Emicrania, arriva la prima cura specifica per la malattia neurologica

A soffrire di emicrania sono circa 7 milioni di italiani, in particolare fra i 20 e i 50 anni, soprattutto donne.

Pubblicato da Kati Irrente Lunedì 24 settembre 2018

Emicrania, arriva la prima cura specifica per la malattia neurologica

L’emicrania è “una malattia neurologica vera e propria – e non un sintomo di altri disturbi – dovuta a un cervello, probabilmente ereditato su base genetica, che trasforma inutilmente in un forte dolore cefalico stimoli non dolorosi come i cambi di clima, le variazioni ormonali o delle ore di sonno, o ancora il passaggio da una condizione di stress al relax. Tutte situazioni che un cervello non emicranico invece non percepisce”. A soffrirne è il 12% della popolazione mondiale, circa 7 milioni di italiani, in particolare fra i 20 e i 50 anni, e soprattutto donne. Delle nuove cure ci ha parlato Piero Barbanti, direttore dell’Unità di Cura e Ricerca sulle cefalee e il dolore dell’Ircss San Raffaele Pisana di Roma, presente anche all’European Migraine Day of Action.

Come distinguere l’emicrania da una semplice e sporadica cefalea? L’esperto neurologo ci aiuta: “Innanzitutto il dolore non è mai lieve, è sempre moderato o severo per definizione, si diffonde per metà della testa, non risponde ai normali analgesici, peggiora muovendosi e si associa ad alcuni altri sintomi, come fastidio nei confronti di luci e rumori, nausea o vomito. Insomma, un forte mal di testa, unito a un forte mal di mare”.

Una condizione “ormai molto conosciuta e molto ben trattabile – ribadisce Barbanti – se non fosse per alcuni ostacoli. Il principale è che non tutti i medici sanno che esistono cure preventive, e quelli che lo sanno non sempre le erogano. Altro problema è che finora le cure preventive sono state tutte cure in qualche modo ‘riciclate’, prese in prestito da altre malattie (epilessia, ipertensione, depressione, aritmie cardiache) perché si sono dimostrate efficaci per la cura dell’emicrania”. Efficaci, ma purtroppo non prive di effetti collaterali, “spesso non sopportabili e che portano dopo 3 mesi il 35% dei pazienti all’abbandono delle cure”.

Trattare bene la malattia significa diagnosticare l’emicrania al primo colpo, senza far sottostare il paziente a inutili controlli. Poi è importante avere il trattamento giusto, quello sintomatico per spegnere l’attacco e quello preventivo in grado di non farlo tornare. Negli ultimi 5-6 anni sono stati studiati i primi trattamenti specifici e selettivi per prevenire l’emicrania, ”una sorta di abito tagliato su misura contro questa malattia. Si tratta di anticorpi che vanno a bloccare una sostanza chiamata Cgrp (peptide correlato al gene della calcitonina) o il suo recettore”, spiega il neurologo.

Aimovig* (erenumab), il farmaco di Novartis “che sta per uscire anche in Italia dopo essere stato approvato a maggio dalla Fda Usa e a luglio dall’Ema, è appunto un anticorpo monoclonale contro il recettore del Cgrp, che svolge un ruolo critico nella mediazione del dolore invalidante dell’emicrania. E quel che è più importante, ha una tollerabilità uguale al placebo: il paziente non ingrassa, non viene stordito, non ha sonnolenza, non ha depressione, non ha deconcentrazione, come avviene con le vecchie opzioni. E’ anche un prodotto molto pratico: il paziente finora doveva assumere, per 4-6 mesi, 2-4 compresse al giorno, mentre questo farmaco viene somministrato sottocute una volta al mese, per un tot di mesi”.

Quanto all’efficacia, “è paragonabile ai migliori farmaci in commercio (per altre patologie, ma usati contro l’emicrania) – ricorda l’esperto – ma stavolta completamente senza effetti collaterali. E gli studi dimostrano anche che questo anticorpo funziona meglio nei pazienti che hanno avuto fallimenti terapeutici precedenti o con concomitante depressione. In più, nell’uso a lungo termine c’è una percentuale di pazienti pari a un quarto che giunge alla scomparsa completa dei sintomi”.

In collaborazione con AdnKronos