Tumore al seno, novità nel trattamento post-operatorio contro le recidive

Le pazienti con tumore al seno Her2+ rischiano di più la recidiva e sono più resistenti ai trattamenti somministrati in fase pre-operatoria. Ma grazie ad un nuovo farmaco è possibile ridurre le probabilità di ricomparsa della malattia.

Pubblicato da Kati Irrente Martedì 12 febbraio 2019

Tumore al seno, novità nel trattamento post-operatorio contro le recidive
Foto Pixabay

Per le pazienti con tumore al seno Her2+ c’è una nuova terapia post-operatoria che ha il merito di ridurre la possibilità di recidiva. Di questa novità ci ha parlato il professor Michelino De Laurentiis, direttore dell’Oncologia senologica all’Ospedale Pascale di Napoli. Ecco tutto quello che occorre sapere.

Un passo in avanti contro le recidive

Le pazienti con tumore al seno Her2+ rischiano di più la recidiva e sono più resistenti ai trattamenti somministrati in fase pre-operatoria. Ma grazie ad un nuovo farmaco, utilizzato nel post-operatorio, è però possibile ridurre le probabilità di ricomparsa della malattia. Di questa novità ci parla l’esperto Michelino De Laurentiis.

“È importante individuare il rischio recidiva, soprattutto alla luce di nuovi studi che ci indicano che possiamo correggere la rotta nella fase postoperatoria”, afferma l’oncologo. “Se noi facciamo un trattamento preoperatorio e ci rendiamo conto che il tumore non è totalmente sparito, ovviamente ci troviamo di fronte a una paziente che, avendo una malattia più resistente al trattamento effettuato, ha un rischio elevato di recidiva. Ma abbiamo anche la possibilità, sulla base di uno studio recentemente presentato, mi riferisco allo studio Khaterine, di cambiare il trattamento nella fase postoperatoria, recuperando ampiamente queste pazienti e portandole a un rischio decisamente basso e accettabile”, assicura.

“La percentuale delle pazienti in cui non viene raggiunta una risposta completa – continua il primario – è variabile a seconda delle caratteristiche del tumore. È maggiore per i tumori che non hanno i recettori ormonali ma hanno l’Her2 amplificato. Complessivamente possiamo dire che il 40% dei tumori lascia un residuo all’atto dell’intervento chirurgico pur avendo ricevuto, nella fase preoperatoria, un trattamento neoaudiuvante”.

Lo studio Katherine

“Lo studio Katherine – sottolinea De Laurentiis – ci indica con chiarezza che, per i tumori Her2 positivi individuati in quei casi che sono resistenti al trattamento pre-operatorio, possiamo intervenire cambiando la terapia post-operatoria. Ossia indirizzarla verso questo nuovo farmaco – il trastuzumab emtansine – che riduce della metà (rispetto a trastuzumab) il rischio di recidiva nelle pazienti con carcinoma mammario Her2+”, conclude il primario.

In collaborazione con AdnKronos