I ‘falsi miti’ sulla Bpco, broncopneumopatia cronica ostruttiva

Per un italiano over 40 su due la Bpco resta qualcosa di sconosciuto.

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    I ‘falsi miti’ sulla Bpco, broncopneumopatia cronica ostruttiva

    “E’ una malattia stagionale” (30%), “Si può guarire” (59%), “Si può curare anche con rimedi naturali” (28%), “E’ ereditaria” (22%), sono solo alcune delle false credenze che ruotano intorno alla Bpco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, patologia che ‘ruba il respiro’ e che in base alle proiezioni è candidata a diventare in futuro prossimo la terza causa di morte sul pianeta dopo le malattie cardiovascolari e i tumori.

    Per un italiano over 40 su due la Bpco resta qualcosa di sconosciuto. L’altra metà (che si ritiene informata) brancola nella confusione. Troppe sono, infatti, le false credenze che circolano su questa malattia. Lo dice una doppia indagine condotta da Doxapharma, svolta per verificare da un lato le conoscenze sulla malattia diffuse tra la popolazione generale, e dall’altro qual è l’esperienza personale e quotidiana dei pazienti.

    Il lavoro è stato presentato a Milano nell’ambito del progetto di Gsk Italia ‘Nel nome del paziente: il vissuto, l’ascolto, le risposte terapeutiche’, iniziato lo scorso anno con l’asma. La prima indagine si è concentrata dunque su un campione di 1.000 adulti, donne e uomini over 40. Quello che appare evidente è che tante persone hanno una percezione errata della malattia in termini di incidenza e gravità. Capita quindi che molta gente sia malata ma che non ne abbia coscienza.

    “I dati della medicina generale indicano una prevalenza della Bpco intorno al 3% – spiega Francesco Blasi, ordinario di Malattie respiratorie dell’università degli Studi di Milano – In realtà, se andiamo a vedere i dati epidemiologici raccolti facendo la spirometria nella popolazione, in tutto il mondo la prevalenza è fra il 6 e il 9%. Il che vuol dire che in Italia possiamo aspettarci circa 5 milioni di pazienti con la Bpco e di questi circa la metà con una forma moderata-grave o molto grave, cioè persone in cui la funzione respiratoria è alterata in maniera importante”.

    La consapevolezza della malattia è dunque bassa. Davanti a una lista di patologie di cui si potrebbe aver sentito parlare di recente, la Bpco è la meno citata e si piazza all’ultimo posto dietro ipertensione, artrosi, diabete, emicrania e asma. Il 56% degli intervistati sa che è una malattia diffusa, il 73% è consapevole che è una patologia cronica, l’83% riconosce la tendenza a sottostimarne la gravità. Poco più della metà della popolazione riconosce la necessità di assumere i farmaci regolarmente, mentre gli altri credono basti l’uso “al bisogno”.

    Sulle cause scatenanti c’è più certezza, ma non manca la confusione: anche se 2 persone su 3 riconoscono correttamente fra le principali il fumo, l’inquinamento e l’ambiente di lavoro malsano, c’è anche chi – fantasiosamente – cita la scarsa igiene, la cattiva alimentazione, lo stress. E chi scambia per ereditarietà quella che può essere invece “una predisposizione genetica alla malattia – chiariscono gli specialisti – se esposti a fattori di rischio come il fumo”.

    “Cosa fa la differenza nella conoscenza della Bpco? L’avere un malato in famiglia”, sottolinea Gadi Schoenheit, vice president Doxapharma. Lo testimonia l’11% degli intervistati che racconta l’esperienza dei propri cari e la frequenza di sintomi come la tosse cronica, la fame d’aria, il respiro sibilante, il peso sul petto. Molti ricordano le crisi acute, forti attacchi che impedivano al familiare malato di respirare – il 35% nell’ultimo anno – ma anche la necessità di correre in pronto soccorso o di ricovero in ospedale, esperienza comune a cui il 63% ha assistito da una a molte volte. Ma i parenti testimoniano anche casi frequenti di non corretta aderenza alle terapie, con un 8% che addirittura racconta di familiari malati che usano l’erogatore solo in caso di emergenza.

    In collaborazione con AdnKronos