La cena dei rifugiati: cibo, storie e aneddoti dei migranti di Food and Colors

'La cena dei rifugiati' che propone l'associazione milanese Food and Colors è un bell'esempio di integrazione che vi consiglio di scoprire. In questo momento sociale difficile per l'Italia combattiamo l'ignoranza con l'informazione e conosciamo meglio la provenienza, la storia, il bagaglio culturale di chi è meno fortunato di noi e scappa da un paese in guerra e dalla fame.

Angela Bruno Redattrice Mercoledì 27 giugno 2018 Il nano che ti sveglia, Lifestyle
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La cena dei rifugiati: cibo, storie e aneddoti dei migranti di Food and Colors
L’albicocca è uno dei frutti simbolo dell’Armenia

Il frutto simbolo dell’Armenia sono le albicocche, insieme al melograno. In questo momento difficile per l’Italia, in cui il ministro dell’Interno Salvini lancia la campagna #chiudiamoiporti alzando di molto i toni e l’odio razziale, c’è chi decide di non arrendersi. La cena dei rifugiati è un appuntamento mensile dell’associazione milanese Food and Colors che ha lo scopo di aiutare i ragazzi migranti a imparare un mestiere e a trovare lavoro, integrandosi nella nostra società. E se l’Italia decide di avere paura e si rinchiude nel qualunquismo più becero c’è chi sceglie di credere ancora di più nei propri valori e di non abbandonarli.

“Food and Colors nasce dalla mia esperienza di volontariato iniziata nel 2014 per caso al mezzanino della stazione centrale di Milano, luogo in cui arrivavano a centinaia i profughi siriani” mi dice Susy Iovieno, ideatrice e fondatrice del progetto che nel 2017 prenderà questo nome, spinta dalla curiosità di conoscere il cibo dei luoghi di provenienza dei migranti che l’ha portata inizialmente a organizzare aperitivi tra volontarie e poi a proporre chef mediorientali a domicilio. L’obiettivo dell’associazione è infatti quella di insegnare a questi ragazzi come destreggiarsi in una cucina professionale e a servire i commensali, in modo da dar loro modo di imparare una professione e integrarsi con le persone che partecipano alle cene.

Cena armena food and colors
L’interno del ristorante Qking di Dergano dove si svolgono le cene di Food and Colors

Le cene mediorientali si svolgono all’interno del Qking Restaurant a Dergano. Appena fuori dalla metropolitana già si respira il clima suburbano di una periferia, quella di Milano Nord, crogiolo di culture ed etnie differenti che non sempre però riescono a convivere. La cena armena è ricca di colori e profumi: una cucina che mixa le tradizioni culinarie di paesi come la Persia, la Turchia, la Georgia. I kinkali, fagottini ripieni di pasta di origine georgiana appunto, sono stati preparati a mano da un cuoco giovanissimo, Gabriel, che è richiedente asilo armeno. Durante la cena del 13 giugno mi vengono offerti anche i dolma, involtini di cavolo ripieni di carne, riso e spezie e l’Iman Bailachi, una squisita crema di melanze, pomodori, coriandolo e altre spezie, oltre ad un immancabile antipasto con hummus e babagannusc e al Gatha, dolce tipico di questo paese.

kinkali cena armena
I kinkali georgiani

Il feedback degli ospiti alle cene mediorientali organizzate da Food and Colors è sempre positivo. “La sala che utilizziamo contiene al max 48 posti e mediamente raggiungiamo il numero massimo, in genere i partecipanti ritornano, alcuni sono ormai fissi e i giudizi sempre positivi nel complesso, piace l’idea di una serata diversa, ascoltare i racconti e le ricette dei ragazzi migranti” dice ancora Susy Iovieno, sottolineando bene quanto quella proposta dall’associazione sia una cena esperenziale, che al di là di assaggiare sapori e gusti di una cucina lontana a una cifra popolare (22 euro) riesce a mettere in contatto vite e realtà completamente diverse e a far capire quanto sia importante l’empatia, la condivisione e le storie di queste persone che scappano dalla miseria e dalla guerra nella speranza di un futuro migliore per se stessi e per i propri figli. I ragazzi migranti sono tutti molto felici di esser parte integrante di questo progetto e vedono questa esperienza come positiva e costruttiva per il loro futuro. L’episodio più simpatico, racconta Susy, riguarda un ragazzo sudanese che aveva cucinato solo nel suo villaggio con la legna e non avendo mai visto i fuochi a induzione pensava che ogni attrezzo fosse fragile e che si potesse rompere in qualsiasi momento.

In questo momento dell’Italia in cui molti sembrano aver dimenticato quello che hanno sopportato i nostri padri e i nostri nonni che sono andati via dalle proprie terre per cercare lavoro, l’invito dell’associazione Food and Colors è quello di conoscere direttamente i ragazzi migranti, vederli all’opera e sentire le loro storie. In questo momento in cui abbiamo assistito al caso Aquarius e la deriva xenofoba e qualunquista dell’Italia sta sempre più prendendo piede, mettiamoci in discussione, continuiamo a farci delle domande e ascoltiamo le risposte che ci vengono date. In questo momento sociale difficile per il nostro Paese non dimentichiamo mai quali sono i valori importanti in cui continuare a credere. E restiamo umani. Sempre.