La comunicazione sui vaccini deve essere al passo con la tecnologia

I risultati di un ciclo di incontri sui principali temi di attualità del dibattito medico-scientifico

Pubblicato da Kati Irrente Giovedì 27 settembre 2018

La comunicazione sui vaccini deve essere al passo con la tecnologia

Vaccini

Gli esperti sottolineano che in tema di vaccini serve una comunicazione al passo con la tecnologia. Occorre cioè far crescere la capacità di operatori e strutture di parlare ai pazienti e fornire indicazioni chiare e univoche. “Oggi ci troviamo di fronte ad un paradosso – ha spiegato Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università di Pisa – la sanità pubblica offre dei vaccini sicuri ed efficaci gratuitamente. E ci sono genitori che non li accettano. E spesso non li accettano perché sono poco informati. La comunicazione quindi assume un’importanza essenziale. Serve che sia chiara e uniforme. E’ importante, in un Paese come il nostro che ha una sanità regionalizzata, un coordinamento tra tutti gli attori in campo di prevenzione vaccinale”.

I progressi raggiunti sull’efficacia dei vaccini non sempre vengono comunicati altrettanto efficacemente. E’ questo il messaggio emerso dall’incontro ‘Let’s Talk meningite’, promosso da Adnkronos e Gsk nell’ambito di “Gsk&Adnkronos for Science” tenuto presso il Palazzo dell’informazione Adnkronos a Roma.

“Oggi – ha spiegato Rino Rappuoli, chief scientist di Gsk Vaccines e scopritore del vaccino contro la meningite B – stiamo vivendo un’epoca eccezionale per i vaccini. Questo perché grazie alle nuove tecnologie siamo in grado di battere nuove malattie e garantire alla gente una vita più sana e più lunga. Ma nella comunicazione continuiamo a utilizzare lo stesso linguaggio di mezzo secolo fa, quando le madri vedevano bambini colpiti dalla poliomielite e nessuno doveva spiegare loro l’importanza del vaccino, ma ne sentivano il bisogno. Nei nostri Paesi molte malattie non si vedono più, anche se in realtà non sono scomparse. Ed è più difficile far capire ai genitori quanto sia importante vaccinarsi”.

Per quanto riguarda il focus sulla meningite di tipo B Susanna Esposito, presidente della World Association for Infectious Diseases and Immunogical Desorders (WAidid), ha sottolineato che “l’offerta attiva del vaccino contro il meningococco b è importantissima per i nuovi nati. Alcune Regioni hanno già allargato le coorti di vaccinazione per l’offerta attiva. E anche questo è molto importante. Però l’infezione da meningococco B interessa anche, e con una discreta frequenza, la fascia di età tra uno e 10 anni. In genere in tutte le Regioni ci sono strutture ospedaliere che offrono il vaccino a prezzo calmierato. Come ricercatore, come pediatra infettivologo e come mamma la mia posizione è quella di prevedere questa vaccinazione anche dopo il primo anno di vita”.

In conclusione gli esperti spiegano che medici ed operatori devono aiutare le famiglie a comprendere di più, anche per evitare di credere alle pericolose fake news che circolano sul Web, come ha spiegato Amelia Vitiello, presidente del Comitato nazionale contro la meningite e fondatrice dell’Associazione ‘Alessia e i sui angeli’, dedicata alla figlia morta di meningite a 18 mesi. “Sono ancora molti, tra i genitori che ci scrivono, quelli convinti che il vaccino sia responsabile dell’autismo, nonostante questa falsa credenza sia stata smentita con autorevolezza da tempo. Vorrei fare un sentito appello ai genitori ad informarsi, chiarire i propri dubbi e approfondire, per evitare tragedie. Ma serve farlo rivolgendosi alla scienza e ai medici e non al web o a fonti non certificate”.

In collaborazione con AdnKronos