Spagna, bimbo caduto nel pozzo: Julen potrebbe essere vivo

La tragedia che ricorda la drammatica vicenda di Alfredino Rampi, che cadde in un pozzo a Vermicino nel 1975, si potrebbe concludere oggi stesso anche se restano molto deboli le speranze di ritrovare il bimbo vivo

Pubblicato da Kati Irrente Lunedì 14 gennaio 2019

Spagna, bimbo caduto nel pozzo: Julen potrebbe essere vivo
Il luogo dello scavo

(Segue aggiornamento del 25 01 2018)

Julen, il bimbo di due anni che è caduto in un pozzo nei a Totalan, vicino Malaga, in Spagna potrebbe essere ancora vivo, secondo il pediatra galiziano Antonio Rodrìguez. Del piccolo si sono perse le tracce nella giornata di domenica 13 Gennaio, ma nonostante questo c’è chi ancora ha speranza di rivedere il piccolo vivo. Ai genitori disperati nessuno ha avuto il coraggio di parlare della probabilità che Julen sia vivo, ma l’esperto ha spiegato in una intervista che anche se per la scienza è complicato, c’è ancora speranza per Julen. Ecco cosa ha detto.

Il dottor Antonio Rodrìguez, che lavora presso l’Unità di terapia intensiva dell’Ospedale di Santiago di Compostela, ha infatti spiegato che “Julen necessita di tre cose, ossigeno, acqua e cibo, e la cosa più difficile da trovare, senza un adulto, è l’acqua”.

C’è ancora speranza per Julen

Dal momento che “Laggiù fa freddo, in questo caso il corpo espelle meno acqua, quindi ne ha minor necessità. Questo potrebbe averlo favorito. Inoltre, nel sottosuolo è possibile che il bambino abbia trovato acqua. La fame invece è il problema minore, il corpo ha riserve che finiscono, ma ci sono persone che sopravvivono anche in sciopero della fame. Per quanto riguarda l’ossigeno, il corpo ha bisogno di aria con ossigeno che si rinnova. Se ti trovi in una stanza chiusa ermeticamente non succede, sotto terra sì”.

In più, se fa freddo – e ne farà di certo a 110 metri da terra – il corpo ha bisogno di meno energia. Se quando fa caldo, cuore e polmoni necessitano di più acqua, quando fa freddo il corpo ne ha meno bisogno. Paradossalmente, dice il medico, “è più probabile morire nel deserto che in un polo”.

Iniziata l’ultima fase di recupero

Dalla Spagna arrivano alcune novità sull’incidente drammatico che ha scosso l’intero Paese e che ha coinvolto un bimbo di due anni caduto in un pozzo mentre giocava nella proprietà di un familiare nella Sierra di Totalan vicino Malaga.

È finito il lavoro di scavo e il tunnel verticale è pronto per essere utilizzato. I soccorritori ora potranno raggiungere Julen, anche se le speranze di trovarlo vivo sono attaccate a un filo.

Gli uomini del soccorso speleologico impegnati nei soccorsi inizieranno a scendere a turno facendosi spazio nella terra in un ultimo tratto orizzontale, per raggiungere il punto in cui si trova Julen. I lavori sono seguiti in diretta e diffusi via web sui social.

L’incidente durante una scampagnata

Il piccolo Yulen è precipitato giù nel pomeriggio di domenica 13 gennaio, in un pozzo largo 25 cm e profondo 110 metri. Stava giocando insieme ai cuginetti mentre il padre raccoglieva della legna.

Diverse squadre di uomini dei vigili del fuoco, della protezione civile e della Guardia civil sono impegnati da giorni nel tentativo di soccorrere il bambino dopo averlo individuato. Cosa che purtroppo ancora non è mai avvenuta. Ma il tunnel per raggiungere il bimbo sotto terra è ormai finito. E’ quindi questione di poco tempo: tra poco si saprà se il piccolo è vivo.

Al momento non è stato ancora contattato il bambino, quindi non si sa dove si trovi, ma i soccorritori finalmente dovrebbero raggiungerlo dopo giorni e giorni in cui i lavori di scavo sono stati parzialmente impediti per la conformazione del terreno.

I genitori del piccolo, José Roselló e Victoria Garcia, continuano a seguire le operazioni di salvataggio assistiti da psicologi della Protezione civile. L’attesa è estenuante ma la speranza di ritrovare vivo il piccolo, per i genitori, è ancora viva. Victoria e José nel 2017 avevano già perso un altro figlio di tre anni a causa di problemi di cuore e in lui confidano per una sorta di miracolo: “Mia moglie ha il cuore spezzato, è come se fossimo morti. Ma abbiamo un angelo lassù che ci aiuta”, dicono: “Aiuterà mio figlio a uscirne vivo il più presto possibile”.

Residenti di Totalan in marcia per supportare la famiglia di Julen. ANSA

La Spagna è col fiato sospeso

In aiuto ai soccorsi è stato usato un robot munito di telecamere, che è stato infilato nel pozzo. Purtroppo però l’attrezzo non è riuscito ad andare oltre i 78 metri, a causa di una frana.

Le rocce hanno ostacolato le operazioni di soccorso. Per permettere le operazioni di salvataggio del piccolo Yulen si è usata quindi una potente pompa aspiratrice per prelevare il materiale franato a 78 metri di profondità, che impediva al robot sonda di raggiungere il fondo del pozzo, a 110 metri. Julen è molto piccolo e il pozzo molto profondo. Il terreno, come si è visto, è difficile da scavare. Ma ci sono tracce del bimbo, sono stati ritrovati alcuni suoi capelli e carte di caramelle e dolciumi che probabilmente aveva con sé quando è caduto.

Il posto dove è avvenuto l’incidente e dove sono in atto gli scavi. ANSA

Allo stesso tempo, la cavità di 25 centimetri di diametro è stata ” intubata” per rafforzarne le pareti e impedire nuovi cedimenti di terreno, che potrebbero seppellire definitivamente il piccolo Yulen.

La tragedia che sta preoccupando la Spagna in queste ore ricorda la drammatica vicenda di Alfredino Rampi, che cadde in un pozzo a Vermicino nel 1975. Ma il piccolo Julen potrebbe essere ancora vivo. Secondo gli speleologi: ”La conformazione delle rocce sotterranee fa sì che l’aria circoli anche in profondità, quindi il bimbo potrebbe respirare senza problemi”.

Diversi i tentativi falliti

Gli uomini dei vigili del Fuoco hanno provato a scavare un tunnel orizzontale, perpendicolare al pozzo, ma purtroppo questo primo tentativo dei soccorritori di raggiungere il bambino non ha portato gli esiti sperati a causa dell’elevata instabilità del terreno. Per questo motivo si è pensato ad un’alternativa, quella di tentare di salvare il piccolo attraverso un nuovo tunnel verticale, una sorta di “un pozzo parallelo” a quello nel quale è precipitato il bambino.

Subito dopo la messa in sicurezza di questo nuovo tunnel si metteranno a lavoro gli uomini del corpo di salvataggio dei minatori asturiani: si caleranno con una capsula come quella utilizzata nel 2010 per il salvataggio dei minatori cileni e cominceranno a scavare con le mani il canale orizzontale fino al pozzo dov’è Julen.

I soccorritori, inutile dirlo, sperano di trovarlo ancora in vita anche se il bimbo, precipitato il 13 gennaio, non ha mai dato segni di questo tipo.

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