Avere colleghi di lavoro con disabilità ha ricadute positive su tutti i dipendenti

La ricerca dal titolo 'I manager e la gestione dei lavoratori con disabilità' è stata oggetto del convegno 'Disabilità & Lavoro-La sfida dei manager', organizzata in occasione dell'avvio della partnership istituzionale tra l'Associazione italiana sclerosi multipla e la Fondazione Prioritalia.

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    Avere colleghi di lavoro con disabilità ha ricadute positive su tutti i dipendenti

    Lavorare insieme a colleghi con disabilità ha ricadute positive su tutti i dipendenti, ne sono convinti i manager italiani che hanno risposto a un’indagine condotta da AstraRicerche e promossa da Aism, Associazione italiana sclerosi multipla, Prioritalia, Manageritalia e Osservatorio Socialis. Ma vediamo nel dettaglio i dati più interessanti che sono emersi dalle interviste ai manager italiani.

    La ricerca dal titolo ‘I manager e la gestione dei lavoratori con disabilità’ è stata oggetto del convegno ‘Disabilità & Lavoro-La sfida dei manager’, organizzata in occasione dell’avvio della partnership istituzionale tra l’Associazione italiana sclerosi multipla e la Fondazione Prioritalia.

    Dalle interviste raccolte tra i manager italiani è emerso che il 65,2% è convinto che avere colleghi di lavoro con disabilità determina concrete ricadute positive su tutti i dipendenti: i compiti sono distribuiti per tutti in modo più equo, gli spazi sono organizzati in modo più razionale, vengono migliorato l’arredo o l’illuminazione, e infine vengono sviluppate nuove forme organizzative di lavoro, dal telelavoro allo smart working.

    L’82,5% dei manager afferma di non aver mai osservato fenomeni di esclusione. Ciò vuol dire che l’esclusione resta un problema in almeno un’azienda su cinque. Ma non solo, l’88,2% dei dirigenti ritiene che avere personale con disabilità produce un impatto positivo per le stesse capacità manageriali: ‘ho imparato a organizzare il lavoro in maniera più efficiente’, ‘ho imparato a semplificare i processi’, ‘ho imparato a valutare meglio le persone’, dicono.

    Per il 43,6% degli intervistati l’assunzione e la presenza di disabili in azienda è parte del normale funzionamento organizzativo, il 31,5% lo ritiene un valore aggiunto per la crescita dell’organizzazione e ‘solo’ il 24,9% lo considera come un adempimento di un obbligo. Quasi la metà dei manager intervistati (49,7%) ritiene che la gestione dei disabili sia molto (9,1%) o abbastanza (40,6%) strategica per l’organizzazione.

    Dall’indagine emerge anche che la gestione della disabilità nei luoghi di lavoro è percepita come ‘una questione da manager’. Gli intervistati ritengono che questa vada affrontata proprio organizzativamente e culturalmente non tanto con un disability manager, ma certamente con il ‘disability management’. Cioè, forse non serve una figura manageriale specifica e dedicata (51%), ma piuttosto una funzione manageriale più ampia (54,6%) come un diversity manager o capability manager.

    Come migliorare la prassi e l’approccio all’inclusione? Le idee non mancano: il 74,8% dei manager ritiene importante la promozione di momenti informativi e formativi di tutto il personale sulla disabilità in azienda, il 76,2% pensa che per i manager di oggi e domani è indispensabile la gestione delle tematiche legate alla disabilità in azienda visto l’impatto sul miglioramento delle performance aziendali (65,2%). Da notare che l’82,6% degli intervistati ritiene che competenze ed esperienze di associazioni non profit che si occupano di persone con disabilità possono contribuire a una maggiore conoscenza e informazione sulla gestione della disabilità in azienda.

    Paolo Bandiera, direttore affari generali Aism, sottolinea che: “Le aziende di oggi hanno bisogno di nuove leve per uno sviluppo sostenibile e hanno compreso l’opportunità che può derivare dall’ascoltare le esigenze dei dipendenti con disabilità: su questo terreno abbiamo costruito una serie di corsi di formazione dedicati, su temi quali la diversità come valore aziendale, la presa in carico e l’individuazione di soluzioni organizzative, le clausole di flessibilità per la conciliazione vita-lavoro, le competenze necessarie ai medici del lavoro”.

    Mario Mantovani, vicepresidente ManagerItalia, aggiunge: “I manager intervistati affermano all’unanimità che abilitare la disabilità sul lavoro è possibile e richiede un cambiamento organizzativo vantaggioso per tutti. E’ un’opportunità che va verso quel nuovo lavoro che serve per competere e deve mettere in campo una vera e nuova managerialità, così scarsa nel nostro paese fatto di troppe pmi familiari, capace di coniugare i nuovi modelli di business e organizzativi con empowerment e motivazione dei collaboratori, per farli crescere e dare senso al lavoro lavoro”.

    “Il nostro obiettivo di portare il contributo dei manager anche fuori dalle aziende per dare slancio all’innovazione sociale esce rafforzato dalla loro gestione della disabilità come normalità – ha poi spiegato la presidente di Prioritalia, Marcella Mallen – con vantaggi per la produttività e il benessere di tutti. Diffondere queste pratiche sul lavoro e contaminare, prima di tutto culturalmente, la società è il prossimo passo che svilupperemo insieme ai tanti nostri alleati a partire da Aism”.

    Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione italiana sclerosi multipla, ha infine concluso: “Il nostro obiettivo comune sarà quello di mettere in campo una serie di iniziative per valorizzare diversità e disabilità, promuovendo insieme progetti che rispondano alle necessità delle aziende e dei loro dirigenti: sviluppare competenze manageriali nuove per un mondo che cambia velocemente”.

    In collaborazione con AdnKronos