Emicrania: nuovo farmaco e nuova speranza per 5 milioni di persone

L'emicrania è una patologia neurologica i cui sintomi comprendono forte mal di testa e malessere fisico, che possono ripercuotersi negativamente sulla qualità di vita e sulla produttività di chi ne soffre.

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    Emicrania: nuovo farmaco e nuova speranza per 5 milioni di persone

    In Italia l’emicrania episodica e cronica riguarda circa 5 milioni di persone. “Rispetto alla cefalea, che indica qualsiasi mal di testa, l’emicrania è un tipo di mal di testa caratterizzato da un dolore laterale e sintomi quali nausea, vomito, fastidio alla luce, ai rumori e agli odori”, spiega il neurologo e presidente di Anircef (Associazione neurologica italiana per la ricerca sulle cefalee) Fabio Frediani. Con oltre 1 miliardo di persone che ne soffrono nel mondo, l’emicrania è la terza patologia per prevalenza e la sesta malattia più invalidante a livello mondiale. Ma per chi ne soffre c’è una novità.

    Secondo il più recente studio sui costi delle patologie neurologiche in Europa, l’emicrania ha un costo per l’economia di 18 miliardi di euro l’anno in termini di produttività e giornate di lavoro perse.

    Per questo la diffusione di un nuovo farmaco che promette di eliminare i sintomi e migliorare la qualità della vita di chi ne soffre è salutato con positività.

    Fremanezumab è stato approvato e introdotto nel mercato Usa e a breve dovrebbe arrivare, conclusa la terza fase di sperimentazione, anche in Europa e in Italia, dopo che nel febbraio scorso l’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) ha accettato la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio della molecola.

    Efficacia molto elevata, zero tossicità e lunga durata di ogni somministrazione. Sono i principali vantaggi del nuovo farmaco che agisce prevenendo la patologia. “Si tratta di un anticorpo monoclonale che agisce bloccando l’attività del Cgrp o del recettore Cgrp, la proteina che scatena l’attacco di emicrania, boccando così il dolore in modo duraturo, tanto che si ricorre a un’iniezione al mese, addirittura una ogni tre mesi secondo altri studi”, chiarisce il neurologo Fabio Frediani.

    “Il confronto con il placebo, che sappiamo essere praticamente acqua – aggiunge Frediani – ha rilevato che la sperimentazione dà più effetti collaterali al placebo che al nuovo farmaco”. E di questo si è parlato anche al IX Congresso Nazionale di Anircef, ‘Le cefalee alla svolta verso il futuro’, che si è tenuto all’Università Statale di Milano, dove gli esperti sono concordi nel ritenere che dal 1991, quando per la prima volta arrivarono sul mercato i farmaci specifici per gli attacchi di cefalea (i triptani), questo di oggi è un nuovo momento di svolta.

    In collaborazione con AdnKronos