Crisi Iran: la potenza petrolifera raziona la benzina

Benzina razionata e prezzi aumentati. Questa la decisione presa nella notte di venerdì dal governo iraniano con l'obiettivo di assicurarsi nuove entrate da destinare al finanziamento di sussidi: a causa delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti a partire dal 2018, in Iran sono più di 18 milioni le persone in difficoltà economiche

Pubblicato da Luca Fiori Venerdì 15 novembre 2019

Crisi Iran
Foto Getty Images | Joe Raedle

In Iran il quadro politico ed economico si fa sempre più complicato: la profonda crisi economica che caratterizza il Paese, causata in gran parte dalle sanzioni americane, ha costretto il governo di Teheran ad adottare delle misure che possano garantire risorse imminenti. Nella notte di venerdì, infatti, è arrivata la decisione del governo iraniano, guidato da Hassan Rouhani, di iniziare a razionare la benzina e di aumentare del 50% il prezzo dei carburanti: ogni automobile potrà disporre di massimo 60 litri di benzina al mese ad un prezzo aumentato 15.000 rial al litro, corrispondenti a 11.5 centesimi di euro. In caso di acquisti superiori ai 60 litri al mese i cittadini iraniani saranno costretti a pagare 30.000 rial per ogni litro.

Iran in crisi a causa delle sanzioni Usa

In questo modo il governo di Teheran spera di ottenere imminenti risorse per il finanziamento di sussidi da destinare ad oltre 18 milioni di persone in difficoltà economiche. Le sanzioni reintrodotte dagli Stati Uniti in seguito al ritiro unilaterale da parte di questi ultimi, nel maggio del 2018, dall’accordo sul nucleare stipulato con Teheran, infatti, hanno danneggiato pesantemente l’industria energetica iraniana, portando il Paese in un grave stato di recessione: nel corso del 2019 l’Iran, paese che attualmente detiene le quarte riserve di petrolio al mondo – 155.6 miliardi di barili – e le seconde riserve di gas naturale, ha visto crollare il proprio Pil del 9.5%.

L’industria energetica rappresenta infatti il settore chiave dell’intera economia iraniana, con il petrolio che da solo costituisce circa il 40% delle entrate di Teheran. Con le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump, le esportazioni di petrolio dell’Iran sono drasticamente crollate: dai 103.2 miliardi di dollari del 2018 si è giunti a 60.3 miliardi nel 2019. Le sanzioni americane sono anche all’origine della forte svalutazione del rial, la moneta nazionale iraniana, il cui valore è precipitato e di un tasso di disoccupazione nazionale che ha superato il 12%.

Iran: scoperto nuovo giacimento di petrolio

Nel frattempo, pochi giorni fa il Presidente Rouhani ha annunciato la scoperta di un nuovo maxi giacimento di petrolio da circa 53 miliardi di barili nella provincia iraniana del Khuzestan. Si tratterebbe del secondo giacimento petrolifero dell’Iran in ordine di grandezza dopo quello di Ahvaz – 65 miliardi di barili – giacimento che porterebbe l’Iran ad aumentare di un terzo le proprie riserve di petrolio. La scoperta del nuovo giacimento, che porterebbe l’Iran ad essere il terzo paese al mondo per riserve di petrolio, è stata felicemente salutata dal Presidente Rouhani, ma arriva in una fase di forte crisi in cui a causa delle sanzioni, per ammissione dello stesso Rouhani, l’Iran incontra grandi difficoltà nel vendere il proprio petrolio.