Vaccini, invecchiamento e spesa pubblica: i dati di #generazioneinforma

A Roma l'incontro con gli esperti per parlare di accesso a vaccini, politiche di cura e spesa sociale

Pubblicato da Kati Irrente Mercoledì 20 dicembre 2017

Vaccini, invecchiamento e spesa pubblica: i dati di #generazioneinforma

In un Paese sempre più longevo come l’Italia, dove la speranza di vita è in costante aumento, la salute degli over 65 diventa sempre più importante. Anche perché l’allungamento della speranza di vita non significa di per sé che ci sia una elevata qualità della stessa. L’invecchiamento della popolazione andrebbe anche tutelato meglio puntando sui vaccini e riducendo la spesa pubblica per le cure. Circa un anziano su due soffre di almeno una malattia cronica grave o è multicronico; il 37,7% degli anziani riferisce di provare dolore fisico, in media, una volta al mese e il 23,1% degli anziani ha gravi limitazioni motorie. Di queste tematiche si è parlato alla tavola rotonda #GenerazioneInForma, organizzata da Formiche in collaborazione con Gsk.

Al meeting erano presenti esponenti delle istituzioni, mondo accademico, medici e associazioni. A partecipare alla discussione, fra gli altri, la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco della commissione Finanze; l’onorevole Ignazio Abrignani della commissione Attività produttive, il presidente della commissione Lavoro al Senato, Maurizio Sacconi; la senatrice Maria Rizzotti della commissione Igiene e sanità; Massimo Egidi, professore di Economia e già rettore della Luiss; il direttore di Happy Ageing Marco Magheri; il presidente di ItaliaLongeva Roberto Bernabei e il presidente Enpam, Alberto Oliveti. A moderare la tavola rotonda, Paolo Messa, editore di Formiche. Dai tanti interventi è emerso quanto sia fondamentale “ricordare alla popolazione anziana il proprio diritto alla vaccinazione, uno dei pilastri fondamentali indicati anche dall’Unione europea per un invecchiamento attivo e in salute”.

Infatti ogni anno, in Italia, sono migliaia i decessi per complicanze da influenza e per broncopolmonari di origine batterica, quasi tutti tra gli anziani. La polmonite è ancora la prima causa di morte per malattie infettive nei Paesi occidentali, spesso anche per via di un errato bacino informativo: tra gli anziani, solo uno su tre sa che si può morire di polmonite. Molte vaccinazioni diventano quindi di cruciale importanza, proprio nella popolazione anziana, per la prevenzione di gravi malattie come l’influenza, la polmonite pneumococcica e l’Herpes Zoster (‘Fuoco di Sant’Antonio’).

I vaccini rappresentano uno degli interventi sanitari dal miglior profilo costo-beneficio sul breve e lungo termine. E nell’età adulta e senile – hanno ribadito gli esperti – una corretta immunizzazione risulta di fondamentale importanza. “Le persone anziane non sanno che esistono dei vaccini per poter prevenire delle malattie che, se non evitate, possono portare molto spesso anche alla morte – ha sottolineato il direttore di HappyAgeing Marco Magheri – Oggi le morti per polmoniti batteriche sono più numerose delle morti per incidenti stradali, eppure nessuno lo sa”.

Dal meeting è stato ribadito quanto sia basilare intervenire tempestivamente sulle politiche di invecchiamento della popolazione, per escludere risultati disastrosi nel prossimo futuro. Da questo punto di vista, il territorio è un “anello mancante”, ha osservato il presidente Enpam Alberto Oliveti, che ha ricordato quanto “la medicina di prossimità sia inapplicata, aumentando l’onere di lavoro degli ospedali”. Oliveti ha suggerito poi l’istituzione di “unità di cure territoriali”, ovvero “dei team multidisciplinari che abbiano la funzione di intercettare il bisogno laddove scaturisce quando c’è una riacutizzazione”.

Cure che potrebbero essere svolte a casa come ha evidenziato Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, che ha ribadito come “il trattamento appropriato di un malato cronico in residenza apposita, o a domicilio, costa da un settimo a un decimo rispetto a un ricovero ospedaliero”, e che soprattutto la persona si “trova in un ambiente idoneo ai sui bisogni, e non è abbandonato a sé stessa”. Per Sacconi, sul piano della prevenzione, sarebbe opportuno che il Fascicolo sanitario elettronico diventi “uno strumento generalizzato e consapevole per la partecipazione della persona al proprio benessere”, anche a beneficio del Ssn che ne “ricaverebbe algoritmi di intervento mirati, grazie alla veloce elaborazione di big data che accompagnerebbero la persona verso scelte di prevenzione responsabili”.

Infine, ha ricordato Magheri, “l’invecchiamento in salute è minato anche da condizioni di solitudine. Gli anziani sono sempre più soli e a rischio di depressione e marginalizzazione sociale, in preda a una ‘cultura dello scarto’. Sempre più persone vendono la propria casa per potersi pagare le cure mediche o sostenere figli e nipoti in difficoltà economica”. “Una condizione di infelicità, ha ribadito Donatella Alesso (Federazione italiana medici di famiglia), “che porta i malati a lasciarsi andare e anche a risparmiare sulle cure. Occorre investire molto di più sul territorio, creare centri specializzati e tendere sempre di più verso una medicina personalizzata”, conclude.

In collaborazione con AdnKronos