Chloe Ayling, modella rapita a Milano: cosa non torna nella sua ricostruzione

Stordita, sequestrata per essere venduta all'asta. All'improvviso la liberazione perché c'è stato un errore di persona. E poi: le scarpe acquistate con il rapitore

Pubblicato da Alessandro Pignatelli Lunedì 7 agosto 2017

Chloe Ayling, modella rapita a Milano: cosa non torna nella sua ricostruzione

.Chloe Ayling

Chloe Ayling, la modella inglese rapita in Italia: il suo caso ha tutto ciò che serve per prendersi le prime pagine dei giornali. Specialmente in estate. Il lieto fine – niente vendita in rete, a casa sana e salva – non fa che dare fiato ai complottisti, a coloro che sempre e comunque non credono alle storie con punti oscuri. In questo caso, però, qualcosa che non torna c’è davvero. Andiamo a esaminare i punti oscuri.

Iniziamo proprio dalla fine. Il carceriere pentito dopo una settimana libera la ragazza, la porta al consolato britannico di Milano e si fa addirittura arrestare. Come in un film, dove il bene vince quasi sempre sul male. Lui, il polacco Lukasz Herba, 30 anni, delle Midlands occidentali, aveva chiesto all’agenzia della modella – molto quotata, con 165mila follower su Instagram – un riscatto di 300mila bitcoin perché la ragazza non venisse messa all’asta. Cosa è scattato nella testa del carceriere per liberare Chloe dopo una settimana?

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L’avrebbe rilasciata dopo aver scoperto che aveva un figlio. Secondo le regole del ‘Black death group’, che si occupa di traffici illeciti in rete – una madre non deve mai essere rapita. Il polacco avrebbe dunque dovuto riparare a un errore dopo che il suo capo lo aveva rimproverato furiosamente. Le contraddizioni: Lukasz dice a Chloe che non può più liberarla perché qualcuno ha già dimostrato interesse per lei, ma poi la porta al consolato a condizione che non indaghi sul rapimento. O meglio: Chloe avrebbe dovuto dire solo alcune cose alla stampa, non parlando mai del gruppo visto che non era stata trattata male.

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Sulla modella ci sarebbe pendente una minaccia di morte. Intanto, lei dovrebbe comunque dare all’organizzazione 50mila sterline, in bitcoin. E poi: “Nel momento in cui non rispetterai anche solo uno di questi punti, sarai uccisa”. Finora, effettivamente, la modella inglese ha fatto un racconto a spizzichi e bocconi della vicenda: “Mi ha detto che aveva fatto più di 15 milioni di euro negli ultimi cinque anni. Mi ha spiegato che tutte le ragazze sono vendute nei paesi arabi. Quando l’acquirente è stanco di una ragazza, o la dà ad altre persone o in pasto alle tigri”.

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Riassumendo: il rapimento c’è stato, il tentativo di vendita all’asta pure. L’anestetico sì. Tutte cose provate. Chloe è andata a comprare un paio di scarpe insieme al suo rapitore (perché?). Racconta di almeno cinque sequestratori, mentre agli inquirenti risulta solo Herba con il fratello. I rapitori le hanno fatto un’iniezione all’avambraccio destro, nonostante lei indossasse un giubbino a maniche lunghe, tipo chiodo, di colore rosa. Herba dà alla ragazza un biglietto da visita con indicato un indirizzo mail da contattare per avere informazioni e che avrebbe dovuto veicolare ai mass media per fare pubblicità a Black Death, di cui però ha detto di non parlare.