Chi sono gli Hezbollah? Storia e obiettivi del movimento politico-militare libanese

Chi è Hezbollah, quali obiettivi si pone? Perché alcuni Paesi hanno inserito il movimento tra le organizzazioni terroristiche? Scopriamo cos'è questo «Partito di Dio», perché è nato, qual è il programma politico. E poi quali sono le relazioni internazionali: chi sono i suoi nemici e perché combatte l'Isis (e vuole concedere diritti alle donne)

Pubblicato da Francesco Minardi Venerdì 3 novembre 2017

Chi sono gli Hezbollah? Storia e obiettivi del movimento politico-militare libanese
La marcia di Hezbollah in occasione dell’undicesimo anniversario della fine della guerra con Israele del 2006 / Ansa

Quando si parla di guerre in Medio Oriente, terrorismo, Libano, Israele, sentiamo spesso nominare gli Hezbollah. C’è chi li ha bollati come terroristi. Chi li considera sia terroristi, sia potenziali interlocutori politici. Come si evince dalla storia di questo movimento libanese, nato come resistenza anti-israeliana nel 1982, si tratta di un fenomeno complesso, che va analizzato a fondo. Hezbollah è nato come milizia militare (lo è tuttora, e sempre più potente). Ha marchiato Israele e Stati Uniti come il Nemico e si è reso protagonista di attentati. Il primo di tutti, andando indietro nel tempo fino all’ottobre del 1983, fu il duplice attacco dinamitardo che causò la morte di 241 marines statunitensi e 56 soldati francesi.

Ma Hezbollah non è solo un gruppo di soldati che vanno in battaglia: è anche un movimento politico che gode di un ampio consenso tra i libanesi, e si pone come obiettivo la formazione di uno Stato moderno, democratico e laico, dove vadano riconosciuti anche i diritti alle donne. Hezbollah, che significa, letteralmente, «Partito di Dio», non ha inoltre nulla a che fare con gruppi di fondamentalisti islamici come Al Qaeda e Isis. Contro l’Isis, tra l’altro, ci combatte, in Siria, appoggiando le forze governative di Assad. E poi c’è un altro aspetto da considerare: non tutti i Paesi del mondo considerano Hezbollah un movimento esclusivamente terroristico. Forte la discrepanza, come vedremo, delle posizioni di Usa e Israele rispetto a quelle dell’Europa. Vediamo di analizzare la questione Hezbollah, partendo dalla storia e dal manifesto politico, arrivando alle relazioni internazionali e alla questione terrorismo.

La storia di Hezbollah

Hezbollah è un partito politico del Libano, di ispirazione musulmana sciita, con una potente ala militare. Nacque nel giugno 1982 come braccio armato durante l’invasione di Israele del Libano meridionale e la conseguente guerra civile. L’organizzazione è nata come resistenza anti-israeliana, «con lo scopo preciso di contrastare l’egemonia di Tel Aviv, a vantaggio della popolazione del paese dei Cedri, senza alcuna distinzione di religione, confessione e razza a vantaggio della popolazione del paese dei Cedri», come spiega Pietro Longo, giornalista della rivista Eurasia, esperto di geopolitica e arabistica. L’organizzazione, ispirata all’Ayatollah Khomeini, padre della rivoluzione iraniana, ebbe subito l’appoggio del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica. L’Iran inviò un consistente aiuto militare ed economico al movimento. L’alleanza con l’Iran è rimasta molto solida. Tre gli obiettivi di partenza: la fine di ogni potenza imperialista in Libano (riferimento in particolare a Israele), sottoporre le Falangi Libanesi (movimento cristiano-maronita) “a una giusta legge e portarli a processo per i loro crimini”, e dare al popolo la possibilità di scegliere “liberamente il sistema di governo”. Il nemico numero uno di Hezbollah è da sempre Israele. I leader del movimento combattono «l’entità sionista, costituita sulle terre strappate ai loro proprietari palestinesi», sottolinea Longo. L’altro acerrimo nemico, in quanto sostenitore di Israele, è l’America “imperialista”.

Chi è il leader di Hezbollah?

Hassan Nasrallah è il segretario del partito e gruppo militare sciita. Nasrallah è diventato leader del movimento nel 1992, dopo l’uccisione (insieme alla moglie e alla figlia), da parte degli israeliani, del vecchio capo Abbas al Musawi. Con Nasrallah, Hezbollah ha accresciuto la sua potenza militare, diventando un avversario sempre più pericoloso per l’esercito israeliano nel Libano meridionale.

