Novità nell’impianto di valvole cardiache all’Umberto I di Roma: è Heart Navigator

Un sistema innovativo che permette l'impianto di valvole cardiache artificiali a torace chiuso, grazie a una sorta di navigazione virtuale all'interno del cuore.

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    Novità nell’impianto di valvole cardiache all’Umberto I di Roma: è Heart Navigator

    Heart Navigator è il nome di un nuovo sistema che consente di integrare immagini di ecocardiogramma tridimensionale con immagini radiologiche, in modo da facilitare l’impianto di valvole mitraliche, aortiche e nel futuro tricuspidali, attraverso la pelle. E’ uno strumento che ‘anticipa il futuro’ e che si trova della nuova Struttura integrata (la seconda con queste caratteristiche attiva in Italia) di emodinamica ed ecocardiografia del Policlinico Umberto I di Roma, centro pilota nella regione Lazio, recentemente inaugurata presso il Dipartimento di Scienze cardiovascolari diretto da Francesco Fedele. Dal 2009 sono state impiantate 169 valvole aortiche (Tavi) e dal 2013 44 valvole mitrali (Mitral Clips).

    In cosa consiste la novità maggiore di questo sistema?

    L’impianto di valvole cardiache artificiali avviene a torace chiuso, grazie a una ”navigazione virtuale” all’interno del cuore.

    L’integrazione su un solo monitor delle immagini radiologiche e delle immagini ecocardiografiche tridimensionali consente di posizionare le valvole cardiache artificiali con maggiore precisione e rapidità.

    L’Heart Navigator, donato alla struttura capitolina dalla Fondazione Roma, aiuterà il cardiologo interventista a impiantare valvole senza l’intervento del cardiochirurgo. Ce lo spiega meglio Luciano Agati, responsabile Up Percorsi terapeutici e diagnostica cardiovascolare: “Questa nuova apparecchiatura permette di fare un imaging integrato mininvasivo a ultrasuoni insieme all’angiografia. Gli ultrasuoni guidano l’operatore all’impianto delle valvole”, precisa l’esperto, che spiega come gli interventi su pazienti anziani potranno essere più sicuri: “Le patologie valvolari crescono sempre di più con l’aumentare dell’età, con l’età avanzata l’intervento chirurgico è molto pericoloso e in questo modo riusciamo anche a intervenire su pazienti con gravi difficoltà e comorbidità. Il futuro della cardiologia andrà sempre più verso la possibilità di lavorare per via endoscopica, senza dover fare tagli chirurgici, riducendo in questo modo l’invasività dell’intervento”.

    “La cardiologia interventistica endoscopica, per via percutanea con l’introduzione di una semplice sonda, sta sempre più prendendo piede – gli fa eco Gennaro Sardella, direttore Uos Emodinamica – Questo macchinario ci permette di fare interventi con una sicurezza maggiore per il paziente e accelerare e abbreviare i tempi della procedura”.

    “Questo strumento garantisce una migliore qualità degli interventi e permette anche di ‘addestrare’ i nuovi medici e specializzandi alle nuove tecnologie – è invece l’idea di Eugenio Gaudio, rettore dell’Università La Sapienza – Ringraziamo la Fondazione Roma per questa sensibilità nei confronti dell’assistenza alla sanità e anche dell’Ateneo, che ha l’obbligo di formare i nuovi medici del Terzo millennio, che dovranno essere in grado di affrontare le sfide del futuro”.

    A chiudere gli interventi è Emmanuele F.M. Emanuele, presidente della Fondazione Roma, che dichiara: “Sono grato a questa struttura pubblica per avermi consentito di dare in tempo rapidi una risposta ai bisogni dei malati, una risposta nel campo della salute, ambito nel quale lo Stato da tempo si è ormai ritratto. Siamo lieti di avere potuto donare questa tecnologia avanzata al Policlinico Umberto I. Lo pone in Italia ai primi posti nella risposta a patologie sempre più diffuse come quelle cardiovascolari”.

    Con Heart Navigator sono già state impiantate con successo 12 valvole aortiche, 5 valvole mitrali, 2 reducer in seno coronarico per il trattamento dell’angina refrattaria, 5 device per la chiusura di forame ovale e un device per la chiusura di auricola atriale sinistra in paziente fibrillante ad alto rischio trombotico. Infine, il nuovo angiografo digitale riduce del 50% l’emissione delle radiazioni ionizzanti, con netta riduzione del rischio di cancerogenesi per i pazienti e per gli operatori.

    In collaborazione con AdnKronos