Ex ribelle diventato killer dell’Isis racconta: ‘Ho ucciso oltre 100 persone, non mi pento’

Intervistato dalla Bbc per un documentario sulla Siria, ha raccontato la sua trasformazione da manifestante pacifista ad assassino: ''Quelli che ho ucciso? Tutta gente che meritava di morire''.

Pubblicato da Kati Irrente Lunedì 18 giugno 2018

Ex ribelle diventato killer dell’Isis racconta: ‘Ho ucciso oltre 100 persone, non mi pento’
Militari dell’esercito siriano fedeli ad Assad / ansa

In un recente documentario della Bbc è stata raccontata la storia di un ex ribelle antigovernativo in Siria che da organizzatore delle manifestazioni pacifiste contro Assad è in breve passato all’Isis, diventandone uno dei killer più spietati, sebbene coinvolto in un doppio gioco con al-Nusra. La trasformazione è avvenuta dopo essere stato arrestato e torturato nelle carceri siriane dai militari filogovernativi. Dopo anni di vendetta e di sangue non è arrivato, ancora, il momento del pentimento. Nessun rimorso per chi, come lui, pensa ancora che quelle persone uccise, in fondo, ”meritavano di morire”.

Da pacifista a killer, la storia di un ex ribelle anti Assad

”Ero pacifico, ma decisi di vendicarmi del governo (dopo l’arresto, ndr). Un francese mi insegnò ad ammazzare. Lo rifarei”, sono le parole sincere dell’uomo, siriano, che nel 2011 organizzava pellegrinaggi e manifestazioni contro Assad, durante la rivoluzione in Siria.

”Ci sembrava di fare qualcosa per il nostro Paese, per portare libertà”, racconta, ma precisa che non si usavano armi, a quei tempi ”non avevamo il coraggio”, sottolinea.

A un certo punto capì che manifestare contro il governo di Assad non sarebbe servito a niente. Lo arrestarono e i carcerieri fedeli ad Assad lo torturarono, in prigione. E lì giurò vendetta: ”Mi picchiarono a lungo, poi mi fecero inginocchiare davanti a una foto del presidente e dovevo chiedere scusa. Mi appesero al soffitto per le braccia, mi frustavano, rimasi quasi paralizzato; i miei compagni piansero quando mi videro. Non riuscivo a camminare né a dormire dal dolore. Giurai che se Dio mi avesse salvato non avrei avuto pietà di lui. L’avrei ucciso dovunque fosse”.

Così, uscito di galera, si schierò con l’Isis con il preciso scopo di vendicarsi. A metà del 2013 diventò un membro del gruppo islamista Ahrar al-Sham e imparò a uccidere grazie a un addestratore francese che lo iniziò all’uso di pistole, armi silenziate e fucili di precisione.

La vendetta del ribelle: uccidere il suo carnefice

Una volta ‘pronto’ e addestrato, l’uomo andò a cercare il militare che lo aveva torturato in carcere in nome di Assad: ”Lo seguimmo fino a casa e lo rapimmo. Quando ero in prigione mi aveva detto: “Se uscirai da qui vivo e mi troverai, non avere pietà di me”. E così feci. Lo portai in una fattoria vicino al carcere. Gli tagliai le mani con un coltello da macellaio, poi gli strappai la lingua con le forbici. E non ero ancora soddisfatto. L’ho ucciso solo quando mi ha supplicato di farlo. L’ho torturato ma non ho nessun rimorso. Anzi, tornassi indietro li rifarei”. Il motivo è semplice: ”Se ci fosse stata un’autorità a cui rivolgersi, per denunciare che quell’uomo picchiava e umiliava i prigionieri, non sarebbe andata così. Ma non c’era nessuno da cui andare a lamentarsi e nessuno Stato per fermarlo”.

Il passaggio all’Isis e il doppio gioco

Dal gruppo Ahrar al-Sham divenne un uomo di al-Nusra, prima che lo spietato Stato Islamico conquistasse Raqqa nel 2014. Gli offrirono il ruolo di capo della sicurezza con il potere di comando sui combattenti dell’Isis. ”Gli dissi di sì, ma con il consenso di Abu al-Abbas. Facevo il doppio gioco: ero amichevole con l’Isis, ma in segreto rapivo e interrogavo alcuni di loro prima di ucciderli. E raccontavo i loro segreti ad al-Nusra’, il gruppo legato ad al Qaida in Siria. Sono state decine le sue vittime dell’Isis, ma ha dovuto anche uccidere gente per conto della stessa organizzazione.

La fuga per non essere ucciso

L’uomo sapeva di non avere un futuro sereno, a fare il killer dell’Isis: ”Ai vertici piaceva il rinnovamento. Quelli che fino al giorno prima avevano corrotto, il giorno dopo li ammazzavano e li rimpiazzavano con sangue fresco” Quindi l’uomo decide di scappare e da Deir al-Zour finisce in Turchia. E’ vero, “Ho ucciso più di cento persone e non me ne pento, perché Dio sa che nessuno di loro era innocente”, ha dichiarato senza mezzi termini l’uomo che però oggi si dice cambiato: ‘Sono un altro, qui sono un civile. Non è un crimine quel che ho fatto. Quando vedi qualcuno che ti punta una pistola, picchia tuo padre, uccide i tuoi parenti, non puoi restare a guardare. La mia è stata autodifesa. Quando mi guardo allo specchio oggi mi vedo come un principe e la notte dormo bene, perché tutti quelli che mi è stato chiesto di uccidere meritavano di morire”, conclude.