AIDS, infezioni in crescita: risultati dello studio ‘Drive-Forward’

L'Aids continua a far paura anche perché le nuove generazioni sottovalutano il rischio

Pubblicato da Kati Irrente Mercoledì 8 agosto 2018

AIDS, infezioni in crescita: risultati dello studio ‘Drive-Forward’
/ ansa

Grazie a terapie innovative negli ultimi anni sono calati i decessi per AIDS, ma i contagi tendono all’aumento con quasi 2 milioni di nuove infezioni ogni anno nel mondo. La lotta alla malattia sembra essere passata in secondo piano, pericolosamente, per questo aumentano i contagi e l’obiettivo Onu di bloccare l’epidemia di Aids entro il 2030 sembra lontano, anche perché di Aids si parla sempre meno.

Alla 22esima Conferenza mondiale sull’Aids che si è tenuta ad Amsterdam gli scienziati hanno lanciato l’allarme sul pericolo della nuova diffusione di AIDS nel mondo.

Tra gli studi presentati all’appuntamento internazionale il ‘Drive-Forward’ di fase III, presentato da Msd, che valuta il profilo di efficacia e sicurezza della doravirina (Dor) – molecola di nuova generazione della classe degli inibitori non nucleosidici della transcrittasi inversa – in combinazione con altri agenti antiretrovirali, per il trattamento dell’Hiv nei pazienti adulti naive alla terapia antiretrovirale.

Lo studio, che ha coinvolto 766 pazienti randomizzati in due gruppi, ha messo a confronto chi ha ricevuto doravirina e chi ha ricevuro la combinazione di darunavir+ritonavir, entrambi in associazione con due analoghi nucleosidici della trascrittasi inversa (Tdf/Ftc o Abc/3tc).

I dati evidenziano come il 73,1% dei pazienti trattati con una dose giornaliera di doravirina per 96 settimane abbia raggiunto la soppressione della carica virale (inferiore alle 50 copie/mL) a fronte del 66% dei pazienti trattati, nello stesso periodo, con una dose giornaliera di darunavir in combinazione con ritonavir. Rispetto alla combinazione darunavir + ritonavir, doravirina ha mostrato anche un miglior profilo lipidico.

Grazie alle terapie – si legge in una nota di Msd – è oggi possibile convivere con il virus ma esistono ancora molti bisogni terapeutici da soddisfare, legati alle caratteristiche cliniche e personali di ciascun paziente. La ricerca Msd si sta muovendo proprio in questa direzione: verso trattamenti maneggevoli e ben tollerati nel lungo periodo, che siano non solo efficaci ma che si adattino anche alle necessità dei pazienti con l’avanzare dell’età o che debbano fronteggiare patologie concomitanti, anche molto comuni, come l’ipercolesterolemia.

In collaborazione con AdnKronos