Farmaci biologici: 200 mila italiani ancora trattati con quelli tradizionali

Si stima che la disponibilità di nuovi farmaci biosimilari di prossima scadenza brevettuale potrebbe liberare risorse, in un arco temporale di 5 anni, pari a circa 1 miliardo di euro che potranno generare un ulteriore ampliamento di accesso alle terapie.

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    Farmaci biologici: 200 mila italiani ancora trattati con quelli tradizionali

    Sono ancora troppi gli italiani – circa 200mila – che per curare malattie autoimmuni vengono trattati con medicinali tradizionali invece che con farmaci biologici. Eppure, avvertono gli esperti, se si arrivasse ad assicurare “un migliore accesso alle terapie, grazie all’impiego di farmaci biosimilari, comporterebbe nel nostro Paese un risparmio di circa un miliardo nell’arco di 5 anni, con maggiori risorse disponibili da reinvestire nell’innovazione terapeutica”.

    Di questo e altro si è parlato durante l’evento “Reumatologia e Dermatologia, un racconto in evoluzione”, dove clinici ed esperti di farmaco-economia hanno tracciato insieme le principali sfide e opportunità aperte dai biosimilari di Sandoz a base di etanercept e rituximab.

    Ma cos’è un farmaco biosimilare? E’ del tutto simile al farmaco biologico ‘originator’, già autorizzato per uso clinico e con brevetto scaduto, comparabile per caratteristiche fisico-chimiche, efficacia clinica e sicurezza. In sostanza i farmaci biosimilari rappresentano una valida alternativa in termini di accesso alla salute, come sostiene il recente position paper di Aifa, presentato a marzo 2018, che li riconosce come farmaci equiparabili ai farmaci biologici di riferimento per efficacia, qualità e sicurezza.

    I biosimilari “rappresentano una grande opportunità di concorrenza sul mercato e di riduzione della spesa farmaceutica, svolgendo dunque un ruolo cruciale nella sostenibilità economica del Ssn – afferma Luca Degli Espositi, presidente e direttore generale di Clicon – Si parla mediamente di una riduzione del costo dei farmaci tra il 20 e il 50%. Nonostante tali evidenti vantaggi, tuttavia, il processo di adozione dei farmaci biosimilari nella pratica clinica non è automatico ma va supportato e velocizzato mediante opportune azioni”.

    Manlio Florenzano, amministratore delegato Sandoz Spa, fa il punto: “L’impegno di Sandoz, divisione del gruppo Novartis è costante sul fronte dell’accesso alle cure, sia in termini di disponibilità per i pazienti di farmaci biologici, sia in termini di sostenibilità della spesa. Siamo leader globale nel settore dei farmaci biosimilari, con cinque biosimilari in commercio e tre in corso di registrazione all’Ema. Erelzi* e Rixathon* segnano l’ingresso di Sandoz in immunologia, rafforzando il nostro impegno a fianco di pazienti, medici e decisori per garantire ad ognuno il diritto alle cure”.

    “L’approvazione dei due biosimilari di Sandoz, etanercept e rituximab, si è basata su un esteso ed esauriente programma di ricerca e sviluppo comprendente la comparazione chimico-fisica, biologica, preclinica e clinica al farmaco di riferimento – precisa Giampiero Girolomoni, professore ordinario di Dermatologia e venereologia, direttore Clinica dermatologica, Dipartimento di medicina dell’università di Verona – In particolare, lo studio clinico Egality ha confermato l’equivalenza di etanercept con il farmaco biologico di riferimento. Un trial randomizzato in doppio-cieco che ha coinvolto 531 pazienti con psoriasi a placche di grado moderato o severo. Lo studio – ricorda – ha valutato lo switch tra il farmaco di riferimento e il biosimilare senza evidenziare differenze sostanziali in termini di sicurezza, efficacia ed immunogenicità”.

    Luigi Sinigaglia, direttore della Struttura complessa di Reumatologia del Centro specialistico ortopedico traumatologico Gaetano Pini-Cto e presidente Sir (Società italiana di reumatologia) conclude: “Etanercept è indicato per il trattamento di diverse malattie reumatologiche tra le quali artrite reumatoide, artrite psoriasica, psoriasi dell’adulto oltre che psoriasi pediatrica a placche. La disponibilità del biosimilare anche in Italia permette di ampliare l’accesso a cure innovative a un numero sempre maggiore di pazienti che avranno possibilità di gestire in epoca precoce molte malattie reumatologiche, con la prospettiva di ridurne il tasso di progressione. Lo stesso possiamo dire per il biosimilare di rituximab che trova indicazione anche in alcune malattie reumatologiche tra cui l’artrite reumatoide”.

    In collaborazione con AdnKronos