Hezbollah leader Sayyed Hassan Nasrallah
Hezbollah: il leader Sayyed Hassan Nasrallah / Ansa

Il programma politico di Hezbollah

Hezbollah, nato come semplice milizia armata per difendere il Libano dagli invasori israeliani, si è evoluto in un modello di organizzazione socio-politica basata su istanze islamiche, diventando presto un partito politico. Alleato con il regime siriano di Assad, fa parte della Mezzaluna Sciita, alleanza politico-militare (di cui sono parte anche Iran e Iraq) che si oppone ai tre nemici comuni: Israele, Stati Uniti e (oggi) Isis. «Nel primo Manifesto redatto dal padre putativo del movimento, l’Imām Faḍl Allāh – spiega Longo – si afferma che uno degli scopi del movimento è la costituzione di uno Stato islamico in Libano, come patria per tutti i musulmani». Sul modello dello Stato Islamico realizzato in Iran con la guida suprema Khomeini, da imitare per tutti gli sciiti. In questo testo, risalente nel 1985, si legge che Hezbollah «si prefigge di colpire il male alle sue radici e che esso è incarnato dagli Stati Uniti». E che Israele è considerato nemico non perché è la religione degli ebrei, ma per l’egemonia imposta nella regione in cui è stato fondato lo Stato, a discapito dei palestinesi. Nel programma politico ed economico iniziale, Hezbollah si pone un progetto protezionista e assistenziale, basato sulla tutela di diritti fondamentali come sanità, istruzione, lavoro, sanità e sicurezza sociale.

LEBANON HEZBOLLAH CELEBRATIONS
Supporters di Hezbollah festeggiano la fine della guerra dei 34 giorni del 2006 contro Israele / Ansa

Il secondo Manifesto di Hezbollah

La svolta, anche a livello mediatico e comunicativo, arriva nel 2009, con il secondo Manifesto di Hezbollah. Si tratta di un lungo progetto politico che detta le linee guida del movimento. In Italia è stato tradotto dal sito Eurasia-Rivista (la pagina non è attualmente disponibile ma il testo, con prefazione dello studioso Pietro Longo, è stato riportato integralmente su questo sito. Ecco i passaggi chiave del manifesto, nato con la consapevolezza, ricorda Longo, che «la via della resistenza e dell’opposizione è in fase ascendente». Tre anni prima, infatti, si era combattuta la guerra dei 34 giorni, o seconda guerra israelo-libanese, nata da un’operazione militare dell’esercito israeliano per rappresaglia alla cattura di due suoi soldati, il 12 luglio 2006, da parte di militanti Hezbollah. Il conflitto si è risolto a favore del Libano grazie a una risoluzione Onu. Il manifesto rivendica l’importanza della resistenza, «un mezzo nazionale, necessario e continuato, almeno fino a quando continueranno le minacce israeliane e le loro ambizioni di prendere le nostre terre e acque, fino a quando non esisterà uno Stato forte ed efficace ed in presenza di uno squilibrio di potenza tra noi ed il nemico». Ribadisce la posizione verso Israele, «che rappresenta una minaccia eterna per il Libano e un reale pericolo per il paese a causa delle sue ambizioni storiche nella terra come in acqua. Inoltre il Libano è considerato un modello di convivenza tra i seguaci delle religioni monoteiste in una formula unica che è in contrasto con l’idea di Stato razzista espressa dalla entità sionista». Ribadisce anche l’astio verso gli Stati Uniti (auspicando maggiore dialogo con i paesi europei): «L’obiettivo centrale dell’egemonia americana consiste nel dominare a tutti i livelli le nazioni: politicamente, economicamente, culturalmente o attraverso il saccheggio delle loro risorse, soprattutto del petrolio (che è il principale strumento di controllo dell’economia internazionale). (…) Per raggiungere questo obiettivo, gli USA hanno fatto ricorso a diverse politiche generali e strategie operative, tra cui, fornire all’entità sionista tutti i tipi di garanzie di stabilità in quanto base avanzata e pilastro per il progetto di egemonia degli Stati Uniti che mira a disintegrare la regione (…). Questo le consente di svolgere il ruolo di ghiandola tumorale che esaurisce le capacità della comunità musulmana, neutralizza le sue capacità e disperde le sue aspettative e speranze».
Critica il regime politico confessionale del Libano, auspicando «una vera democrazia», con «una rappresentanza parlamentare corretta e giusta», con l’applicazione della legge «senza distinzione di religione, provenienza geografica ed orientamento politico»: «Il principale problema del sistema politico libanese (…) è il confessionalismo politico. L’istituzione del regime su base confessionale costituisce di per sé stesso un forte ostacolo al raggiungimento di una vera democrazia, in cui la maggioranza eletta possa governare e la minoranza elettorale possa opporsi, aprendo la porta ad una corretta circolazione di potere tra l’adesione e l’opposizione o fra le diverse coalizioni politiche. Perciò l’abolizione del settarismo è una condizione fondamentale per una vera democrazia. (…) Tuttavia, fino a quando i libanesi non riusciranno a raggiungere attraverso il dialogo nazionale questo significativo risultato – cioè l’abolizione del confessionalismo politico – e dato che il sistema politico in Libano si basa su fondamenta confessionali, la democrazia consensuale rimane la base fondamentale per la governabilità del Libano».

