Digitalizzazione in Farmacia: in Italia il livello è ancora troppo basso

Una digitalizzazione 'ancora abbastanza occasionale e senza una vera strategia', spiega Laura Iacovone dell’Università degli Studi di Milano, autrice di uno studio presentato di recente a Cosmofarma

Pubblicato da Kati Irrente Venerdì 4 maggio 2018

Digitalizzazione in Farmacia: in Italia il livello è ancora troppo basso
pixabay / foto

Da una indagine realizzata in occasione di Cosmofarma, l’evento di riferimento per tutti gli operatori del settore farmaceutico che si è tenuto a Bologna, è emerso che il livello di digitalizzazione delle farmacie italiane è ancora troppo basso. Su oltre 200 farmacisti sparsi sul territorio italiano, solo la metà, ad esempio, ha dimostrato di avere investito in una qualche forma di digitalizzazione. La percentuale scende addirittura al 40% tra coloro che hanno effettivamente maturato una certa consapevolezza su strategia, tecnologie e risultati.

Ci troviamo di fronte a una digitalizzazione “ancora abbastanza occasionale e senza una vera strategia”, spiega Laura Iacovone dell’Università degli Studi di Milano, autrice dello studio per conto dell’azienda biofarmaceutica Dompé.

“Esiste una differenza anagrafica tra i titolari di farmacie più giovani e gli over 50, – sottolinea Iacovone – i cosiddetti millennials sanno muoversi sui social per questo Facebook e WhatsApp diventano soluzioni imprescindibili già attivate rispettivamente dal 76% e 49% delle farmacie al fianco di canali tradizionali come la telefonata per il recall (56%) o l’SMS (58%), mentre i titolari più esperti pensano di più al ‘sodo’ comprendendo però le potenzialità del nuovo. Un punto sembra infatti accomunare tutti: bisogna investire sulle risorse umane per gestire queste nuove tecnologie”.

Nel discorso è intervenuto anche Eugenio Aringhieri, Ad Dompé, che chiarisce: “L’azienda farmaceutica è storicamente al fianco del farmacista e, in una logica di partnership trasparente, può contribuire a favorire lo sviluppo di una cultura sempre più digitale imprescindibile in un presidio sanitario fondamentale e capillare sul territorio italiano. Sono convinto – aggiunge – che la contaminazione tecnologica porterà ad una farmacia sempre più connessa, che sicuramente automatizzerà certi processi per dare spazio ad altri, più nuovi e più in linea con i bisogni del cittadino/paziente. Come azienda vogliamo essere al fianco del farmacista in questo cambiamento, per guardare insieme ad un modello sempre più integrato e digitale di vera farmacia di servizio”.

Il futuro è dunque sempre più digitale, ma attenzione, spiega Marco Cossolo presidente di Federfarma nazionale: “E-commerce e digitalizzazione devono servire per espandersi, non come panacea di tutti i mali. Stiamo ancora parlando di mercati piccoli (96 milioni su un fatturato da 26 miliardi) anche se crescono a due cifre quindi non sono sorpreso dai dati della ricerca, in particolare sugli over50. Scegliere, dove andare e cosa voler o non voler fare è la scelta decisiva, integrare il punto vendita con il digital è secondo me il futuro. Non darei solo importanza all’e-commerce, che oggi ha una incidenza minima sul fatturato”, sottolinea, spiegando anche che per il futuro “Federfarma si impegnerà per mettere a disposizione strumenti in grado di aiutare il farmacista nelle scelte in questo ambito, confermando il ruolo di primo presidio sociosanitario integrato nel Ssn”.

In collaborazione con AdnKronos