Il randagismo che spacca l’Italia in due: le differenze abissali tra Nord e Sud

I cani abbandonati nel nostro Paese sono centinaia di migliaia, ma il fenomeno non è distribuito in modo uniforme nella penisola, e si concentra prettamente nelle regioni del Sud. Quali sono i motivi? E cosa possiamo fare concretamente per risolvere il problema?

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Il randagismo che spacca l’Italia in due: le differenze abissali tra Nord e Sud

Foto Di horkins/Shutterstock.com
Quanti sono i cani randagi nel nostro Paese? Secondo le ultime stime del Ministero della Salute (che attenzione attenzione risalgono al lontano 2012) sarebbero tra 500 e 700 mila. Ma la distribuzione del fenomeno non è di certo omogenea, e la questione è sotto gli occhi di tutti: mentre nelle regioni del Sud branchi di cani si aggirano numerosi nei centri abitati come nelle campagne, al Nord un singolo cane in libertà attira subito l’attenzione e innesca un meccanismo per cui il cittadino si preoccupa di metterlo in sicurezza chiamando le forze dell’ordine o rivolgendosi a strutture apposite.
Da cosa scaturisce questa differenza? E cosa si può fare per risolvere il problema del randagismo? A tal proposito abbiamo intervistato alcuni esperti per fare chiarezza sulla questione.

Le differenze tra Nord e Sud

Cominciamo con gli Amici di Magoo, un gruppo di volontari che utilizza la super attuale realtà dei social per far adottare cani del Sud salvati dalla strada e dai canili a famiglie del Centro Nord e del Nord in cerca di un 4 zampe da accogliere come membro della famiglia.
“Noi in pratica esportiamo cani dalla Sicilia, dalla Puglia, dalla Calabria e dalla Sardegna” ha raccontato ai nostri microfoni D., un volontario degli amici di Magoo, “Al Sud il randagismo è un fenomeno sconfinato. Al Nord il randagismo è un fenomeno limitatissimo se non inesistente. Noi aiutiamo i volontari che lavorano sul campo e raccolgono i cani abbandonati. Con la visibilità del web cerchiamo di mandare questi cani al Nord e al Centro Nord. All’inizio scrivevamo negli annunci ‘adottabili in tutta Italia’, ma la verità è che i volontari del Sud non mandano i cani in altre regioni del Sud, in quanto sarebbe molto più semplice uscire in strada a raccogliere un randagio o rivolgersi al canile più vicino, piuttosto che organizzare una staffetta per mandare un randagio dove già ce ne sono tantissimi.”
E sembra proprio che anche la “voglia” di adottare sia decisamente inferiore al Sud, come dimostrano i dati raccolti dalla LAV, Lega anti vivisezione, nell’ambito di un dossier realizzato sul randagismo. Mentre al Centro Nord la percentuale di adozioni varia tra il 27% della Valle d’Aosta e l’84% della Provincia Autonoma di Bolzano, nel Sud Italia si registrano percentuali di adozione che variano tra il 28% del Molise e il 5% della Sardegna.

Secondo Ilaria Innocenti, responsabile LAV Area Animali Familiari, “E’ vero che al Nord ci sono effettivamente meno cani randagi. Questo perché al Sud il randagismo non è mai stato avvertito come un problema serio, non sono state messe in pratica le varie normative nazionali e regionali che riguardano il tema. Un’arma fondamentale per combattere il randagismo è la sterilizzazione, mentre al Sud ancora troppo spesso i cani si riproducono in modo incontrollato. E la mancata sterilizzazione riguarda anche il privato cittadino, che in alcuni casi affida poi le cucciolate con estrema leggerezza a persone che finiscono per abbandonare i cani”.
Su questo punto concorda anche Angelo Troi, Segretario nazionale di Sivelp, il Sindacato Italiano Veterinari Liberi Professionisti: “L’animale randagio che vive in libertà non ha una riproducibilità altissima, perché come accade per tutti i carnivori, se la mamma si allontana dalla cucciolata, è facile che il branco dei cani elimini i cuccioli. Invece i cani che mantengono di più il sistema riproduttivo della popolazione sono quelli che sono animali a metà tra la famiglia e l’ambiente esterno. Questi vengono nutriti e protetti, per cui si riproducono facilmente e nello stesso tempo non vengono riconosciuti perché si vuole avere il vantaggio dell’animale senza nessun obbligo”.

Le possibili soluzioni: tutti possiamo contribuire a risolvere il problema

Cosa possiamo fare per dare una mano concreta alla lotta al randagismo? Innanzitutto, firmare la petizione della LAV #IPIÙTASSATI, che vede tra i suoi punti salienti:

  • la riduzione dell’IVA sulle spese veterinarie e sul cibo per animali che al momento è del 22%, rendendoli così dei ‘beni di lusso’;
  • aumento della quota delle detrazioni veterinarie dalla dichiarazione dei redditi (che al momento ammonta a massimo 49€ all’anno!), rendendola totale per chi adotta un animale dalla strada o da una struttura;
  • prevedere dei buoni da spendere per le spese veterinarie e/o per l’acquisto di cibo per animali;
  • l’istituzione di un fondo di solidarietà finalizzato alla realizzazione di interventi di prevenzione dell’abbandono e alla gestione del randagismo mediante un contributo versato da coloro che non fanno sterilizzare il cane e il gatto.

Nel tuo cuore e nella tua famiglia c’è spazio per un cane? Adotta invece di comprare! Sulla pagina degli Amici di Magoo tanti 4 zampe di tutte le età, forme, colori e caratteri aspettano una mamma o un papà che possa donare loro tante coccole, affetto e calore.

❤❤CUCCIOLI BELLISSIMI CERCANO CASA.😭😭😭ABBIAMO BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO PER LE CONDIVISIONI DI QUESTE MERAVIGLIE DI 2MESI...

Pubblicato da Amici di Magoo su Domenica 15 aprile 2018

Sei hai già un cane, sterilizzalo! E’ questo il segreto dei Paesi del Nord Europa dove il randagismo è stato completamente estirpato. “In Olanda l’85% degli animali è sterilizzato. Bisogna diffondere il concetto che per un animale riprodursi non è un vantaggio. Come le donne di oggi non hanno più tanti figli come 100 anni fa, lo stesso concetto vale per gli animali: una riproduzione intensiva incide negativamente sul benessere del cane”, parola di Angelo Troi, Sivelp.