Dermatite atopica: nuove terapie efficaci disponibili, ma non in Italia

L'obiettivo è dare una speranza agli oltre 8.000 italiani che soffrono di dermatite atopica grave approvando anche in Italia farmaci d'avanguardia già introdotti in altri Paesi

Pubblicato da Kati Irrente Giovedì 26 ottobre 2017

Dermatite atopica: nuove terapie efficaci disponibili, ma non in Italia

Lo scorso 19 ottobre si è svolta la prima ‘Giornata nazionale della dermatite atopica‘, a cura di Andea – Associazione nazionale dermatite atopica e promossa in collaborazione con Sanofi Genzyme (divisione speciality care di Sanofi), per portare all’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica l’impatto che questa patologia ha sulla vita dei malati. In Italia si stima siano oltre 35 mila gli adulti interessati da dermatite atopica, e oltre 8 mila presentano la malattia in forma grave. Vivere con la dermatite atopica porta un abbassamento della qualità della vita di questi pazienti, che si ritrovano a dover fronteggiare sintomi evidenti e persistenti, come escoriazioni, lesioni che provocano prurito e infezioni. Il rischio è l’emergere di stati d’ansia, depressione e stress, generati anche dallo stigma sociale.

La dermatite atopica negli adulti compare solitamente intorno ai 30 anni e si manifesta con una tipica dermatite eczematosa sulle zone del collo, il décolleté, il retro delle ginocchia, i piedi, ma anche su viso, cuoio capelluto, mani e avambracci. Il prurito persistente è il sintomo principale che spinge a grattarsi di continuo, peggiorando le lesioni. Il riposo notturno è compromesso: il 36% dei pazienti dichiara di avere disturbi ogni notte.

Le ripercussioni sulla qualità della vita sono serie: più del 60% dei pazienti afferma che il prurito è così intenso da essere insopportabile, per l’86% è presente tutti i giorni. Fattori che incidono anche sulla sfera relazionale e sociale, generando un diffuso senso di frustrazione: più del 50% dei pazienti adulti ha infatti riferito sintomi di depressione o ansia.

Studi recenti hanno evidenziato come la dermatite atopica non sia solo una malattia cutanea, ma una malattia a impatto sistemico, in grado di coinvolgere organi diversi. Il cosiddetto ‘difetto di barriera epidermica’ può essere il punto di partenza per una successiva sensibilizzazione e quella che è definita ‘marcia atopica’: una proporzione consistente delle persone con dermatite atopica, infatti, sviluppa asma, rinite allergica o poliposi nasale nel corso della vita.

“Malattie in apparenza molto diverse tra loro sono oggi messe in stretta correlazione grazie alla scoperta di meccanismi biologici che le accomunano e che scatenano l’infiammazione alla base – osserva Walter Canonica, direttore del Centro medicina personalizzata asma e allergologia, Humanitas University & Research Hospital – Questa scoperta potrebbe essere un punto di partenza per il lavoro di un tavolo multidisciplinare, il cui obiettivo possa essere la costruzione di un processo di decision-making informato e l’avvio di nuove strategie per definire i più appropriati percorsi di cura e gestione di questi pazienti”, conclude.

“La qualità della vita di questi pazienti oggi potrebbe migliorare sensibilmente grazie a nuove terapie risultate efficaci sia sulle manifestazioni cutanee della malattia sia sul prurito – spiega Giampiero Girolomoni, professore ordinario di Dermatologia e venereologia, Università di Verona – Scienza e ricerca negli ultimi 10 anni hanno fatto grandi progressi individuando l’origine patogenetica della dermatite atopica e consentendo di sviluppare soluzioni terapeutiche mirate e utilizzabili nel lungo periodo. Le nuove terapie offrono il vantaggio di non avere effetti collaterali, sono efficaci a lungo termine, non causano interazione con gli esami di laboratorio”.

E’ già disponibile negli Usa e in Francia una terapia (approvata dell’Ema) che per la prima volta è in grado di restituire una vita a queste persone – ricorda Mario Picozza, presidente dell’Associazione Andea – Mesi fa abbiamo sollecitato l’Aifa affinché si pronunciasse rispetto a un accesso precoce a queste terapie, ma purtroppo, a oggi, non abbiamo ricevuto alcun riscontro”.

Un mancato riscontro da parte dell’Aifa che il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, componente della Commissione Igiene e sanità, ha definito “deplorevole e inaccettabile”, annunciando una “mozione per sollecitare il Governo a intervenire e riconoscere questa malattia come invalidante e a prevedere un supporto economico per le spese che devono affrontare quotidianamente di tasca propria questi pazienti. Spese che arrivano a pesare significativamente sul bilancio familiare”.

“Le persone che vivono questo problema hanno diritto ad avere risposte alla richiesta d’aiuto – conclude Picozza – Questa giornata ci serve anche per porre le basi per la formazione di un Osservatorio che misuri il problema sociale, che sia un punto di raccordo per la gestione e la creazione di informazioni che poi serviranno alle Istituzioni e anche alla comunità scientifica, per capire quali sono le misure da attuare e quanto è grande il fenomeno per aiutare sotto tutti i punti di vista la comprensione della malattia e la capacità del Ssn e dei medici di aiutare i pazienti”.

In collaborazione con AdnKronos