La visione dello Stato di Hezbollah

Il manifesto riassume in 17 punti (che sintetizziamo) lo Stato ideale (laico e più moderno) che punta a costruire Hezbollah il giorno che dovesse vincere le elezioni della Repubblica parlamentare libanese. Uno «Stato che preserva le libertà pubbliche e offre l’ambiente adatto per metterle in pratica (…) sulla base di istituzioni moderne (…) Che si impegna nell’applicazione delle leggi nei confronti di tutti i suoi cittadini senza distinzione di religione, provenienza geografica ed orientamento politico, in un quadro di rispetto delle libertà e di giustizia verso i diritti e i doveri dei cittadini. (…) Che garantisce una rappresentanza parlamentare corretta e giusta, che non può essere ottenuta se non attraverso una legge elettorale moderna che consenta agli elettori di scegliere i propri rappresentanti (…) Che si affida a persone dalle capacità qualificate e senza pregiudizi a prescindere dal loro credo religioso (…) Che gode di una autorità giudiziaria indipendente (…) Che basa la sua economia principalmente sui settori produttivi e lavora al loro consolidamento, soprattutto quello agricolo e industriale, (…) che si preoccupa per il suo popolo e opera per fornirgli servizi adeguati: istruzione, cure mediche, alloggio, benessere, combattendo la povertà, offrendo opportunità di lavoro (…) Che opera per consolidare il ruolo delle donne a tutti i livelli (…) che ha a cuore l’istruzione e lavora per rafforzare le scuole ufficiali e l’Università Libanese a tutti i livelli». Il Manifesto auspica infine una collaborazione con l’Europa, a patto che si mostri più indipendente dai nemici Usa e Israele.

Donne libanesi sostenitrici di Hezbollah
Donne libanesi sostenitrici Hezbollah / Ansa

Il ruolo della donna con Hezbollah

Hezbollah, rispetto ad altri movimenti islamici più estremi come Al Qaeda e Isis, si è mostrato laico e aperto alle donne. Ribadiamo uno dei punti dello Stato ideale secondo Hezbollah, uno «Stato che opera per consolidare il ruolo delle donne a tutti i livelli nell’ottica di beneficiare delle loro caratteristiche, nel rispetto del loro status». Il movimento ha così conquistato l’appoggio di tante donne. Molte sono attiviste, altre hanno imbracciato addirittura le armi. Anni fa è stato anche realizzato un documentario dal titolo “The women of Hezbollah” (le donne di Hezbollah). Riportiamo qua il video con la prima parte, in lingua inglese.

Interessanti anche le dichiarazioni rilasciate nel 2015 all’Espresso da Rima Fakhri, dirigente dell’ufficio politico del partito. A proposito, tra l’altro, del contrasto di Hezbollah (alleato con Assad in Siria) all’Isis. «Mi creda è nel mio interesse di donna sconfiggere l’Is, perché nell’Islam la donna riveste un ruolo importantissimo. Io sono entrata in Hezbollah quando ero ragazza, 27 anni fa, e da undici anni sono nel consiglio politico del partito, in nome del quale vado in giro per il mondo a rappresentare la nostra causa. Nel nostro movimento ci sono donne in tutte le posizioni, perché per la nostra religione la donna può fare qualsiasi cosa nella vita, ha diritto di ricevere un’educazione, di lavorare nella società e di operare in qualsiasi settore sempre tenendo in considerazione la propria femminilità. Alcune frange di miscredenti come l’Is e il regime dell’Arabia Saudita hanno deformato il ruolo della donna, rendendola schiava. Ed è contro di loro che noi combattiamo».

Hezbollah è un’organizzazione terroristica?

