La plastica ‘spinge’ la raccolta differenziata anche in Italia

Cambia la visione della plastica, da grande nemico dell'ambiente ad alleato per la conquista di benessere e qualità della vita.

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    La plastica ‘spinge’ la raccolta differenziata anche in Italia

    Il riciclo della plastica genera un meccanismo virtuoso che fa da volano nella pratica della raccolta differenziata dei rifiuti, vero punto nodale dell’economia circolare e dei benefici economici del riciclo. L’argomento è stato al centro di un workshop organizzato da Corepla a Milano, dove si è parlato dell’uso e del riciclo della plastica in Italia. E dove sono stati presentati i risultati di una ricerca sulla percezione che gli italiani hanno della plastica e del suo ruolo nella vita quotidiana dei consumatori.

    Se in passato dire ‘plastica’ significava dire ‘materiale inquinante’ – come se l’inquinamento fosse colpa dei materiali e non dei comportamenti quotidiani sbagliati – oggi la percezione è cambiata, spiega il sociologo Francesco Morace, presidente del Future Concept Lab. Negli ultimi anni anche “l’Italia ha imboccato una storia virtuosa nella raccolta differenziata e nel riciclo e la plastica si è rigenerata, imboccando un percorso di cambiamento profondo, destinato a segnare il futuro, nel rispetto dell’ambiente e della salute”.

    Durante il dibattito al quale hanno preso parte anche il presidente di Corepla Antonello Ciotti e il direttore generale del Censis Massimiliano Valerii, sono stati resi noti i risultati di un’indagine, realizzata dal Censis su un campione rappresentativo di mille cittadini italiani, dai quali emerge che per il 96,6% dei nostri connazionali la plastica è fondamentale almeno in un ambito della propria vita quotidiana. La cifra sale al 98,6% tra i millennials, mentre arriva al 97,3% tra i laureati.

    Per poco meno della metà degli italiani (il 46,5%) l’impiego della plastica è insostituibile per gli imballaggi in generale, perché la valutano come indispensabile per il trattamento, stoccaggio, trasporto, protezione e conservazione dei prodotti. Mentre per il 29,2% la plastica è fondamentale nell’high tech perché rende i dispositivi tecnologici più leggeri, colorati, con un design attraente e a basso impatto energetico. Da segnalare anche la sanità, indicata dal 27,1% degli intervistati ambito nel quale la plastica garantisce livelli di eccellenza nelle prestazioni.

    Osserva Massimiliano Valerii: “oggi associamo alla plastica soprattutto degli anatemi ideologici; questa ricerca, però, sfata molti luoghi comuni e ci dice che la realtà è un’altra”. Perché “soltanto il 3% degli italiani eliminerebbe la plastica del tutto, al contrario del 97% che la ritiene fondamentale o indispensabile almeno in un ambito della propria vita quotidiana”.

    Il dato importante è quindi che “emerge, da parte degli italiani, un grande pragmatismo, molto consapevole e intelligente, non vittima di diktat ideologici”. E “viene riconosciuto il primato del valore d’uso della plastica, ritenuta utile, versatile e riciclabile”. In altre parole, “la plastica non è di per sé un materiale negativo, se non nel momento in cui non viene avviata alla filiera del riciclo e del riutilizzo”.

    E qui entrano in gioco i singoli cittadini che dovrebbero avere cura di avviare a raccolta differenziata la plastica. Dice Antonello Ciotti: “è una responsabilità condivisa, tant’è vero che si parla di responsabilità estesa del consumatore” che però non devono essere lasciati soli, “devono anche essere favoriti dalle amministrazioni locali”, le quali devono avviare politiche volte ad incrementare la raccolta della plastica differenziata. Perché se le amministrazioni agiscono, i cittadini rispondono: “basti pensare alla Campania, che ha portato l’indice di riciclo ai livelli Lombardia perché alcune delle amministrazioni locali hanno agito in tal senso”, prosegue Ciotti.

    Il quale conclude evidenziando i posti di lavoro generati proprio dalla lavorazione della plastica riciclata: “il sistema Corepla, che include vari attori dai selezionatori ai riciclatori a chi fa la raccolta, genera un indotto che in Italia occupa circa 6mila persone”; si tratta di “nuove professionalità, che sono nate negli ultimi 20 anni”. E “visto che dobbiamo raddoppiare gli indici di riciclo attuali, possiamo prevedere altri 6mila posti di lavoro derivanti dalla corretta gestione dei rifiuti”.

    In collaborazione con AdnKronos