‘I neri sono meno intelligenti’: James Watson rischia il ritiro del Nobel

Watson aveva già affermato gli stessi concetti nel 2007 ed era stato licenziato in tronco dall’Università di Cambridge. Ora potrebbe anche perdere il Nobel

Pubblicato da Redazione NanoPress Mercoledì 16 gennaio 2019

‘I neri sono meno intelligenti’: James Watson rischia il ritiro del Nobel
James Watson/Absa

Il biologo cult James Watson, co-scopritore della struttura a doppia elica del Dna, finirà nei libri di storia non solo per il sensazionale studio che gli valse il Nobel, ma anche per una frase razzista che rischia di azzerarne la credibilità.

“I neri sono meno intelligenti dei bianchi”, questa la frase shock pronunciata dallo scienziato 90enne che sta causando un moto d’indignazione in tutto il mondo.
Watson, che rischia il ritiro del premio Nobel conquistato nel 1962 insieme a Maurice Wilkins e Francis Crick, sostiene che esisterebbero “prove scientifiche” della “differenza intellettiva e cognitiva tra bianchi e neri”.

Le dichiarazioni di Watson hanno generato un tam tam mediatico e lo scienziato è stato intervistato da dozzine di emittenti televisive e radiofoniche di tutto il mondo. Durante l’ultima intervista rilasciata all’emittente americana Pbs, Watson ha ribadito che esisterebbero “differenze genetiche che determinerebbero un notevole divario” tra bianchi e neri relativamente al “quoziente intellettivo”.

Il motivo? Una “particolare conformazione” del Dna dei neri.

Watson aveva già affermato gli stessi concetti nel 2007 ed era stato licenziato in tronco dall’Università di Cambridge. Ora potrebbe anche perdere il Nobel.

Il figlio di James Watson, Rufus, difende il padre di fronte ai media: “Mio padre è stato subito dipinto come bigotto e razzista, ma ritengo ridicole tali accuse. Ha semplicemente condiviso quello che è emerso dalle sue ricerche nel campo della genetica. Mio padre ha trascorso quasi tutta la vita in laboratorio e ogni sua parola si basa solo sulle evidenze scientifiche raccolte in oltre sessant’anni di attività. Il mondo accademico gli deve rispetto”.