Noura Hussein, annullata la pena di morte per la sposa bambina che aveva ucciso il marito stupratore

E' stata annullata la pena di morte per la sposa bambina che era stata condannata per aver ucciso il marito che la violentava a suo piacimento

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    Noura Hussein, annullata la pena di morte per la sposa bambina che aveva ucciso il marito stupratore

    La pena di morte a cui era stata condannata la sposa bambina Noura Hussein è stata annullata dai giudici della corte di appello in Sudan, che hanno deciso per lei 5 anni di carcere e il pagamento di una multa. Lo scorso maggio la ragazza era stata condannata per l’omicidio del marito, mentre lei sosteneva di essere stata stuprata dopo esser stata costretta a sposarsi a 13 anni. Ecco la sua storia.

    La storia di una sposa bambina

    Noura Hussein aveva 13 anni quando la famiglia l’ha costretta a sposare un uomo più grande di lei, la sua è la storia di una sposa bambina come tante, in Sudan, che però si è ribellata al marito e un giorno l’ha ucciso mentre la stava violentando. La ragazzina, che ora ha 19 anni, è stata condannata a morte ma tutto il mondo si è mobilitato con una raccolta di firme per fare ricorso contro la sentenza che decretava la sua pena di morte, e per diverse settimane il mondo è rimasto col fiato sospeso nella speranza di poter salvare la vita a quella che è a tutti gli effetti una vittima.

    Purtroppo in Sudan non c’è una legge che tutela le donne, ancorché bambine. In Sudan è legale contrarre un matrimonio con una bambina di 10 anni e non si incorre in nessun reato a violentare queste creature. I mariti hanno carta bianca, le spose bambine e le donne devono solo obbedire.

    L’omicidio del marito stupratore

    A questa drammatica e dolorosa realtà Noura ha detto no, e lo ha fatto dopo essere stata stuprata dal marito con la complicità del fratello e di due cugini. Ha ucciso il suo aguzzino con una coltellata per difendersi da un altro tentativo di violenza sessuale, e per la legge sudanese deve pagare con la sua stessa vita.

    La sua storia ha avuto enorme eco nel mondo, ed era partita una massiccia campagna per salvarla. Su Twitter sono stati lanciati gli hashtag #JusticeforNoura e #SaveNoura, la petizione pubblicata su change.org per chiedere il rilascio della giovane ha raggiunto migliaia di consensi. Anche diverse associazioni internazionali (tra cui Amnesty) si sono schierate in difesa di Noura, facendo conoscere la sua storia a quante più persone possibile. “Lo stupro da parte del coniuge è una violenza ricorrente in questo Paese ma non se parla mai” e soprattutto non è perseguito in Sudan, spiega Ahmed Elzobier, ricercatore di Amnesty International.

    In Francia cento donne del mondo dello spettacolo e della cultura hanno pubblicato su Le Monde un appello con cui chiedevano clemenza per Noura. Tra queste, le attrici Nathalie Baye, Isabelle Huppert e Charlotte Rampling, la filosofa Elisabeth Badinter, il sindaco di Parigi Anne Hidalgo, la soprano Nathalie Dessay e la scrittrice Leila Slimane.

    L’associazione Italians for Darfur ha raccolto un milione di firme che sono state consegnate alle ambasciate del Sudan dei rispettivi Paesi. Antonella Napoli, presidente dell’associazione ha riassunto: ”E’ il risultato della mobilitazione internazionale. E’ particolarmente importante” in vista del ricorso. “Gli avvocati, Adil Mohamed Al-Imam e Mohaned Mustafa Alnour, hanno già presentato ricorso contro la sentenza”, continua Antonella Napoli, e finalmente il ricorso è stato accolto, Noura non finirà sul patibolo per essere impiccata. Al momento è detenuta nella prigione femminile di Omdurman, dove sconterà cinque anni di carcere.