Finge di avere il cancro per ottenere donazioni e fare la bella vita

La giovane australiana è stata condannata a tre mesi di carcere, 150 ore di servizi socialmente utili e alla restituzione del denaro raccolto.

Pubblicato da Beatrice Elerdini Mercoledì 11 aprile 2018

Finge di avere il cancro per ottenere donazioni e fare la bella vita

Una giovane 24enne australiana ha dichiarato sui social e alla famiglia di avere un cancro e per questo ha organizzato delle raccolte fondi per recuperare quanti più soldi possibili per far fronte a cure costosissime all’estero, che altrimenti non avrebbe potuto permettersi. La generosità delle persone non si è fatta attendere e soprattutto quella dei genitori che per aiutare la figlia si sono indebitati. Peccato però che tutta la storia raccontata dalla ragazza fosse assolutamente falsa: nessuno cancro, solo tante menzogne per recuperare denaro e fare la bella vita tra viaggi e hotel di lusso.

La protagonista di questa incresciosa vicenda è Hanna Dickenson, 24 anni, australiana, agente immobiliare di professione: la sua attività illecita di raccolta fondi per un cancro inesistente è iniziata nel 2012, anno in cui raccontò ai genitori di avere un tumore incurabile operabile soltanto da alcuni specialisti all’estero. Immediatamente dopo avviò la raccolta fondi per potersi pagare le cure in Thailandia e in Nuova Zelanda. I genitori della ragazza, agricoltori residenti nei dintorni di Melbourne, addolorati dalla notizia fecero di tutto per poter aiutare la figlia: con i loro sforzi contribuirono con 42mila dollari australiani (circa 26mila euro). La giovane però utilizzò tutti i soldi della famiglia e delle donazioni ricevute per viaggi di puro divertimento in giro per il mondo.

A un certo punto però, uno dei genitori si è insospettito notando troppe foto della figlia in vacanza in vari posti e così ha confidato i suoi dubbi agli agenti di Polizia. In seguito ad accurate indagini Hanna Dickenson è stata condannata a tre mesi di carcere e 150 ore di servizi socialmente utili, inoltre ha dovuto restituire tutto il denaro ottenuto dai familiari e dalle raccolte fondi. La giovane si è naturalmente rivolta a dei legali che hanno dichiarato di voler fare ricorso in appello.