Lavoro: l’occupazione torna a livello pre-crisi

Ecco i dati l’indagine 'I 23 milioni di occupati prima e dopo la crisi, le modifiche della struttura occupazionale in Italia', presentata dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro

Pubblicato da Kati Irrente Mercoledì 4 luglio 2018

Lavoro: l’occupazione torna a livello pre-crisi
/ ansa

Vi presentiamo alcuni dati rilasciati dall’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro in occasione del Festival del Lavoro 2018, la manifestazione che si è tenuta al MiCo, Milano Congressi, dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro e dalla Fondazione Studi, che si è conclusa sabato 30 giugno. Il dato che risalta è che l’occupazione in Italia ha raggiunto i livelli pre-crisi, ossia il numero degli occupati è tornato a quello di 10 anni fa, prima della crisi economica e finanziaria che ha colpito il nostro Paese. Gli occupati sono circa 23 milioni nel 2017, così come nel 2008.

Secondo l’indagine ‘I 23 milioni di occupati prima e dopo la crisi, le modifiche della struttura occupazionale in Italia’, presentata dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, l’aumento degli occupati adulti è dovuto principalmente dal blocco del turn-over nella pubblica amministrazione e dal graduale e continuo aumento dell’età pensionabile dovuto alle ultime riforme sulla previdenza.

Ciò che invece appare cambiata è la struttura dell’occupazione. La crisi ha colpito soprattutto le giovani generazioni di lavoratori: i lavoratori con meno di 45 anni sono diminuiti di 2,9 milioni a fronte di un aumento degli occupati con più di 44 anni di 2,8 milioni. La diminuzione più alta interessa i lavoratori tra i 25 e i 34 anni (-1,4 milioni), mentre crescono di oltre 1,8 milioni gli occupati con più di 54 anni.

Ma il lavoro in Italia è cambiato di molto in questi ultimi 10 anni, soprattutto per quanto riguarda i tipi di contratto usati e l’orario di lavoro, quindi le forme di lavoro flessibili, particolare che ha generato una perdita di circa 67 mila posti.

Sebbene i lavoratori a tempo indeterminato siano rimasti stabili (+0,2%), sono i lavoratori a tempo determinato a far registrare un aumento di 438mila unità (+19,2%), passando dai 2,2 del 2008 ai 2,7 milioni del 2017; mentre i lavoratori automi perdono circa 535 mila unità (-9,1%).

Il dato da sottolineare maggiormente è l’aumento dei contratti di lavoro part-time, che sono passati dai 2,5 milioni del 2008 ai 3,5 milioni del 2017, con un +81% tra quelli con età compresa tra i 45 e i 64 anni. Il part-time involontario, poi che genera ‘sottoccupati involontari’ è cresciuto dal 41% del 2008 al 63% del 2017. Di conseguenza vediamo un aumento dei ‘working poor’, i ‘nuovi poveri’ che, pur lavorando, non riescono a provvedere ai bisogni di base per una vita dignitosa.

In collaborazione con AdnKronos