‘Materie prime. L’origine della qualità’, quando gli ingredienti fanno la differenza

''Utilizzare sempre le materie prime migliori significa rispetto per i consumatori''.

Pubblicato da Kati Irrente Giovedì 17 maggio 2018

‘Materie prime. L’origine della qualità’, quando gli ingredienti fanno la differenza
pixabay / foto

Ferrero si mette a nudo raccontando l’origine e la qualità delle materie prime che compongono i suoi prodotti in un libro dal titolo ‘Materie prime. L’origine della qualità’, a cura di Caterina Ginzburg. La pubblicazione, che fa parte di una serie di monografie dedicate al progetto imprenditoriale, alle iniziative sportive sostenute dall’azienda e ai trent’anni della Fondazione omonima, racconta a tutti gli amanti dei prodotti del marchio, i processi di selezione delle materie prime, i territori di provenienza e, attraverso una serie di testimonianze, la storia di chi le produce.

La presentazione del libro è stata affidata a Francesco Paolo Fulci, presidente della multinazionale dolciaria di Alba, la Ferrero S.p.A, e ad Aldo Uva, chief operating officer di Ferrero International, insieme ad esperti di alimentazione e nutrizionisti.

I pilastri che non vengono mai messi in discussione nella lavorazione dei prodotti del marchio sono la bontà, la qualità, la sicurezza, ossia la tracciabilità, di tutte le materie prime, quindi delle nocciole, del cacao, del karité, della canna da zucchero, dell’olio di palma e del latte.

“Utilizzare sempre le materie prime migliori significa rispetto per i consumatori – ha osservato Fulci – ma utilizzare le materie prime comporta anche una responsabilità sociale verso i produttori di queste materie prime che devono avere la giusta remunerazione per le loro fatiche e essere aiutati nella coltivazione, raccolta e conservazione dei prodotti. Il tutto – ha concluso – senza dimenticare la responsabilità etica, mai impiegare bambini lavoratori, su questo siamo fermissimi”.

Ha spiegato poi Uva: “Oggi qualità vuol dire riuscire a 360 gradi a investire in maniera corretta non solo sulle materie prime ma sui territori dove queste materie prime nascono e sulle persone che le lavorano e solo un approccio costante da queste tre componenti riesce a dare la dimensione della qualità. Oggi qualità è un concetto che si sta svuotando del suo significato, ne parlano tutti ma c’è una qualità detta e una qualità vera. Noi, mettendo insieme qualità delle materie prime, impegno sociale sul territorio e cura delle persone creiamo un ecosistema che da’ la dimensione di che cosa per l’azienda è la qualità”

“Del resto l’antesignano della sostenibilità e della tracciabilità è stato proprio Michele Ferrero quando parlava di ‘sacco conosciuto’, che altro non è che il ‘block chain’ di cui oggi tutti parlano”, ha proseguito Uva richiamando tra le varie iniziative della multinazionale a sostegno della qualità il ‘Progetto nocciole Italia’. “E una grande iniziativa che stiamo portando avanti perché crediamo fortemente che l’Italia che oggi è il secondo paese produttore di nocciole nel mondo possa continuare a elevare la qualità e la quantità delle nocciole grazie alla grandissima cultura contadina che abbiamo e al forte focus di innovazione che stiamo mettendo nelle filiere agricole”, ha concluso ricordando che proprio grazie al progetto nei prossimi sette otto anni l’Italia dovrebbe avere un raddoppio delle superfici di nocciole.

“La nostra responsabilità sociale poggia su due grandi pilastri, da un lato il rispetto delle persone, dall’altro il rispetto del Pianeta”, ha concluso l’ambasciatore Fulci ricordando che “il nostro successo dipende dalla cura della qualità che mettiamo nei nostri prodotti, la nostra azienda non esisterebbe se non fosse legata alla qualità e siamo orgogliosi che il Reputation Institute di New York da dieci anni ci mette al top tra le aziende alimentari”.

In collaborazione con AdnKronos