Il pericolo di armare i cittadini, per i cittadini stessi

Se dovessero aumentare le possibilità che i cittadini abbiano un'arma da impugnare, anche i ladri d'appartamento dovranno organizzarsi per reagire. E, allora, chi sarà a rimetterci la pelle?

Fabrizio Capecelatro Giornalista, scrittore e conduttore radiofonico Mercoledì 26 settembre 2018 Cronaca, Furti, Furti in casa, Il nano che ti sveglia
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Il pericolo di armare i cittadini, per i cittadini stessi

La Lega e il Ministro dell’Interno spingono affinché venga ulteriormente ampliata la possibilità di difendersi dall’intromissione di ladri in casa e, per farlo, che i cittadini abbiano maggiore possibilità di acquistare e detenere armi. L’idea è quella che, se l’onesto cittadino possiede una pistola, allorquando si accorge che un ladro si è introdotto in casa sua possa sparargli prima che quello tenti di fargli del male.

Fargli del male così com’è stato fatto ai proprietari della villa di Lanciano, vittime di una violenta rapina la notte fra sabato 22 e domenica 23 settembre. Gli ultimi dati Istat, infatti, parlano di 234.726 furti nelle abitazioni nel 2015. Mentre secondo un’indagine di Confabitare (Associazione proprietari immobiliari) nel primo semestre del 2017 ogni 2 minuti un ladro si introduce in un appartamento per svaligiarlo, con una media di 80 abitazioni su 1.000. Fortunatamente, però, non tutte le rapine finiscono – almeno per il momento – in tragedia.

I dati sono sicuramente preoccupanti, ma non si può ritenere che la scelta di armare i cittadini voglia rappresentare un deterrente ai furti in casa, perché altrimenti sarebbe più semplice e opportuno aumentare gli sgravi fiscali per chi installa antifurti o inferiate nel proprio appartamento. Così come lo stesso Salvini ammette, infatti, armare i cittadini serve a difenderli da eventuali atti di violenza dei ladri che si vedono scoperti sul fatto.

Quello che, però, Salvini non dice è che sono pochissimi i furti in appartamento che sfociano in atti di violenza verso gli inquilini, in quanto la maggior parte dei ladri d’appartamento non sono disposti a rischiare una condanna per lesioni, tentato omicidio, omicidio e quindi, se si accorgono di essere stati scoperti, tendono a scappare. I furti senza violenza, però, non fanno notizia, anche perché sono talmente tanti che i giornali non potrebbero riportarli tutti. E così l’idea diffusa è che, nella maggior parte dei casi in cui ci troviamo faccia a faccia con un ladro, questo sia pronto a ucciderci pur di portarsi via il bottino.

Qualora si dovessero realmente diffondere le pistole in casa, così come vorrebbe il Ministro dell’Interno, saranno per primi i ladri a dover fare i conti con la possibilità che il derubato li spari. E, allora, non dovranno soppesare più fra la possibilità di portare via il bottino e un’imputazione più grave, ma fra l’essere colpiti o addirittura uccisi e un’imputazione per lesioni o omicidio.

Cambierà il metro di paragone e il rischio sarà proprio che anche il ladro che oggi preferirebbe scappare deciderà di armarsi e sparare. Probabilmente, inoltre, provenendo da ambienti criminali a differenza del normale cittadino italiano, sarà più capace e più pronto a sparare e, quindi, a rimetterci sarà il buon padre di famiglia che magari la pistola non l’ha mai comparata. Ma, nell’incertezza, vince chi fa prima. Nel far west funziona così!

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