Sbarchi clandestini in Italia: il grido dei disperati

Quella degli sbarchi clandestini in Italia è ormai un fenomeno molto ampio. In molti vengono nel nostro Paese mossi dalla disperazione, alla ricerca di una vita migliore.

Celeste Bruno Scrittore, giá Commissario di Polizia Lunedì 16 marzo 2015 Cronaca, Immigrazione, Naufragi
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Sbarchi clandestini in Italia: il grido dei disperati

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Mediterraneo! Lo specchio di mare che divide dalla libertà, dalla speranza, dal sogno, dal poter urlare “io sono vivo”. Dalle distese asiatiche o dai profondi sud della nera Africa, masse di fuggiaschi uomini, donne, vecchi e bambini, si mettono in cammino con la speranza di un futuro, di un lavoro, di una vita migliore o per sottrarsi alle guerre, alle angherie e alle sottomissioni. Le organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani, senza scrupoli e senza Patria, si fondano su un accordo generale a carattere continuativo, volto all’attuazione di un programma criminale destinato a permanere nel tempo anche dopo la perpetrazione di ciascun delitto programmato.

Il giudizio complessivo sul comportamento dei vari sodali deve necessariamente essere estremamente severo e ulteriormente gravato dalla considerazione che ad indurli alla commissione di reati non è solo la necessità di “sopravvivere” ma la ricerca ossessiva di denaro da richiedere ad altri sventurati.

Viaggi faticanti densi di pericoli e agguati. Le violenze e i soprusi sono all’ordine del giorno. Una marea umana in movimento, donne e uomini uccisi, abusati, picchiati, torturati. Aguzzini e trafficanti, uniti dal dio del profitto, incuranti delle necessità e delle aspettative altrui. La migrazione è come un bancomat a cielo aperto, da assaltare e svuotare.

Nel circondario dei territori libici prospicienti l’oasi di Zuara e nelle vicinanze degli insediamenti spagnoli di Melilla, ogni giorno, giungono frotte di migranti africani e asiatici, tutti desiderosi di raggiungere l’Europa, la Nuova Terra Promessa.

Le notizie provenienti da quei Territori parlano di presenze da esodo, centinaia di migliaia e migliaia di persone, in attesa di un imbarco o di un varco nelle maglie della frontiera iberica. E quando ai migranti appare la sospirata ultima meta desertica, prima dell’ultimo approdo, eccoli ancora rintanati, rinchiusi, ammucchiati, in fatiscenti e improbabili capannopoli, erette, si fa per dire, con materiali di scarto o di fortuna, ove spesso, vengono ulteriormente depredati, violentati, raggirati, sequestrati.

Ma non hanno altra scelta che quella di affidarsi a loschi personaggi che gravitano tutto intorno, trafficanti ignorati o addirittura affiancati da figuri corrotti delle istituzioni locali.

Criminali che fanno affari d’oro procurando ai fuggiaschi passaggi o imbarchi su carrette del mare governate non sempre da esperti marinai. Stipate all’inverosimile, sovente sono destinati al naufragio. Il mare poi, ogni tanto, restituisce quei corpi, facendoli ritrovare sulle spiagge.

E quando il tratto di mare è coperto e pongono piede a terra, nella sospirata Italia, eccoli nei centri di accoglienza ove ancora, specie quelli con parenti già inseriti in questo nostro paese o in quelli europei, sono oggetto di attenzione di altre bande. Avvicinati, insidiati, turlupinati, con la minaccia che sono solo in attesa di essere rimpatriati, vengono convinti a fuggire a frotte per poi essere ancora sequestrati nelle campagne circostanti, in attesa che un loro congiunto, raggiunto telefonicamente, paghi un riscatto a un loro complice.

E quindi, quando tutto il percorso sembra finito, in molti finiscono nelle mani dell’accoglienza per scoprire che a “mangiare” sulla loro pelle, non sono benefattori ma altri intrallazzatori e balordi in giacca e cravatta, in odore di mafia e politica.

Un altro modo di fare bancomat. Ma pur sempre criminale.
(tratto da “Kafila” in fase di scrittura)