Furti in appartamento: perché la polizia indaga solo se sei ‘qualcuno’?

ATTENZIONE: questo è un post qualunquista e chi l'ha scritto declina ogni responsabilità qualora dopo la lettura doveste iniziare a sbraitare contro Renzie, il piddì, i rom e i negri che devono tornare a casa loro.

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Furti in appartamento: perché la polizia indaga solo se sei ‘qualcuno’?
Foto di Alexander Kirch/Shutterstock.com

Io e il sindaco di Milano Giuseppe Sala abbiamo qualcosa in comune: siamo entrambi nati nella parte fortunata del mondo, viviamo entrambi a Milano, siamo ambedue scarsamente dotati di sex appeal ed entrambi abbiamo subito un furto in casa.

Recentemente il primo cittadino di Milano ha subito un furto in appartamento: i ladri gli hanno scardinato la porta di casa con un piede di porco ed hanno razziato contanti, gioielli e qualche Rolex. L’indagine si è chiusa a tempo di record e i malfattori, anzi le malfattrici, sono state arrestate nel giro di 48 ore. Si tratta di tre rom identificate grazie ad un’impronta digitale lasciata sull’anta di un armadio. Impronta già presente nel database della polizia per via di un precedente furto.
Anche io ho ricevuto una visita dai ladri, dicevo: sono entrati nella mia casa di campagna ed hanno portato via tutto quello che hanno potuto, compresi cimeli di famiglia il cui unico valore era affettivo. I malfattori, mai identificanti, hanno lasciato ditate su maniglie, porte, vetri e tavoli, inoltre gironzolando per casa con le scarpe sporche hanno impresso evidentissime orme su pavimenti e scale.

E qui c’è la differenza fra Sala e me: i suoi ladri sono stati identificati in 48 ore grazie ad un’unica impronta, i miei a distanza di anni sono ancora a piede libero nonostante abbiano lasciato decine di tracce.

Gli agenti che hanno fatto il sopralluogo a casa mia dopo il furto hanno rifiutato di prendere le impronte perché “la polverina costa troppo”. Nel frattempo però in quella porzione di profonda provincia sicula, in cui l’intimità della mia famiglia è stata violata, i furti continuano senza sosta. I ladri sono agguerriti e sfacciati e le case svaligiate aumentano. Addirittura qualche cittadino si allontana un’oretta per assistere alla messa domenicale e al ritorno trova la porta di casa scassinata.

Capisco che le forze dell’ordine soffrano carenza di organico e di fondi, ma un furfante non compie un colpo una tantum per poi cambiare vita. I topi d’appartamento sono ladri seriali: chi ruba ha rubato, chi ha rubato ruberà. Arrestare un ladro significa spezzare una catena di furti, significa sventare decine di ruberie che non sono ancora state commesse. Per questo le forze dell’ordine devono investigare per risolvere anche i furti subiti dai poveri diavoli nella più sperduta provincia del Sud.

E’ naturale che per esigenze di sicurezza e di immagine le forze dell’ordine si attivino in maniera particolare per tutelare gli interessi di una personalità istituzionale. Ma davanti a indagini effettuate a tempo di record come quella che ha visto protagonista Giuseppe Sala, il cittadino comune si sente come un popolano al cospetto del Marchese del Grillo:

A questo punto il cittadino non può far altro che augurarsi che i ladri che lo hanno preso di mira prima o poi compiano un furto ai danni di qualche vip, così la spada della giustizia si abbatterà su di loro.

Ma anche in questo caso c’è poco da sperare perché in Italia la spada della giustizia è arrugginita e spuntata: a poche ore dall’arresto due delle tre ladre che hanno derubato il sindaco Sala sono state scarcerate. Viva l’Italia.

Ve l’avevo detto che questo era un post qualunquista, no?