Vendevano preservativi falsi e anche riciclati: arrestate 17 persone

La polizia ha arrestato una banda dedita alla fabbricazione di preservativi contraffatti, pericolosi per la salute

Pubblicato da Kati Irrente Mercoledì 21 novembre 2018

Vendevano preservativi falsi e anche riciclati: arrestate 17 persone
Foto Pixabay

La polizia cinese ha sgominato una banda criminale colpevole di aver immesso sul mercato almeno 500.000 scatole di falsi preservativi del noto marchio “Durex”, per un valore totale superiore ai sei milioni di euro. Alcuni condom erano addirittura prodotti da materiali riciclati.

La fabbrica dei falsari di condom utilizzava anche gomma riciclata per produrre i suoi falsi preservativi. Un fatto grave non solo per il danno economico derivante, ma anche per la salute dei cittadini, dato che gli esperti di salute hanno dato l’allarme, dicendo che l’utilizzo di preservativi contraffatti potrebbe portare a infezioni batteriche o fungine.

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I condom contraffatti erano venduti con marchi noti

Gli agenti della polizia cinese hanno arrestato 17 sospetti membri di bande sparsi nelle province di Henan, Hebei e Zhejiang, nella Cina orientale. Le autorità cinesi sostengono che i falsi preservativi rappresentano un grave problema in tutto il paese. Non è infatti l’unico caso di questo tipo registrato nella cronaca degli ultimi mesi. Per poter smerciare i preservativi venivano usati marchi molto noti, come ‘Durex’.

Poi la merce veniva distribuita un po’ ovunque, sono stati trovati in vendita in supermercati, hotel e distributori automatici.

Scarsa igiene e nessun controllo di sicurezza

Il capo della polizia locale Zheng Xidan ha detto al South China Morning Post: “Abbiamo trovato i laboratori in cui i sospetti hanno fabbricato i preservativi nelle zone rurali di Henan e Hebei. Erano molto semplici e le condizioni igieniche pessime”. Quando gli agenti hanno fatto irruzione nella fabbrica stavano producendo. Zheng Xidan ha proseguito il racconto: “Stavano mescolando il materiale per produrre i preservativi usando olio di silicone in un secchio”.

La procedura era ovviamente totalmente al di sotto degli standard di produzione ufficiali. Nella fabbrica sequestrata non si riusciva nemmeno a testare batteri, livelli di funghi o presenza di buchi nei preservativi. Senza ulteriori controlli venivano semplicemente immessi sul mercato. E alcuni di questi preservativi economici erano persino riciclati da quelli usati.