Gli Hezbollah sono terroristi o no? Su questo c’è discrepanza tra paesi come Stati Uniti e Israele da una parte, e quelli dell’Unione Europea dall’altra. Hezbollah è stato classificato in modo assoluto come organizzazione terroristica da Stati Uniti, Israele, Olanda e Canada. L’Unione Europea, nel 2013, ha inserito solo l’ala militare del movimento nella lista dei terroristi. Come specificato su Eur-Lex, il sito dell’Unione Europea che offre la consultazione online gratuita di tutti i testi di legge dell’Unione, in data 26 luglio 2013 il Consiglio ha deciso di includere Hezbollah nell’elenco delle persone, gruppi e entità “che commettono o tentano di commettere atti terroristici, che partecipano alla loro esecuzione o che la facilitano” (Articolo 2, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 2580/2001.) L’Europa continua di fatto a mantenere un rapporto un po’ ambiguo, fatto di critiche e condanne ad atti considerati terroristici, ma anche di tentativi di dialogo con l’ala politica. Non dimentichiamo che Hezbollah combatte l’Isis accanto alle milizie di Assad in Siria. Non è, almeno al momento, interesse dei paesi europei rompere con un potenziale alleato nella guerra al sedicente Stato islamico. Motivo per cui i paesi della Ue, tra cui l’Italia, hanno voluto evitare di mettersi alla pari dei nemici libanesi, Usa e Israele, scegliendo una via di mezzo.

Milizie di Hezbollah in Siria contro l'Isis
Milizie di Hezbollah in Siria contro Isis / Ansa

Sempre a tal proposito sono interessanti le dichiarazioni di Rima Fakhri all’Espresso: «Non siamo dei terroristi, ma un partito che fa parte del governo libanese che combatte i jihadisti, appoggiando militarmente e logisticamente il legittimo presidente siriano Bashar al Assad». La delegata di Hezbollah non ha risparmiato una frecciatina all’Europa, che ha osteggiato per anni il suo movimento e Assad per compiacere Usa e Israele. Ribadendo: «Non c’è motivo né base legale per accusarci di terrorismo, noi abbiamo impugnato le armi contro Israele quando le sue truppe hanno occupato le nostre terre, ignorando le condanne di diverse risoluzioni Onu».

LEGGI ANCHE: DIFFERENZE TRA SUNNITI E SCIITI

I timori di Israele

Negli ultimi mesi è salita la tensione ai confini di Israele, e non è da escludere una nuova guerra. Hezbollah e le milizie sciite presidiano il lato siriano del Golan e, con i nemici alle porte, il presidente israeliano Benjamin Netanyahu teme un’aggressione. Aggressione che, come riporta il Jerusalem Post, potrebbe rivelarsi distruttiva per lo Stato ebraico. Hezbollah, infatti, stando al reportage del quotidiano israeliano, dispone di una potenza militare paragonabile a un esercito vero e proprio. E, ancora, il gruppo possiede un arsenale missilistico forte di 150mila razzi, superiore a quello dei paesi Nato. Razzi, tra l’altro, in grado di raggiungere gran parte del territorio e città come Gerusalemme e Tel Aviv. La strategia di Hezbollah sarebbe quella di lanciare su Israele un migliaio di razzi al giorno, per far collassare la difesa anti-missilistica.

US President Donald Trump visits Israel
Donald Trump e Benjamin Netanyahu consolidano l’asse Usa-Israele / Ansa

Le mosse degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti, ripetiamo, insieme a Israele hanno inserito Hezbollah nella lista dei terroristi, senza distinguere come la Ue tra ala politica e militare. Negli States, a giugno 2017, sono stati arrestati due cittadini americani di origine libanese , accusati di essere vicini all’ala di Hezbollah incaricata di organizzare attacchi terroristici. Secondo Nicholas Rasmussen, direttore del National Counterterrorism Center, l’Intelligence è convinta che «Hezbollah si stia organizzando per operare negli Usa». Gli Stati Uniti, per contrastare il gruppo, stanno pensando di combatterlo anche sul piano finanziario. Il come lo spiegano due giornalisti in un articolo sulla rivista The National Interest . Quattro le strategie: aumentare le sanzioni verso i gruppi criminali, presenti fino all’America Latina, che finanziano Hezbollah tramite attività illecite come il traffico di droga; supportare le forze libanesi che si oppongono a Hezbollah; colpire il sostegno locale a Hezbollah, mettendo in luce le contraddizioni di un’organizzazione che, secondo gli Usa, si spaccia come caritatevole ma si finanzia anche con il traffico di droga; approvare sanzioni mirate a Teheran, principale alleato del gruppo, nonché altro acerrimo nemico degli Usa, colpendo indirettamente i flussi di denaro destinati a Hezbollah.