stato scritto direttamente da Chomsky, il quale lo ha disconosciuto. Qualche appassionato si è divertito a mettere insieme dichiarazioni esternate da Chomsky nel corso della sua lunga carriera e frasi estrapolate dai suoi libri, condendole con altre considerazioni, al fine di creare questo famoso decalogo preso per buono anche da psicologi e giornalisti di mezzo mondo. Il motivo del successo? Questo decalogo funziona maledettamente bene e smaschera le strategie con le quali mass media, politici e corporations ci prendono in giro. Ed è per questo che ne parleremo.

La prima regola del decalogo è la “Strategia della distrazione” e consiste nel deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi importanti per dirottarla su temi di importanza secondaria o addirittura di nessuna importanza, bombardando le persone con un flusso continuo di informazioni insignificanti, problemi secondari, tematiche inesistenti o inezie.

Silvio Berlusconi ai suoi tempi era l’eroe indiscusso: era capace di aizzare milioni di italiani contro la minaccia dei comunisti, sebbene in Italia i comunisti fossero ormai ridotti a una mera rievocazione folkloristica.

Oggi Matteo Salvini entra di diritto nell’Olimpo dei distrattori di massa. Dopo Conan il distruttore, ecco Matteo il distrattore.

I problemi dell’Italia sono tanti e gravissimi: debito oltre il 132% del PIL, crescita che balla fra lo 0,1 e lo 0,2%, deficit al 2,4%, rischio di aumento dell’IVA al 25%. In più mafie, emergenze abitative, tasso medio di disoccupazione al 10,3% (con punte oltre il 20% nelle province più depresse del Sud), 5 milioni di residenti in povertà assoluta (in Italia una persona su 12 è povera), infrastrutture carenti, 91% del territorio nazionale a rischio idrogeologico, burocrazia bizantina, 4mila edifici scolastici a rischio, corruzione e chi più ne ha più ne metta.

In un contesto così disastrato ci aspetteremmo che il leader di un partito di governo lavorasse con impegno per risolvere quanti più problemi possibile. Invece Salvini percorre la strada della distrazione di massa, individuando un nemico al giorno, vero o presunto, e aizzandogli contro le masse.
Ecco, in ordine sparso, gli arcinemici che assorbono le attenzioni di Matteo Salvini: Fabio Fazio, Roberto Saviano, la cannabis legale, l’Europa, i centri sociali, i clandestini (ne aveva annunciati 500mila ma poi si è scoperto che non sono più di 90mila), Emmanuel Macron, Gino Strada, Elsa Fornero, Gad Lernerd, Laura Boldrini, Leoluca Orlando, Luigi De Magistris, Mimmo Lucano, Virginia Raggi, Michela Murgia, Chef Rubio, Asia Argento, le ragazzine che lo criticano alle manifestazioni, Vauro, la dieta

Ogni distrattore di massa prima o poi si ritrova a fronteggiare il medesimo problema: la realtà ha la fastidiosa abitudine di presentare il conto. Ma ogni bravo distrattore sa quando giocare la carta del vittimismo e incolpare qualcun altro per i propri insuccessi!
A chi darà la colpa Salvini quando per scongiurare l’aumento dell’IVA occorrerà varare una Manovra da lacrime e sangue? A Fazio o alla cannabis legale? Oppure farà previdentemente cadere il governo un attimo prima che le cose volgano al brutto, così da costringere altri ad accollarsi l’onere di varare la Finanziaria? Chi vivrà vedrà (e pagherà il conto).