Pensioni di cittadinanza, quota 100 e quota 41: gli annunci di Luigi Di Maio

Il ministro del Lavoro in audizione alla Camera annuncia: ''Pensione di cittadinanza per chi ha un reddito sotto i 700 euro''

Pubblicato da Kati Irrente Martedì 11 settembre 2018

Pensioni di cittadinanza, quota 100 e quota 41: gli annunci di Luigi Di Maio
/ ansa

Luigi Di Maio prova a rassicurare gli italiani sul tema delle pensioni spiegando che il superamento della Legge Fornero è la priorità del governo Conte e che nella manovra finanziaria in discussione entrerà la quota 100, e si terrà presente la situazione di chi ha maturato una anzianità contributiva di 41 anni. Non solo, dopo l’audizione alle commissioni riunite Attività produttive, Lavoro e Affari sociali della Camera, Di Maio ha chiarito che altro tema su cui l’esecutivo sta lavorando è il taglio delle pensioni d’oro, ossia quelle che superano una certa cifra, e l’introduzione di una pensione di cittadinanza, per chi ha un reddito inferiore ai 700 euro.

Quota 41 e Quota 100

Oltre alla quota 41, che prevede l’uscita dal lavoro e quindi l’entrata in pensione con 41 anni di contributi previdenziali versati a prescindere dall’età anagrafica. La quota 100 è al momento allo studio con almeno 64 anni di età e 36 di contributi e con flessibilità, in più si sta lavorando sull’ipotesi di prevedere ‘sconti’ sugli anni di uscita dal lavoro per le categorie dei lavoratori precoci e delle donne con figli.

PENSIONI APE SOCIAL PER TUTTI

Il governo starebbe anche lavorando all’ipotesi di estendere l’Ape social “per tutti i lavoratori”, attraverso l’istituzione di un Fondo esuberi, sulla scia di quanto già sperimentato con successo ad esempio dalla categoria dei bancari, che dal 2000 può contare su un Fondo esuberi di categoria, completamente finanziato da imprese e lavoratori che ha aiutato l’entrata in pensione di quasi 62.000 lavoratori. Per quanto riguarda le regole di accesso sarebbero le medesime ora previste per l’accesso all’Ape social, con l’unica differenza che a decidere chi ha diritto non sarebbe più l’Inps ma ogni singola azienda insieme ai sindacati.

Tagli alle pensioni d’oro

Per quanto riguarda l’abolizione delle pensioni d’oro, il governo sembra voler tagliare gli assegni troppo alti, ossia quelli che superano i 4 mila euro netti e a cui non corrispondono i relativi versamenti dii contributi previdenziali.