La festa patronale sottratta alla camorra da un gruppo di ragazzi (per bene)

Se un gruppo di ragazzi è riuscito a sottrarre una festa patronale alle infiltrazione mafiose, allora la mafia possiamo davvero sconfiggerla. Bisogna essere in tanti e darsi delle regole.

Fabrizio Capecelatro Giornalista, scrittore e conduttore radiofonico Giovedì 20 settembre 2018 Antimafia, Camorra, Cronaca, Il nano che ti sveglia, Mafia
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La festa patronale sottratta alla camorra da un gruppo di ragazzi (per bene)
Un momento della Festa della Santissima Addolorata a Benevento / Nanopress.it

Le feste patronali sono, da sempre, uno dei modi con cui la famiglie malavitose conquistano il consenso sociale e fanno sfoggio del proprio potere e della propria ricchezza. Ed è così che in territori contesi, come quello napoletano, si instaurava negli addietro una vera e propria sfida fra i vari clan affinché ciascuno organizzasse la migliore festa nel proprio quartiere. Ed è così che in Sicilia si sono diffusi gli inchini della statua del Santo festeggiato dinnanzi alla casa di chi aveva sovvenzionato le celebrazioni. Ma soprattutto è così che, anche in territorio in cui la criminalità organizzata non si è ancora completamente infiltrata nel tessuto sociale ed economico, come quello Beneventano, i clan utilizzano proprio le feste patronali per accrescere la propria pervasività. O almeno questo avrebbe voluto fare se non avessero incontrato sulla loro strada un gruppo di ragazzi coraggiosi e – come ci dice Michele Martino, referente di Libera a Benevento – «forse anche con un pizzico di quella sana incoscienza tipica giovanile».

Fino a 5 anni fa la Festa della Santissima Addolorata nel quartiere Libertà, uno dei più “difficili” a Benevento, era infatti organizzata da persone le cui condotte malavitose, a prescindere dagli accertamenti dell’autorità giudiziaria, erano note a tutti. Non essendoci, però, un comitato organizzatore della festa era facile per costoro, mettendo anche a disposizione degli ingenti fondi, fare la parte dei padroni. «Questa famiglie – racconta Alessandro Maglione dell’Azione Cattolica – si occupavano di far installare le luminarie, di allestire il palco e perfino di ingaggiare i cantanti, quasi tutti neomelodici napoletani e casertani, più in voga». Successe così che uno di questi, conclusa la sua esibizione, ringraziò dal palco chi, di fatto, gli aveva pagato il cachet. «Ero lì con i miei amici – continua Maglione – ed ebbi un vero e proprio gesto d’impeto quando sentii ringraziare quell’uomo che si sapeva essere il reggente del clan locale: mi alzai di scatto e dissi al parroco che la situazione, per la sua evidenza, era ormai diventata insostenibile e che, dal prossimo anno, la festa sarebbe stata organizzata diversamente».

Fu così costituito, seppur non sulla carta, un comitato organizzatore in cui ciascuna delle associazione che facevano parte della Parrocchia (l’Azione Cattolica, gli Scout, Anspi e Neocatecumenali) esprimevano dei membri e costoro si sarebbero occupati di organizzare le celebrazioni per la Santissima Addolorata, ma soprattutto di tracciarne le spese: era necessario che ciascun entrata e ciascun uscita fosse documentata e soprattutto si sapesse la provenienza e la destinazione di quei soldi. A quel gruppo di ragazzi, coraggiosi e un po’ incoscienti, venne infatti anche il sospetto che le donazioni di quelle famiglie fossero anche un modo per riciclare e pulire soldi sporchi, visto che alcuni dei donatori erano noti strozzini, usurai, estorsori.

La processione della Santissima Addolorata
La processione della Santissima Addolorata a Benevento / Nanopress.it

«Dapprima – prosegue Alessandro Maglione – tentarono di avvicinare il Parroco per avere spiegazioni circa la loro estromissione dall’organizzazione e, visto che questo li allontanò con fermezza, tentarono di avvicinare anche me, ma subito si accorsero che eravamo in tanti a condividere quella scelta, troppi più di loro». Il messaggio è chiaro e semplice: quando tutte le persone per bene si alleano, si impegnano e ci credono sono sempre più forti. E al quartiere Libertà di Benevento sono state tante le persone per bene, soprattutto fra i più giovani, che hanno voluto riappropriarsi della propria festa patronale. E, quindi, il cambio di rotta è stato condiviso e supportato da tante persone del quartiere. Nonostante le intimidazioni.

«Il primo anno che la festa era organizzata unicamente dai giovani della parrocchia, a un certo punto, notammo che dal gruppo elettrogeno che alimentava la corrente elettrica usciva una forte nuvola di fumo nero. Preoccupati, chiamammo subito il noleggiatore dell’impianto e questo si accorse che il lucchetto era stato manomesso ed era stato gettato dello zucchero all’interno del serbatoio». Quel tentativo di sabotaggio avrebbe potuto far saltare la festa, ma non certo il loro entusiasmo. E, così, alla fine sono stati “gli altri” a desistere, non i ragazzi (per bene) della parrocchia.

Sono oramai cinque anni che la Santissima Addolorata si festeggia in modo pulito, limpido e legale, anche se magari un po’ meno in grande stile. «Oggi ci autofinanziamento, raccogliamo qualche donazione purché sia tracciata e facciamo una lotteria per racimolare i soldi necessari, ma certamente non abbiamo la possibilità di fare una festa in grande stile come un tempo», spiega Maglione. «E forse – aggiunge Michele Martino – è anche meglio così, perché abbiamo puntato su eventi di maggiore spessore morale e culturale, senza però rinunciare alla popolarità della festa».

La lotteria della Santissima Addolorata Benevento
La lotteria durante la Festa della Santissima Addolorata / Nanopress.it

Per qualche anno, però, sempre “quegli altri”, chiamiamoli così, hanno tentato di organizzare in concomitanza una contro-festa, con cantanti neomelodici e grandi esibizioni fuori a un bar nei pressi della chiesa. Ma alla fine i nodi vengono al pettine e, poco prima dell’edizione 2018 della Festa, quel bar è stato chiuso dalla Questura perché abitualmente frequentato da pregiudicati e spacciatori ancora in attività. Il 14, il 15 e il 16 settembre le celebrazioni si sono, quindi, potute svolgere in piena serenità.

Alla fine hanno vinto i ragazzi (per bene) della Parrocchia. Hanno vinto facendo squadra fra di loro, hanno vinto coinvolgendo tutte le persone per bene. Hanno vinto con coraggio e, forse sì, anche con quel «pizzico di incoscienza giovanile», come la definisce Michele Martino di Libera. Hanno vinto perché hanno voluto essere protagonisti, relegando i criminali al ruolo di “altri”. Altri rispetto al bene, alla giustizia, alla fede. Altri rispetto a loro, rispetto a noi.