Infermiera shock: ‘Ho scambiato in culla 5mila bambini’

'Ho peccato contro Dio, e spero che lui mi possa perdonare. E chiedo anche agli zambiani di perdonarmi per tutto il male che ho fatto a bambini innocenti'

Pubblicato da Redazione NanoPress Martedì 9 aprile 2019

Infermiera shock: ‘Ho scambiato in culla 5mila bambini’
Foto di Vitalinka/Shutterstock.com

“Avendo un tumore allo stadio terminale mi resta poco da vivere, e voglio rendere conto dei miei peccati”. La confessione shock (o la crudele burla?) è di Elizabeth Mwewa, infermiera dell’ospedale di Lusaka, capitale dello Zambia, tra il 1983 e il 1995. In procinto di morire per un male incurabile Elizabeth Mwewa ha confessato di essersi divertita a scambiare neonati in culla per ben 12 anni. La confessione è stata resa dalla donna al giornale Zambian Observer.

“Ho trovato Dio e sono rinata e quindi non voglio più nascondere nulla: nei 12 anni in cui ho lavorato come infermiera al reparto Maternità dell’UTH ho scambiato nelle loro culle circa 5mila neonati […] Ho peccato contro Dio, e spero che lui mi possa perdonare. E chiedo anche agli zambiani di perdonarmi per tutto il male che ho fatto a bambini innocenti. Ho provocato il divorzio di alcune coppie che, sebbene fossero fedeli, hanno pensato a un tradimento dopo il test del DNA. Ho fatto allattare a molte madri figli non loro”.

“Scambiavo i bambini per divertimento. Quindi se tutti i vostri fratelli e sorelle hanno la pelle molto scura e voi ce l’avete più chiara, è probabile che vi abbia scambiato io, e mi dispiace molto per questo”.

Sembra dunque di essere di fronte alla confessione di una peccatrice (e criminale) in cerca di redenzione, ma la faccenda da tragica si fa misteriosa: l’albo professionale degli infermieri dello Zambia, il General Nursing Council, rende noto che non risulta nessuna Elizabeth Bwalya Mwewa tra i propri iscritti. La donna non figura neppure sotto l’elenco delle ostetriche che hanno lavorato negli ospedali di Lusaka nel periodo ’83-’85.
Si tratta dunque dell’ultima (crudele) burla di una persona in procinto di morire? O il cancro ha minato le facoltà intellettive della donna rendendola mitomane? O c’è dell’altro?