Isee Minorenni: il beffardo destino delle madri single

Isee Minorenni: per compilarlo ci vogliono i redditi e i patrimoni di entrambi i genitori che hanno riconosciuto il figlio. Ma molto spesso è più difficile di quanto sembra e chi ne subisce le conseguenze sono le madri ma soprattutto i figli.

Angela Bruno Redattrice Venerdì 4 maggio 2018 Bambini, Economia, Il nano che ti sveglia
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Isee Minorenni: il beffardo destino delle madri single
Mamma e bimbo di DONOT6_STUDIO/Shutterstock.com / shutterstock.com

Come ogni anno arriva il momento, per chi ha un figlio non maggiorenne in casa, di rivolgersi a un Patronato o a un CAF per compilare l’Isee. Questo indicatore fa una fotografia della situazione economica del nucleo familiare al fine di avere delle prestazioni sociali agevolate per i minori di casa: in parole povere vengono sommati i redditi dei vari componenti familiari, i loro patrimoni, le proprietà come macchine, case, motorini o altri beni che aiutino a definire lo status economico e vagliare l’accesso alle prestazioni sociali che necessitano di questa valutazione. Ma se per un nucleo familiare composto da madre e padre coniugati con figlio o figli problemi burocratici non ce ne sono, le difficoltà sorgono se il nucleo familiare è composto da genitori separati, non coniugati e non conviventi. Vediamo insieme cosa succede se il nucleo familiare è composto più nello specifico da una mamma e un minore: in questo caso quello che si va a compilare è l’Isee Minorenni.

In Italia ci sono 893.000 madri single, ovvero l’86,4% dei nuclei monogenitori secondo l’ultimo censimento ISTAT del 2015-2016 e la maggior parte di loro vive nel Centro-Nord dell’Italia; di queste circa il 10% sono straniere. Questi numeri servono solo a far capire la portata del fenomeno, ovvero di quante famiglie monogenitoriali esistano in Italia e quante si impelagano ogni anno nei meandri della burocrazia per presentare un quadro del loro status economico familiare che dovrebbe agevolarle, nella maggior parte dei casi, economicamente, ma che purtroppo non sempre è così. Ma procediamo con ordine.

Isee Minorenni: cosa serve per compilarlo e cosa è cambiato dal 1 gennaio 2015

mamma e bambina
Disegno mamma e bambina di Joanna Dorota/Shutterstock.com / shutterstock.com

Per compilare l’Isee Minorenni c’è bisogno non solo di redditi, patrimonio e beni dei componenti del nucleo familiare effettivo, quindi della famiglia monogenitoriale di cui stiamo parlando, ma anche di redditi, patrimonio e beni del genitore non coniugato e non convivente, che di fatto vive presso un’altra dimora ma la cui situazione economica potrebbe incidere sul nucleo familiare del minorenne. Cosa c’è di strano, penserete voi? Due genitori, anche se separati, convengono insieme al mantenimento e sostentamento dei figli, quindi lo Stato ha ragione a chiedere a entrambi i documenti per la compilazione della DSU, ovvero la Dichiarazione Sostitutiva Unica che serve a richiedere l’Isee Minorenni all’Inps. Con la nuova riforma in vigore dal 1 gennaio 2015 cambiano infatti alcuni punti fondamentali per la compilazione della DSU e viene meno la possibilità del contribuente di fare autodichiarazioni: aumentano i controlli incrociati tra banche dati contributive e fiscali, valorizzata la componente patrimoniale e ampliata la nozione di reddito, viene dato più peso alle famiglie numerose o a quelle in cui ci siano persone con disabilità e viene ridefinito lo status del nucleo familiare sulla base anagrafica. In pratica lo Stato cerca di registrare le situazioni più variegate di cui si compone il nucleo familiare in questione attraverso controlli incrociati e cercando di prevenire l’accesso alle prestazioni agevolate da parte di coloro che le meritano. Si cerca dunque, con la riforma del 2015, di prevenire i ‘furbetti’ e mettere fine agli abusi agendo in modo più equo.

Isee Minorenni: cosa accade in una famiglia monogenitoriale

famiglia monogenitoriale
Famiglia monogenitoriale di Daxiao Productions/Shutterstock.com / shutterstock

Una madre single con minore deve presentare i propri documenti e i documenti dell’ex compagno per avere diritto alle agevolazioni sociali che dovrebbero spettarle a prescindere. Perché direte voi? Perché purtroppo non tutte le separazioni sono ‘felici’ e non sempre queste donne riescono a far fronte alla richiesta di presentazione di tutti i documenti che richiede l’Inps per inserire la componente aggregata, ovvero il padre, al nucleo di riferimento. E senza documenti, codice fiscale, giacenza media dei conti correnti e proprietà varie dell’altro genitore non si può richiedere l’Isee Minorenne e quindi avere accesso alle prestazioni agevolate che vengono definite in base a questo indicatore.

Isee Minorenni: cosa fare se non si riesce ad ottenerlo

Quello che la legge non sa o che forse non vuole vedere è che il dialogo tra due genitori separati con figli è molto spesso problematico. Il che comporta una serie di dispetti e mancanze da parte del genitore che non risiede nella stessa dimora con il figlio che arrivano al limite della sopportazione. Questo può portare anche il genitore al di fuori del nucleo familiare a non aiutare l’altro nella compilazione della DSU, neanche con le minacce di un avvocato. Se sei una mamma single e hai un figlio che frequenta un nido comunale, la scuola dell’infanzia, la primaria o perfino l’università dovrai sempre tener conto della componente aggregata per richiedere delle prestazioni agevolate. A meno che non ci siano motivazioni specifiche, come ad esempio un’ordinanza del Tribunale o altri casi particolari, una madre single dovrà sempre compilare l’Isee tenendo conto dell’altro genitore che, se ha riconosciuto il figlio, fa comunque parte del nucleo familiare. Ma lo Stato non vive nelle famiglie monogenitoriali e non sa la difficoltà di far quadrare i conti a fine mese e di far fronte a tutte le spese che molto spesso vengono sostenute da quell’unico genitore. E non sa che nella maggior parte dei casi, se non si ha un buon rapporto con il padre si paga la retta più alta per l’iscrizione al nido, scuola dell’infanzia, primaria o università. E chi ci va di mezzo sono le famiglie composte da mamma+bambino che vertono sempre più al limite della povertà, e i figli soprattutto, che subiscono ancora di più il contraccolpo di questa condizione. Ed ecco qual è il beffardo destino delle madri single, già dimenticate dalla politica: si separano da compagni violenti o assenti, con dipendenze più o meno gravi, intraprendendo una strada tutta in salita che le rende economicamente labili. Tanto che a volte ci si chiede quali siano i vantaggi di questa separazione e se tanto vale sopportare situazioni al limite e restare insieme, infelici e senza prospettive, ma nella stessa casa.