Cosa raccontano dell’Italia i (veri) dati su femminicidi e violenze

Stupri costanti, ma calano femminicidi e violenze. Nel resto dell'Europa numeri peggiori. I dati mostrano un paese che con difficoltà (ma con costanza) continua il suo cammino verso maggiori civiltà e sicurezza

Cosa raccontano dell’Italia i (veri) dati su femminicidi e violenze
Pixabay

Chi è riuscito nella titanica impresa di non limitarsi a leggere solo titolo e sommario scoprirà dettagli su qualcosa di inedito: e cioè che nonostante in Italia avvengano ancora centinaia di episodi di violenza e femminicidi, si è tuttavia lontani anni luce da quel terrificante far west raccontato da commentatori televisivi, associazioni femministe e politicanti che fondano il proprio consenso sul rancore di genere.
Il motivo è presto detto: l’Italia è fra i paesi europei in cui si uccidono meno donne.

Questo articolo non si basa su opinioni, ma sui dati diffusi dall’ISTAT. Per questo motivo anche i lettori sono invitati a togliersi le lenti deformanti dell’ideologia e a valutare solo i dati nel loro complesso.

In Italia si uccide sempre meno

Il primo dato che salta all’occhio a chi abbia sfogliato il Rapporto ISTAT sugli omicidi del 2017 è che in Italia il numero dei morti ammazzati cala in maniera costante da oltre vent’anni.

Se all’inizio degli Anni ’90 si registravano punte di oltre 1900 omicidi all’anno, nel 2017 il numero degli omicidi è crollato a 357. Il dato è imputabile anche ad una riduzione degli omicidi da parte delle mafie: da una parte, superate le stagioni stragiste, i boss hanno capito che i guadagni sono inversamente proporzionali al numero dei cadaveri prodotti. Dall’altra parte le forze di pubblica sicurezza e la magistratura hanno inflitto duri colpi alle organizzazioni malavitose, riempiendo le patrie galere di assassini seriali.
Ma non è tutto: il crollo degli omicidi in appena una generazione è il risultato di uno splendido lavoro portato avanti con fatica e costanza dalla politica, dalla scuola e dal mondo della cultura così come da un sentire diverso all’interno della popolazione.
Si tratta di una piccola grande rivoluzione antropologica che va apprezzata.

Nel resto d’Europa si uccide di più

Il sentire comune considera l’Italia una sorta di far west in cui il patto sociale soccombe sempre più spesso di fronte alla legge del più forte. Eppure l’Italia è fra i paesi europei in cui si uccide di meno.

Il grafico proposto si riferisce all’anno 2016 e indica il tasso di omicidi ogni 100mila abitanti. Come si nota, l’Italia è agli ultimi posti per numero di omicidi in Europa. In proporzione si uccide di più nelle civilissime Svezia, Olanda e Danimarca. Si uccide molto di più nelle Repubbliche baltiche.

Calano anche i femminicidi

Se crolla il numero assoluto degli omicidi, diminuisce anche il numero relativo dei femminicidi. Occorre tuttavia specificare qualcosa: se gli omicidi di uomini sono crollati negli anni in maniera esponenziale, gli omicidi delle donne sono diminuiti in maniera meno drastica e con qualche alto e basso.

Gli omicidi di uomini crollano da 4,0 per 100.000 maschi nel 1992 a 0,9 nel 2015, mentre il valore degli omicidi di donne cala da 0,6 a 0,4.

Italia fra i paesi più sicuri per le donne

Questo grafico, realizzato dall’ISTAT su dati Eurostat, mostra come l’Italia sia uno dei paesi europei in cui il tasso di morte femminile per omicidio volontario sia minore:

Come si nota le donne svedesi, francesi, tedesche, belghe e finlandesi hanno maggiori probabilità di essere uccise rispetto alle italiane.

Meno violenza ma stupri costanti in Italia

Nota positiva anche per quanto riguarda gli episodi di violenza sulle donne che non sfociano nella morte della vittima: il confronto ISTAT fra i dati del 2014 rispetto ai dati del 2006 mostra un calo:

Ciò che non cala purtroppo sono gli stupri. Così si legge sul report ISTAT sulla violenza sulle donne: “Nel confronto con i cinque anni precedenti al 2006 si colgono importanti segnali di miglioramento: diminuiscono la violenza fisica e sessuale da parte dei partner attuali e da parte degli ex partner, e cala pure la violenza sessuale (in particolare le molestie sessuali, dal 6,5% al 4,3%), perpetrata da uomini diversi dai partner. Non si intacca però lo zoccolo duro della violenza nelle sue forme più gravi (stupri e tentati stupri) come pure le violenze fisiche da parte dei non partner mentre aumenta la gravità delle violenze subite”.

Facciamo un confronto con altri paesi assimilabili all’Italia: secondo il rapporto diffuso nel 2016 dallo United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women (UN Women) il 19% delle donne italiane fra i 18 e i 74 anni ha subito almeno una violenza fisica e/o sessuale da parte del partner nella propria vita. Contro il 13% delle donne spagnole, il 26% delle francesi, il 22% delle tedesche e il 29% delle inglesi.
Per quanto riguarda le violenze sessuali compiute da un non-partner, le percentuali sono queste: Italia 5%, Spagna 3%, Gran Bretagna 7%, Germania 7%, Francia 9%.

In conclusione

Naturalmente anche un solo caso di omicidio (o di femminicidio) e di violenza sono eventi inaccettabili. E, per accennare ad altre problematiche, il gap fra i sessi sul lavoro e nella società è ancora lontano dall’essere colmato.
Ma i numeri raccontano un paese che con difficoltà, ma con costanza, continua il suo cammino verso maggiori civiltà e sicurezza.
Questo articolo intende aiutare il lettore a inquadrare correttamente gli eventi. Per le donne l’Italia non è sicuramente il paradiso, ma non è neppure quell’inferno che media e speculatori vorrebbero indurci a credere.