Vaccini, antibiotici e farmaci oncologici: i risultati di un’indagine sulla percezione degli italiani

L'appuntamento ha riunito clinici, rappresentanti di istituzioni, società scientifiche e associazioni per discutere di innovazione in medicina, di gestione sostenibile delle cronicità e delle priorità globali della sanità pubblica

Pubblicato da Kati Irrente Giovedì 22 marzo 2018

Vaccini, antibiotici e farmaci oncologici: i risultati di un’indagine sulla percezione degli italiani
via Pixabay / foto

Da un’indagine svolta da Istituto Piepoli e presentata a ‘Inventing for Life – Health Summit’, evento organizzato a Roma da Msd Italia all’Auditorium di Confindustria, possiamo avere un quadro d’insieme di quale sia la percezione degli italiani sull’uso di vaccini, antibiotici e farmaci oncologici. Se per gli italiani l’accesso ai farmaci innovativi non è in genere una priorità, la percezione cambia se si parla di farmaci oncologici. A preoccupare, poi, c’è il fatto che la maggior parte degli italiani non conosce il pericolo dell’antibiotico-resistenza, mentre passi in avanti sono stati fatti per quanto riguarda la giusta informazione a proposito dei vaccini e della loro importanza per mantenere ‘l’immunità di gregge’.

L’appuntamento ha riunito clinici, rappresentanti di istituzioni, società scientifiche e associazioni per discutere di innovazione in medicina, di gestione sostenibile delle cronicità e delle priorità globali della sanità pubblica in modo da presentare al prossimo ministro della salute un’agenda quanto più completa possibile.

Dall’indagine sulla percezione degli italiani emerge che non ritengono sia importante l’accesso tempestivo ai farmaci innovativi, a meno che non si parli di farmaci anti-cancro: il 29% ritiene infatti la ricerca scientifica come priorità sulla quale si dovrebbero concentrare gli sforzi del Servizio sanitario nazionale, ma appena l’8% considera prioritario garantire l’accesso ai farmaci innovativi in tempi rapidi, mentre il 97% considera importante, per un paziente oncologico, poter usufruire delle nuove terapie.

Stefano Vella, presidente dell’Agenzia Italiana del farmaco commenta così i risultati: “L’attenzione verso il cancro è grande, perché è una malattia che fa molta paura. Oggi ci sono delle novità, sia farmacologiche sia culturali, perché abbiamo capito meglio come affrontarlo, in modo diverso rispetto al passato. Dobbiamo investire in ricerca, capire il motivo delle malattie, e lo possiamo fare attraverso una sinergia trasparente tra pubblico e industria farmaceutica. Poi – ha aggiunto – esiste anche un problema di prezzi, dobbiamo capire come gestirli affinché nel futuro siano equi e permettano a tutti di accedere alle novità. Dobbiamo trovare anche dei sistemi di compartecipazione della spesa e proteggere il nostro sistema universalistico. Dobbiamo lavorare su nuovi farmaci e – ha concluso – valutarne l’effettivo impatto sulla salute”.

Non a caso, la patologia che costa di più al nostro Ssn, secondo gli intervistati, è il cancro (66%, contro il 18% del diabete e il 19% delle malattie cardiovascolari ), e sempre il cancro viene percepito come il “nemico numero 1”: il 72% considera infatti i tumori la sfida prioritaria per la sanità pubblica, mentre sottovaluta l’impatto di patologie come il diabete (che solo il 13% considera meritevole di investimenti), delle malattie infettive (2%) e della prevenzione vaccinale (2%).

Una percezione, hanno osservato gli esperti, che non trova conferma nei fatti, poiché in Italia, dove 1 persona su 5 è over 65, le patologie croniche incidono in maniera decisamente significativa a livello di costi.

Dall’indagine è emerso inoltre come un italiano su due non sappia cosa sia l’antibiotico-resistenza, solo il 32% la ritiene un problema molto preoccupante, a fronte di un 86% che vede nelle infezioni ospedaliere un’emergenza di sanità pubblica. E al proposito è intervenuto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha commentato: “L’antibiotico resistenza è uno dei problemi più grandi che abbiamo. Si tratta della vera sfida globale, la prima causa di morte. Uno degli aspetti più importanti – ha osservato – è la capacità di creare una rete di informazione, attraverso anche una sensibilizzazione sull’uso degli antibiotici, sulla prevenzione delle infezioni ospedaliere e sul tema di igiene pubblica”.

Per quanto riguarda i vaccini è intervenuto Roberto Burioni, ordinario di microbiologia e virologia all’Università Vita-salute San Raffaele di Milano: “Abbiamo messo a punto vaccini, sicuri efficaci e gratuiti che però vengono rifiutati da tante persone Oltre a sviluppare farmaci dobbiamo comunicare – ha ribadito il luminare – che è diverso da informare: significa non solo comunicare dati convincenti, ma farlo in modo convincente, cioè adeguato ai nuovi mezzi di comunicazione che utilizzano internet. Siamo noi che dobbiamo adattarci ai nuovi modelli di comunicazione che hanno una potenza notevolissima e che dobbiamo usare a fin di bene. Da questo punto di vista – ha aggiunto – chi non utilizza i mezzi di comunicazione moderni, perde. Abbiamo avuto come comunità scientifica un momento di difficoltà perché non abbiamo capito quanto importanti siano i social network e questo nuovo modo di comunicare le cose”.

Per quanto riguarda l’uso dei ‘big-data’ in sanità, gli italiani non si fidano ancora ad autorizzare l’uso dei propri dati sanitari privati, nonostante il grande potenziale di questa risorsa per migliorare la gestione della complessità nel futuro della sanità. A patto che non si perda di vista la centricità del paziente, esigenza che emerge fortemente anche dall’indagine. Il 39% degli intervistati, infatti, reputa che i pazienti non siano adeguatamente ascoltati e considerati nelle decisioni del Ssn e l’84% sostiene che l’offerta di servizi sanitari in Italia non sia distribuita in modo omogeneo ed equo. Ad ogni modo l’89% degli intervistati crede che la telemedicina possa essere d’aiuto per i pazienti cronici.

Al centro dell’interesse delle istituzioni deve esserci il paziente, dichiara Nicoletta Luppi, presidente Msd Italia, così come è importante l’invecchiamento attivo della popolazione, la gestione della cronicità e dell’innovazione tecnologica, “che deve costituire un asset vincente e non un problema per quello che è il nostro straordinario sistema sanitario. Il segreto – puntualizza – sarà quello di continuare a lavorare tutti insieme per portare innovazione per generare ancora più vita, perché la vita non è mai abbastanza”.

“Il nostro compito come industria farmaceutica – chiarisce Luppi – è quello di continuare a investire in ricerca e sviluppo, consolidando il ruolo di partner delle istituzioni, del mondo scientifico e delle associazioni di pazienti, per offrire farmaci e vaccini innovativi e servizi di valore come quelli sviluppati in ambito digitale e della tecnoassistenza. A livello globale, siamo in prima linea nella lotta a vere e proprie emergenze sanitarie, come il cancro, l’Hiv, l’epatite C, ma anche nella prevenzione e controllo delle epidemie, con i nostri vaccini e gli antibiotici, o nella gestione delle patologie croniche come il diabete. Crediamo che il valore del nostro lavoro sia legato alla possibilità per i pazienti di accedere tempestivamente alle terapie innovative, con un giusto riconoscimento all’investimento in ricerca e sviluppo, ma nel rispetto della piena sostenibilità del Ssn”.

In collaborazione con AdnKronos