SMA: disponibile un nuovo farmaco per i bimbi malati di atrofia muscolare spinale

Approvato un farmaco della speranza per i bambini colpiti da atrofia muscolare spinale (Sma), grave malattia che indebolisce progressivamente la muscolatura e rappresenta la principale causa genetica di morte infantile.

Pubblicato da Kati Irrente Venerdì 20 ottobre 2017

SMA: disponibile un nuovo farmaco per i bimbi malati di atrofia muscolare spinale

L’atrofia muscolare spinale (Sma) è una grave malattia genetica che colpisce prevalentemente i bambini indebolendo progressivamente la muscolatura e rappresenta la principale causa genetica di morte infantile. Nella forma più grave di questa malattia neuromuscolare, la Sma 1, l’esordio è nei primi mesi di vita se non alla nascita e oltre il 90% dei piccoli, se non trattati, non sopravvive oltre i due anni. La novità è che anche in Italia da qualche settimana è stato approvato un nuovo farmaco che permette una nuova speranza per il trattamento di questa patologia.

Il farmaco della speranza per i bambini colpiti da SMA si chiama Nusinersen, la prima terapia al mondo per il trattamento di questa patologia, che è stato approvato per l’atrofia muscolare spinale causata da mutazioni o delezioni del gene Smn1 situato sul cromosoma 5q1, mentre la Sma-5q è la forma più comune della malattia e rappresenta circa il 95% del totale dei casi di Sma2 (forma intermedia che esordisce dopo i 6 mesi).

Il farmaco era stato distribuito in via compassionevole a circa 130 bambini con la forma più grave di Sma, quella di tipo 1, già da ottobre 2016 grazie all’intervento di Biogen. Con l’approvazione del governo e con l’autorizzazione all’immissione in commercio concessa dall’agenzia del farmaco Aifa, ora tutti gli italiani affetti dalla malattia (circa 850) potranno sottoporsi alla cura: “I risultati clinici confermano l’efficacia e la sicurezza del farmaco in un ampio spettro di pazienti affetti da Sma, con miglioramenti significativi nello sviluppo motorio e nella riduzione del rischio di morte nei bambini”, sottolinea Eugenio Mercuri, dell’Unità operativa complessa di neuropsichiatria infantile, Policlinico universitario Gemelli di Roma.

L’approvazione del farmaco si basa in gran parte sui risultati di alcuni studi, tra cui i dati definitivi dello studio Endear (per la Sma a esordio infantile) e i dati ad interim dello studio Cherish (per la Sma a esordio tardivo), che hanno dimostrato un’efficacia “clinicamente e statisticamente significativa e un profilo beneficio-rischio favorevole”. Inoltre i dati dello studio in aperto Nurture, ottenuti nei piccoli pre-sintomatici con diagnosi genetica di Sma e con possibilità di sviluppare Sma di Tipo 1, 2 o 3, sono stati fin da subito chiari e promettenti, commenta Mercuri: “Tanto che per la prima volta si è deciso di interromperli prima del termine, per permettere a chi si trovava nel gruppo placebo di ricevere il trattamento”.

L’esperienza italiana è pubblicata sulla rivista ‘Neuromuscular Disorders‘. “Abbiamo collaborato con le associazioni per rintracciare le famiglie – racconta Mercuri – e ci siamo trovati davanti a una popolazione che andava da bimbi piccoli a ragazzi più grandi che erano completamente paralizzati e attaccati a un ventilatore. E’ stata una sfida, ma i 5 centri coinvolti (Gemelli e Bambino Gesù di Roma, Centro Nemo di Milano e di Messina e Gaslini di Genova, ndr) hanno fatto squadra, hanno comunicato in trasparenza con le famiglie, ed è andata bene”. I risultati ottenuti “portano a ritenere che l’introduzione del trattamento determinerà un’evoluzione nella storia naturale della Sma, in termini di riduzione della mortalità e ridotta perdita progressiva delle funzioni motorie”, evidenziano gli specialisti. “Si apre la strada alla definizione di nuovi standard di cura, la cui applicazione richiederà la messa in campo di risorse per la formazione dei centri che faranno la terapia”.

L’evoluzione della malattia resta però ancora da studiare: “Con la terapia non otteniamo gli stessi risultati in tutti. Ma anche non perdere una sola attività è importante, riuscire a rallentare o stoppare la corsa della malattia. Abbiamo potuto osservare per la prima volta che i punteggi clinici dei nostri pazienti cominciavano a salire”, spiega Mercuri.

Come funziona il farmaco? Si somministra per via intratecale, tramite puntura lombare direttamente nel liquido cefalorachidiano attorno al midollo spinale, sito della degenerazione dei motoneuroni causata da livelli insufficienti della proteina Smn nei pazienti affetti da Sma. “Nusinersen è un oligonucleotide antisenso, un frammento di Dna che agisce mascherando in modo specifico un elemento presente a livello del gene Smn2 residuo e aumentando la produzione di proteina Smn completa”, spiega Enrico Bertini dell’Unità di malattie neuromuscolari e neurodegenerative dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.

“Questi risultati – conclude Giuseppe Banfi, amministratore delegato di Biogen Italia – regalano nuove speranze a una comunità che finora non aveva trattamenti approvati per combattere la perdita della funzione motoria nel tempo. Al contrario, oggi vediamo neonati e bambini che, grazie a questo farmaco, si siedono, gattonano, possono alzarsi in piedi e camminare”.

Daniela Lauro, presidente nazionale dell’associazione Famiglie Sma, commenta così la novità: “E’ tempo di festeggiare. I risultati clinici ci fanno sperare che con il nuovo farmaco, associato a una corretta gestione della malattia, la storia naturale della Sma non sarà più la stessa”. “Ogni genitore che ha ricevuto una diagnosi di Sma ha sempre pensato che l’arrivo di questo giorno fosse lontanissimo – riflette Lauro – Ma il sogno si è realizzato. Abbiamo un farmaco che ci aiuterà a gestire le difficoltà della malattia. Non è la cura con la C maiuscola, però permette ai pazienti di avere una vita quotidiana diversa da quella prevista fino a pochi mesi fa. Anche poter guidare una carrozzina, girarsi autonomamente nel letto, aver meno bisogno dei macchinari per respirare è un successo. Come lo è per una madre sentire di nuovo la parola mamma”.

Quello raggiunto non è solo un traguardo, avverte Lauro: “E’ l’inizio di un percorso che prevede molte altre tappe da raggiungere”, come arrivare a una diagnosi sempre più precoce, fino a una riorganizzazione dei centri in vista dell’avvento della nuova terapia.

In collaborazione con AdnKronos